Un misto di storia e invenzione

112557

Il romanzo storico, il romanzo in cui si vede insieme protagonista la storia e le storie dei protagonisti, è   un genere molto presente nel panorama letterario contemporaneo, genere che continua per fortuna ad affascinarci sia che ci parli del Medioevo che del secolo scorso.

Oggi vorrei presentarvi due romanzi di recente pubblicazione che mi hanno particolarmente colpito per la bravura delle autrici nell’ amalgamare LA STORIA…con L’INVENZIONE in belle pagine di prosa letteraria.

Stefania Auci :  I LEONI DI SICILIA        EDITRICE NORD

Vi confesso che non mi lascio influenzare nelle scelte di lettura dai libri osannati dalla critica o dal pubblico e per questo motivo ho letto “I Leoni di Sicilia” da poco, nonostante sia uscito in libreria da un anno. Naturalmente è stato un innamoramento a prima vista: Ignazio, Giuseppina, la martoriata terra del Sud, la splendida Sicilia, l’odore del mare, la voglia di riscatto, la voglia di vivere e non di sopravvivere, il dialetto siciliano … mi hanno rapito completamente e ho divorato in poco tempo questo meraviglioso romanzo.

La grande Storia (dall’età napoleonica all’unità d’Italia) e la microstoria della famiglia Florio sono ricostruite in modo accurato e documentato e dipingono un magnifico ritratto di Palermo e dei suoi abitanti, con i loro pregi e i loro difetti, allontanando quel comune pregiudizio del sud povero e arretrato, privo di spirito di imprenditorialità e di risorse. Certamente l’autrice fa emergere il grande amore per la sua isola e riesce anche a trasmetterlo a noi lettori che ci aggiriamo con lei nei vicoli di Palermo e nei Palazzi Signorili, nelle botteghe degli Speziali e nelle tonnare. Anche il dialetto siciliano è protagonista (come potrebbe non esserlo in un romanzo storico così accurato?) e ogni parte del libro (che scandisce i gruppi di anni in cui si svolge la storia)è introdotto con un proverbio siciliano ad hoc che spesso sintetizza il senso della storia raccontata. Così  il Prologo ,l’inizio della storia, viene introdotto da “Cu nesci, arrinesci” Chi esce, riesce:  siamo a Bagnara Calabra, il luogo di nascita dei Florio, c’è l’ennesimo terremoto devastante e Paolo Florio prende la lacerante decisione di andarsene con tutta la famiglia a Palermo perché solo andando via poteva riuscire a migliorare la sua posizione e così sarà, anche se a prezzo di grandi sacrifici.

La bravura della Auci non si ferma alla precisa e documentata ricostruzione storica ma raggiunge un’alta vetta nell’immaginare emozioni e sentimenti dei personaggi: amore, odio, passione, disprezzo, dolore, desiderio di riscatto, l’abbassare la testa di fronte alle convenzioni sociali nonostante questo porti all’ infelicità … L’autrice è riuscita a rendere le mille sfaccettature dei protagonisti e ce li ha fatti amare nonostante i loro difetti, i loro errori e i loro pregiudizi. Ci ha regalato due personaggi femminili come Giuseppina e Giulia, così diverse ma così profondamente delineate, così vere, con la loro anima messa a nudo. Gli uomini della famiglia Florio sono tenaci, pronti al sacrificio e guidati dalla voglia di riscatto, dal desiderio di farsi una posizione e farsi largo nella società, anche a costo di ingoiare umiliazioni: riusciranno a realizzare i loro sogni, anche perché “Unn’è u’piso và a balanza. Va bene voi direte, ma la trama? E’ la saga della famiglia Florio e vi consiglio di leggere questo romanzo perché vi farà emozionare e appassionare fino all’ultima riga… (che non sarà l’ultima perché Stefania Auci sta già scrivendo il secondo volume).

Veduta generale di Palermo

Annette Hesse: “L’interprete “   Neri Pozza

Anche il romanzo di Annette Hesse è un misto di storia e invenzione di manzoniana memoria: abbiamo personaggi storici e personaggi verosimili circoscritti in una fetta di tempo ridotta al solo 1963.

Siamo a Francoforte, Germania Occidentale e la giovane Eva Bruhms è preoccupata perché deve presentare il suo innamorato alla sua tranquilla famiglia, che lei ama ma di cui un po’ si vergogna per i suoi difetti e per la differenza sociale con la famiglia del suo innamorato. Trepidante e insicura è pronta ad affrontare questo momento, nella speranza che il suo Jurgen chieda formalmente la sua mano a suo padre. A interrompere il pranzo domenicale è la telefonata del suo datore di lavoro: Eva è interprete di lingua polacca e c’è bisogno urgente di lei. Lei si avvia a malincuore verso la destinazione, convinta di dover tradurre qualche contratto commerciale. Viene portata invece in procura dove scopre di dover tradurre delle testimonianze in tribunale in un processo contro presunti criminali nazisti. Comincia così per Eva un viaggio nel passato recente della Germania e nel suo passato alla fine del quale non sarà più la stessa: scopre l’orrore dei lager, la crudeltà degli aguzzini, il dolore delle vittime, il dolore ed il senso di colpa di chi si è salvato, la rimozione da parte dei tedeschi del passato, i ”Io non sapevo”, “Io non ho visto”, “Io eseguivo solo gli ordini”… Si scontra anche con la reticenza della sua famiglia, con il suo fidanzato che non vuole che lei continui con questo lavoro, ma lei prosegue imperterrita, trascinata da una forza indomabile e dall’eco dei suoi lontani ricordi che le testimonianze dei prigionieri fanno riaffiorare e disposta anche a rinunciare al suo economicamente vantaggioso futuro con Jurgen per poter finalmente spalancare gli occhi sul terribile passato della Germania. Eva è un personaggio verosimile, Eva è la Germania stessa che si risveglia dall’oblio.

L’interprete è un romanzo storico a tutti gli effetti: l’autrice ricostruisce fedelmente la Germania post bellica,  le testimonianze narrate nel romanzo sono la fedele traduzione degli atti del processo di Francoforte tra il 1963 ed il 1965 nei confronti di 22 imputati accusati dei crimini commessi nel  il 1940 ed il 1945. Il processo fu il primo che si tenne di fronte ad una corte tedesca per i crimini commessi ad Aushcwitz e per questo assunse grande importanza: si trattò del primo processo celebrato in Germania di fronte ad una corte di giustizia tedesca per i crimini nazisti nei confronti degli ebrei e delle altre popolazioni perseguitate. Esso costituì un punto di rottura  con l’ inoperosità della giustizia tedesca nel perseguire e punire i crimini commessi dai nazisti e aprì un periodo nuovo nella sensibilizzazione della magistratura tedesca e nell’opinione pubblica nei confronti dei crimini del nazismo.

Francoforte

Annet Hess, con una prosa limpida e ineccepibile, dipinge un nitido affresco storico che riguarda ancora direttamente il nostro presente: ancora oggi c’è chi minimizza, chi vuole dimenticare, chi si ostina a negare quello che è accaduto nella notte più buia dell’umanità. Il romanzo offre l’occasione per una riflessione sulle scelte degli uomini, sulla colpa, l’oblio, il male. Ci regala anche uno splendido personaggio femminile: Eva da fragile e insicura, con l’unico sogno di sposarsi, diventa una donna forte e autodeterminata, decisa ad andare fino in fondo per conoscere la sua storia, la storia e gli errori del suo Paese, pronta a rinunciare agli affetti più cari per un insaziabile desiderio di giustizia. Assolutamente da leggere.

Previous articleCara maturità ti scrivo… (prima parte)
Next article“Il dirupo” di U. Di Stefano
Sono Maria Fiorenza Virgallito, professoressa di italiano e storia in un istituto tecnico. Sono nata a Matera, cresciuta a Torino, vivo da più di trent'anni a Roma: insomma, radici meridionali, rigida impostazione piemontese stemperata da un pizzico di allegra romanità. Convinta di fare il lavoro più bello del mondo, “sempre in trincea” per cercare di far appassionare i ragazzi alla lettura, al cinema e al teatro. Sono una lettrice onnivora e scrittrice sporadica. In realtà sognavo davvero di fare la scrittrice ma poi, come la mia eroina Jo March di "Piccole Donne", ho lasciato il mio sogno nel cassetto e sono diventata per scelta e non per ripiego un'insegnante. Con ScrepMagazine posso far sì che il mio sogno esca finalmente dal cassetto per volare tra le pagine di un giornale di qualità che fa cultura sul web. In fondo il mio motto è "La cultura è il mondo".

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here