A rimirar le stelle

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Nei giorni scorsi, un amico ha postato su facebook Notte stellata, dipinto di Vincent van Gogh. Conoscevo il quadro ma non so se per il colto e interessante commento che lo accompagnava o per la bellezza del dipinto, ho guardato il quadro con particolare intensità.

Mi tornavano in mente, guardando le stelle che sembravano nascere da vortici impetuosi, i vortici di cui parlò Cartesio, filosofo francese del ‘600. Egli infatti pesava che ogni stella fosse circondata da pianeti che si muovono nei rispettivi vortici e andando di pensiero in pensiero ho ricordato il cielo stellato di cui parla Kant.

Immanuel Kant è un filosofo tedesco, vissuto nel ‘700 che scrisse:<< Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di riverenza sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo il pensiero vi si ferma su: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me>>. Non poteva un cielo stellato non riportare alla mia mente un filosofo che apprezzo molto.

Il filosofo e il pittore non hanno nulla in comune. Kant, filosofo, ha interesse per il cielo perché lo studia, è un interesse scientifico; per il pittore l’arte è un bisogno esistenziale, è un luogo in cui sublima il proprio malessere, anche se non sempre riesce a placarlo.

Kant inizia la sua attività di studioso mosso da interessi scientifici, seguace della teoria newtoniana chiarisce il suo programma nella Storia universale della natura e teoria del cielo con le seguenti parole:<< dedurre dallo stato primitivo della natura, con il solo aiuto delle leggi della meccanica, la formazione dei corpi celesti e l’origine dei loro movimenti>>. Si nota che in Kant non c’è la creatività ispirata e immaginifica di un artista ma solo rigore logico, consequenziale, numerico.

Eppure, in quel “cielo stellato sopra di me” non riesco a vedere solo il filosofo razionalista che cerca di carpire i segreti dell’universo, vedo un uomo ammirato dalla distesa di stelle che forse gli fa pensare all’ottimo geometra artefice dell’universo, per dirlo con le parole di Keplero, o a quanto scrive Newton:<< Questa elegantissima compagine del Sole, dei pianeti e delle comete…>> o forse…no. Forse, osservando il cielo ricordò che Keplero era convinto che nei cieli ci fosse un’armonia di numeri e suoni perché, come pensava anche Pitagora, il Dio non è solo geometra ma anche musico.

Eleganza, armonia, melodia di un coro planetario nascosto, ma l’armonia nascosta è più bella di quella manifesta, tutto ciò era nella mente di Kant mentre ascolta la voce di un altro grande, Galilei che scrive con entusiasmo delle scoperte fatte con il cannocchiale. L’immagine dell’universo che si costruì nell’età moderna, che è quella a cui mi riferisco, era quella di un universo retto da leggi costanti e così si pensava, sarebbe stato per sempre.

Kant, rispetto ai filosofi che lo influenzarono, era convinto che l’universo si potesse guardare non solo con finalità scientifiche ma anche con finalità estetiche. Scrive infatti la Critica del giudizio in cui affronta, tra altri, il problema del bello e del sublime.

Il bello è soggettivo, non obbedisce alle leggi della natura ed esprime un sentimento di piacere. Il sublime, invece, è il sentimento che nasce di fronte ad una grandezza non misurabile, Kant lo spiega così:<< L’immaginazione è posta di fronte ad un abisso, in cui teme di perdere se stessa>>. Sublime è il cielo stellato che ci dà la misura della nostra pochezza di fronte ad esso e nello stesso tempo un sentimento di compiacimento verso la consapevolezza di essere pensiero intelligente, ragione autonoma. Il sublime, poi, è più in noi che nelle cose e manifesta un bisogno degli uomini: il bisogno di infinito.

La tensione verso l’infinito, presente in alcune opere di Kant, anticipa temi cari al Romanticismo che si affermerà in Europa dopo pochi anni.

Noi continuiamo a guardare il cielo stellato, quello che guardammo in una notte d’estate, stesi sulla spiaggia col cuore pieno di speranze e aspettative per il futuro, quello osservato in un’ora che non passava mai o in quell’ora finita troppo presto, quello scrutato con attenzione da bambini per individuare il Grande Carro e il Piccolo Carro e trovare la Stella Polare che ci indicasse la via. Ma le stelle non si curano di noi, stanno a guardare mute il destino degli uomini, indifferenti a tutto si lasciano ammirare nella loro sfavillante bellezza, perse in un immenso blu che rimane sopra di noi.

Gabriella Colistra

3 COMMENTS

  1. “INNO ALLA VITA”

    “”Lo sgomento che proviamo nel contemplare il cielo stellato
    è il medesimo che che si prova di fronte al mistero della vita””

    Tutti, credo, hanno levato gli occhi al cielo sia quando si diffonde
    sereno e stellato ovvero quando ci incombe corrucciato e nuvoloso.
    Senza dubbio, però, la maggior parte degli uomini ama contemplare
    il cielo stellato, perché allora è più facile spaziare
    con i nostri occhi o per mezzo d’uno strumento più perfetto
    le illimitate regioni celesti. Nato sotto il cielo più bello,
    il cielo dell’ “Isola d’Oro”, ho scoperto molto presto la sua
    bellezza; da piccolo avevo paura di uscire di casa la sera,
    ma, poi, diventato più grande, mi sono “affezionato” sempre più
    al mio cielo, al cielo di Sicilia.
    Per questa “tacita amicizia”, spesso mi affaccio la sera alla mia finestra
    o mi allontano dal frastuono e dal vocio degli amici per contemplare il “mio amico”.
    Dopo il periodo di paura e, poi, di fascino, forse per il sopraggiungere in me della maturità, ho stretto sempre più “amicizia” con il “mio amico” ed a “lui” rivolgo i miei “perché”.
    “Da dove vieni – “gli” dico spesso -, perché ci sei, fino a quando ci sarai…?; Che cosa è la “vita”…, tu vivi…?”
    A queste mie domande nessuna voce umana risponde; sola la “misteriosa realtà” mi invita alla sua analisi, per rispondere a me stesso.
    Il cielo che mi sovrasta mi sussurra, ma molto flebilmente che egli ha avuto un’origine,
    che servendoci si consuma e che, infine, con il passare dell’inesorabile tempo, finirà.
    Riflettendo su questa realtà, provo un profondo sgomento, che mi agita e, nello stesso tempo, mi deprime.
    Fiducioso, tuttavia, nella sincera amicizia del mio amico, continuo, durante i nostri silenziosi colloqui, a comunicargli i miei dubbi, ai quali, purtroppo, non sa rispondere.
    Io vivo, sento d’essere di più del banco su cui scrivo, del fiore che oggi offrirò alla mamma, del cardellino che cinguetta sul davanzale della finestra, anche se in questi esseri v’è un crescendo di vitalità che mi affascina e sgomenta, come il cielo stellato, tuttavia non posso credere per me una vita biologica fine a se stessa.
    Io credo, sì, “credo” che son fatto “per conoscer vertude e conoscenza”, come disse Dante, e non per vivere bestialmente.
    Per questo cerco spassionatamente il mio vero valore.
    “Mille difficoltà – disse Newton – non formano un dubbio” ecco perché affronto ogni difficoltà prima di ripiegarmi, sfiduciato, su me stesso.
    Non avendo, però, trovato una risposta soddisfacente su tutta la realtà circostante, smarrito e sgomento per il mistero della vita, ho finalmente trovato il “grande amico”, il Cristo, che mi ha detto: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.
    Ora, certo e soddisfatto di questa trascendente verità, che più di ogni altra mi affascina ed incanta, cerco il modo migliore per illuminare con la verità del mio “grande amico” i fratelli che mi circondano, siano essi bianchi o neri; gialli o rossi…tutte accidentalità superabilissime.
    (Savona, 5 Aprile 1968)
    Michele DI GIUSEPPE

  2. Non so come ringraziarla per il mirabile INNO ALLA VITA che vedo risale al 1968 e che ha deciso di condividere con chi lo leggerà. Il cielo stellato è sempre quello in cui da bambini e da adulti abbiamo cercato risposte ai nostri bisogni esistenziali. Ed è sempre sotto lo stesso cielo che albergano le miserie di alcuni e la feroce protervia di altri; papa Francesco l’ha detto, verrà il giudizio ed ognuno risponderà delle proprie azioni.
    Rileggerò più volte il suo intenso Inno per il quale la ringrazio ancora.
    La saluto con stima e cordialità, Gabriella Colistra

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