
La società del bullo
Il bullismo ha origine da comportamenti aggressivi, per non dire cattivi e prepotenti, orientati a colpire chi è incapace di difendersi perché più giovane, più debole fisicamente e psicologicamente e affonda altresì le proprie caratteristiche e le proprie peculiarità nel piacere e nell’intenzionalità del persecutore di colpire e dominare il suo perseguitato, senza mostrare il minimo di pietà per la sofferenza fisica o psichica della vittima.
Tutto questo è il segnale di un malessere ampiamente diffuso nella nostra società in forte crisi di identità e di valori etici e la conseguenza di tanti anni di buonismo e di mancanza di regole che l’hanno destabilizzata ad incominciare dalla famiglia.
Il bullismo si manifesta sin da quando si è piccoli diversificandosi ed evolvendosi in diverse forme nel periodo della crescita e della formazione dei ragazzi.
Storicamente parlando, bisogna convenire che è sempre esistito, forse ognuno di noi ne è stato vittima o attore inconsapevole.
Il bullismo ha trovato e trova come luogo di esibizione soprattutto la scuola.
Un esempio per tutti l’ “infame” Franti del romanzo Cuore di Edmondo De Amicis.
La scuola, infatti, si mostra non in grado di arginare il clima di permissivismo e di individualismo dilagante nella società ormai in crisi di autorevolezza e forse di credibilità.
Aule allagate, professori presi a pugni e sbeffeggiati, intimidazioni, atti vandalici di ogni tipo, pareti insozzate e imbrattate, studenti seri e studiosi messi alla berlina, alunni che, a volte, mangiano e bevono in classe senza il minimo senso della buona educazione.
Come si fa a uscire dalla società del bullismo ed evitare che la scuola sia la sua culla?
Con una campagna molto forte e convinta in modo da costruire un argine culturale al degrado sociale imperante in molti ambienti.
Le aule devono tornare ad essere palestra di educazione, ma anche strumento per forgiare socialmente e caratterialmente le giovani generazioni.
Gli insegnanti devono avere maggiore capacità di ascolto e maggiore forza interpretativa dei disagi da cui sono attraversati i ragazzi.
Devono riprendere quota e far volare alto il valore della autorità scolastica, il valore delle regole, il valore dell’equilibrio nell’esprimere un giudizio su un alunno, evitando il giudizio tranciante che fa precipitare il ragazzo nelle braccia del bullo.
Orazio diceva: “ Est modus in rebus”.
E’ questo che a volte manca nell’educare le nuove generazioni e impedisce di creare l’argine giusto al fenomeno.
E’ necessario creare un osservatorio sociologico idoneo ad approfondire la conoscenza degli stili di vita e delle problematiche dell’adolescenza, con particolare attenzione ai problemi posti dal disadattamento giovanile e dal continuo, rapido e inarrestabile mutamento della società.
E’ necessario, però, pensare al disadattamento giovanile non a intermittenza, ma in maniera continua investendo nella prevenzione dei fattori che possono incidere negativamente nello sviluppo degli adolescenti e determinare il fenomeno.
Infatti il bullismo altro non è che una nuova forma di devianza che, se non corretta e debellata, può trasformare i bulli in futuri criminali e le vittime in soggetti irrimediabilmente persi.
Il bullismo va scoperto, analizzato e compreso nelle sue diverse forme, perché solo con impegno costante si può favorire il recupero di un clima sereno intorno a chi ne è protagonista attivo o passivo.
Non fare questo significa ritrovarsi una società ricca di prevaricazioni sociali con conseguenze notevoli, a volte irreparabili.
Bisogna mettere in atto meccanismi idonei ad aumentare l’autostima delle giovani generazioni.
Infatti il danno per la perdita dell’autostima dura nel tempo ed induce la persona a perdere fiducia nelle istituzioni creando tensioni di varia natura nei diversi settori della società.
Ecco la necessità di far capire l’importanza del valore del rispetto della vita altrui, l’importanza di tornare ai valori della buona educazione e delle buone regole partendo da quello che è il nucleo essenziale della società, la famiglia.

L’Opinione di Vincenzo Fiore






