Tutto ha origine dalla povertà o meglio da una sorta di “mostro bifronte”, un Giano che condiziona la vita di ogni essere umano, di città piccole e grandi, di Stati e Continenti.

Un mostro che da un lato si chiama povertà e dall’altro avidità.

Guerre, delitti, migrazioni, sfruttamento, mafie, piccoli e grandi soprusi, ingiustizie e sofferenze.

Ma ci sono questioni per certi versi incomprensibili.

In Italia, la soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.

Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.

Potete usare questo link per capire se fate parte di una famiglia italiana assolutamente povera:

https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/soglia-di-poverta

Facendo un esempio, per una famiglia di 3 persone adulte di età non superiore ai 60 anni che vive in un piccolo centro del Sud Italia, la soglia della povertà è di circa 1.060,00 euro/mese.

Pertanto chi vive con meno di questa cifra in un piccolo centro del nostro mezzogiorno, è assolutamente povero!

E sulla base di queste definizioni, in Italia si stima che nel 2018 oltre 1,8 milioni di famiglie abbiano vissuto in povertà assoluta (ovvero con un reddito inferiore alla soglia calcolata col metodo di cui sopra), per un totale di 5 milioni di individui.

Nel 2019 però, fenomeno per certi versi inatteso, sono diminuite le persone in povertà assoluta.

Dopo una crescita inarrestabile, nel 2019 i dati dell’Istat mostrano infatti un’inversione di tendenza rispetto al 2017 e al 2018 quando si è registrato un picco consistente di poveri rispetto ai dati raccolti dal 2005.

Dai dati Istat si evince:

Al netto dell’inflazione registrata nel 2018 (in media nazionale pari a +1,2%), utilizzando, quindi, gli indici 2017 di prezzo nel calcolo delle soglie, l’incidenza complessiva in termini di famiglie sarebbe stata pari a 6,8%. L’intensità della povertà, cioè quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente sotto la linea di povertà in termini percentuali, ovvero “quanto poveri sono i poveri”, si attesta nel 2018 al 19,4% (era il 20,4% nel 2017), da un minimo del 18,0% nel Centro a un massimo del 20,8% al Sud.

Le famiglie in condizioni di povertà relativa nel 2018 sono stimate pari a poco più di 3 milioni (11,8%), per un totale di individui di quasi 9 milioni (15,0%). Rispetto al 2017, il fenomeno si aggrava nel Nord (da 5,9% al 6,6%), in particolare nel Nord-est dove l’incidenza passa da 5,5% a 6,6%. Il Mezzogiorno, invece, presenta una dinamica opposta (24,7% nel 2017, 22,1% nel 2018), con una riduzione dell’incidenza sia nel Sud (da 24,1% a 22,3%) sia nelle Isole (da 25,9% a 21,6%).

INCIDENZA DELLA POVERTÀ ASSOLUTA IN ITALIA NEL 2019

Ma nel 2019 la povertà in Italia registra un calo dopo anni di costante crescita. Nel 2019, infatti, in Italia sarebbero 1 milione e 674 mila le famiglie (per un totale di 4 milioni e 593 mila individui) in condizione di povertà assoluta.

Per meglio comprendere la situazione reale, ricordo che l’incidenza è rapporto tra il numero di famiglie con spesa media mensile per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà e il totale delle famiglie residenti.

Il Sud presenta ancora una volta la situazione più grave, ma nel 2019 migliora più del Nord Italia.

Secondo l’Istat, infatti, l’incidenza della povertà assoluta nel Mezzogiorno è diminuita tra le famiglie, passando dal 10,3% del 2017 all’8,6% del 2019.

Non migliora, invece, la situazione al Nord Italia, dove l’incidenza della povertà assoluta è ancora ferma al 5,8%, il dato più alto fatto registrare dal 2014 al 2019.

Dati decisamente più positivi per il Centro Italia: dopo tre anni consecutivi con un’incidenza al di sopra del 5%, nel 2019 scende al 4,5%.

Tra Nord e Sud, quindi, le distanze sembrano ridursi.

In calo anche il dato sui minorenni in povertà assoluta, che nel 2019 sono 1 milione 137 mila, ovvero l’11,4% contro il 12,5% del 2018. I bambini in povertà assoluta, quindi sono ancora più di uno su dieci.

A recuperare è soprattutto il Centro Italia dove l’incidenza della povertà assoluta tra i minorenni è passata dal 10,1% del 2018 al 7,2% del 2019. Al Sud si è passati dal 15,7% del 2018 al 14,8%.

Più contenuto il calo registrato al Nord: dall’11,2% del 2018 si è passati al 10,7% del 2019.

Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 619 mila nel 2019, con un’incidenza dell’9,7%.

Secondo l’Istat, “oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato”…termine che vorrebbe dire “isolamento sociale” e quindi rabbia da emarginazione.

Ritornando al nostro “Giano”, la faccia della povertà e della conseguente rabbia sociale, ha quindi caratteristiche che sono conseguenza di definizioni iniziali altrimenti non si capirebbe come mai a Bucarest un individuo è considerato sotto la soglia di povertà se guadagna meno di 250,00 euro al mese ed è invece una sorta di “nababbo” se ne guadagno almeno 1.200,00.

Per farla semplice allora tutto dipende da quanto costa lo stesso bene o servizio in Italia e in Romania, il famigerato “costo della vita”.

Sebbene sia facile comprendere che il costo al metro quadrato di un appartamento a Roma con vista sul Colosseo possa essere ben superiore rispetto a quello di una casetta di campagna di un bel paesino collinare della Basilicata, rimane da capire come mai la stessa zucchina costa in Italia circa 1,5 euro al Kg e in Romania pochi centesimi di euro.

E poi l’altra faccia del nostro Giano.

La ricchezza globale, in crescita tra giugno 2018 e giugno 2019, resta fortemente concentrata al vertice: l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, a metà del 2019, detiene più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.

Di contro, la quota di ricchezza della metà più povera dell’umanità – circa 3,8 miliardi di persone – non sfiora nemmeno l’1%.

Il patrimonio delle 22 persone più facoltose nel Mondo rimane ben superiore alla ricchezza di tutte le donne africane.

In Italia, il 10% più ricco continua a possedere oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero dei nostri connazionali.

UN NUOVO PATTO SOCIALE POST COVID-19

La giustizia sociale è la sintesi di un percorso storico-culturale lungo che si è espresso maggiormente solo negli ultimi due secoli.

Questa espressione si sente spesso nei dibattiti politici ma pochi sanno cos’è e cosa significa.

Non è di certo semplice spiegare un concetto che affonda le sue radici nella morale cristiana e si è affermato solo di recente dopo la rivoluzione francese e la nascita dello Stato moderno.

Secondo l’opinione comune, giustizia sociale dovrebbe essere la regola principe di chi governa l’azione politica di un Paese democratico, come questi realizzano praticamente nella vita i tutti i giorni la loro azione di governo sui temi del mondo del lavoro, dell’istruzione, della assistenza sanitaria, del bisogno economico, ecc…

La giustizia sociale, è, secondo una visione moderna, il motore che conduce alla soluzione dei problemi di una società, sulla base di uno scambio tra generazioni in quanto evidente che ogni uomo necessità dell’altro per soddisfare quella serie di bisogni che da solo non potrebbe realizzare.

Tali bisogni sono presenti sin dalla nascita e, inizialmente, si soddisfano grazie all’aiuto dei componenti della famiglia ma, in questa visione di reciproco scambio, si restituiscono nel momento in cui i genitori diventano anziani, quando cioè saranno loro ad avere bisogno dei figli.

Allo stesso modo lo Stato risolve le difficoltà della società, per ricompensarla del sacrificio sopportato nel sostenerlo e alimentarlo anche attraverso la tassazione.

Ma una definizione così utilitaristica della giustizia sociale appare troppo riduttiva.

Non è solamente scambio interessato di favori per la soddisfazione di bisogni più o meno personali quanto, soprattutto, realizzazione delle piene libertà dell’individuo e della uguaglianza di tutti i cittadini (principi questi che hanno segnato la nascita del moderno Stato sociale o Welfare State).

Si tratta quindi di libertà dalla fame, dal bisogno economico, dall’ignoranza, dallo sfruttamento, dalla disoccupazione…dalle soglie di povertà.

La giustizia sociale, che assicura tali libertà, risolve le difficoltà e soddisfa i bisogni delle società che amministra in quanto muove dal presupposto che tutti gli esseri umani hanno uguali diritti e la giustizia implica l’uguaglianza.

Pertanto la giustizia sociale non può essere statica, non può cioè limitarsi a mantenere l’ordine sociale, ma è un concetto dinamico che promuove il cambiamento positivo della collettività, rende accessibili a tutti, i diritti sociali di libertà: pensiero, espressione, religione e associazione, libertà di movimento e in generale d’iniziativa economica.

Compito di una giustizia sociale che possa definirsi tale e vera è in definitiva “uccidere il Giano bifronte”.

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