Un ricordo di Alfred Hitchcock

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Il 29 Aprile 1980  moriva Alfred Hitchcock. 
Il maestro del brivido britannico ha avuto un impatto enorme sull’evoluzione del cinema: dopo di lui i film, non solo noir, non sono stati più gli stessi.

Ognuna delle sue geniali invenzioni sceniche ha influenzato future generazioni di registi.

Come diceva François Truffaut, Hitchcock è un maestro per generazioni di registi e di spettatori – ogni volta che si vede un suo film è come se lo si vedesse per la prima volta, sempre con il fiato sospeso, sempre con piacere di scoprire dettagli nuovi – .


In fondo lo stesso Hitchcock sintetizza il suo lavoro così:

“Non filmo mai un ‘pezzo di vita’ perché tutti lo possono trovare senza alcuna difficoltà a casa loro, nelle strade e anche davanti all’ingresso del cinema. Non c’è bisogno di pagare per vedere un pezzo di vita. Del resto non mi interessano nemmeno i soggetti puramente fantastici, perché è importante che il pubblico possa riconoscersi nei personaggi. Girare un film, per me, significa innanzitutto raccontare una storia. Questa storia può essere inverosimile, ma non deve essere mai banale”.

Hitchcock visse un’infanzia disastrata, con padre severissimo in cui coltivò alcune nevrosi che ci hanno poi regalato opere immortali e con cui abbiamo condiviso il suo amore per le bionde da Kim Novak a Grace Kelly a Tippi Hedren.

Truffaut, racconta che, durante i suoi funerali in chiesa, fra pochi fedeli, selezionati dalla Universal, non c’era la bara che aveva già preso una destinazione ignota e non c’è dubbio che sia stato un gran colpo di scena postumo.

Il 7 marzo del 1979, Hirchcock aveva avuto una grande serata d’onore dell’American Film Institute, ma lui e la moglie, fedele collaboratrice, erano già altrove.

Il maestro era malato e di lì a poco, sapendo che “Frenzy” (di nuovo un film inglese dopo tanti anni…) sarebbe stato il suo ultimo film, fece licenziare tutti i suoi collaboratori e si chiuse nel suo ufficio in attesa, aiutandosi con un poco di vodka, sempre negata.

Il primo comandamento di Hitchcock era far partecipare la platea al corso degli eventi, mettendola al corrente dei pericoli che correvano in modo che ci fosse un processo di identificazione e che il pubblico provasse gli stessi sentimenti e gli stessi incubi, cercando invano di avvertire il protagonista, sempre un uomo ordinario che si trovava in circostanze straordinarie.

Cary Grant e James Stewart, i suoi attori prediletti.

I suoi sono film immortali ed eterni: come disse Cocteau a proposito di Proust, la sua opera continua a vivere come gli orologi al polso dei soldati morti.

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Sono nata a Napoli. Laureata in lettere moderne, ho coltivato fin da ragazza la passione per la scrittura, sempre con un occhio attento agli episodi che si verificavano nella società. Spinta da un amico d’infanzia, ho iniziato a scrivere, partecipato e vinto vari premi letterari con alcune poesie (“a mia madre” e “l’ultimo desiderio”). Sono socia di “Accademia Edizioni ed Eventi”, gruppo di autori ed artisti che con certosina pazienza, danno spazio alla cultura, organizzando anche eventi e contribuendo alla diffusione dell'arte e del talento. Collaboro alla rivista SCREPmagazine con la rubrica ”LEGGIAMO INSIEME”...e non solo...

2 COMMENTS

  1. […]  Alfred Hitchcock, nel 1964 – quando era già lo 007 amatissimo dal pubblico di Licenza di uccidere, 1962, e Dalla Russia con amore, 1963) – gli affidò la parte del protagonista in Marnie (1964), in cui si innamora e sposa una cleptomane (Tippi Hedren) trattandola con selvaggio ardore in una scena molto discussa. […]

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