Tra Platone e la Genesi

1996

Nell’articolo precedente, si è detto che Filone di Alessandria ha elaborato un modo nuovo di leggere e interpretare le Sacre Scritture, applicando il metodo allegorico all’esegesi dei testi ed unificando in una sintesi originale i concetti della filosofia greca, la visione biblica dell’universo e la religiosità ebraica.

Era nata la “filosofia mosaica”.

Il primo ed innovativo snodo teoretico è costituto dalla concettualizzazione filosofica della dottrina della creazione del mondo.

Nel racconto della Genesi, che è universalmente conosciuto (chi di noi non ne ha memoria?), si legge che “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gn 1,1).

Che cosa significa l’espressione “Dio ha creato”?

Che cos’è la creazione?

Filone per interpretare il racconto biblico utilizza le categorie e le immagini che Platone aveva coniato nel Timeo, uno dei suoi capolavori del periodo della “vecchiaia”, dedicato alla cosmologia, ossia alla spiegazione dell’origine dell’universo.

Il filosofo ateniese aveva inventato la figura del Demiurgo, ossia il Divino Artefice che dava origine al nostro universo, plasmando la materia informe originaria (la “chora”) e modellandola ispirandosi al mondo delle Idee, i supremi Archetipi universali.

Il mondo nasceva, dunque, con la vittoria dell’ordine sul caos, grazie alla sapiente opera del Dio-Demiurgo, il quale, utilizzando i numeri e le figure geometriche conferiva regolarità ed intelligibilità alla materia sensibile.  

La logica del ragionamento filosofico greco ha sempre seguito in modo ferreo “la legge di Parmenide”, ossia dell’impossibilità logica ed ontologica dell’esistenza del non essere. Il puro nulla non può esistere, per cui la materia che il Demiurgo ordina gli preesiste eternamente, proprio come il mondo delle Idee.

Per i greci nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma in una perenne ciclicità.

Per la visione biblica dell’universo non è così: YHWH non è un dio qualsiasi, è il Signore, l’Onnipotente, il Creatore.

Filone trasforma il Demiurgo del Timeo nel biblico Creatore del cielo e della terra.

Il trattato distintivo di Dio è l’agire, il fare:

“Dio non cessa mai di agire. Come è carattere peculiare del fuoco il bruciare e della neve il raffreddare, così è carattere peculiare di Dio l’agire. Egli è per le altre cose principio del loro operare”.

E cosa fa Dio?

Lasciamo parlare direttamente Filone:

“Dio ha prodotto il mondo, la sua opera più perfetta, dal non essere all’essere”.

“Dio, quando generò tutte le cose, non le ha semplicemente rese visibili, ma produsse ciò che prima non era, essendo Egli non solamente Demiurgo, ma anche Creatore”.

I filosofi greci partivano dalla ragione, Filone coniuga insieme ragione e fede. Ciò che per la “fredda” ragione è un assurdo logico e pertanto non può esistere, appare sotto un’altra luce agli occhi della fede.

Gli Scrittori Sacri nella Genesi parlano di un Dio che crea il cielo e la terra; Filone lo ribadisce nel linguaggio dei filosofi: Dio crea il mondo dal nulla – violando dunque la “legge di Parmenide” – portando alla luce un universo che prima non c’era.

Che cosa è cambiato?

Una nuova e diversa esperienza di Dio: YHWH ha creato il mondo, con tutto ciò che contiene, uomini e donne compresi, per atto gratuito di bontà. Ogni cosa che esiste è il frutto dell’azione libera e gratuita di un Dio Personale che, prima di tutto, agisce per amore.

Inspiegabile per la sola ragione, la dottrina della creazione del mondo da parte di Dio ha alla sua radice l’esperienza di una relazione vera e propria, dell’alleanza tra YHWH ed il suo popolo, che spesso i profeti hanno espresso utilizzando metafore sponsali.

Con Filone la filosofia trova il suo compimento/superamento nella rivelazione biblico-giudaica.

Egli apre la strada a quella “grande svolta del pensiero occidentale” (Giovanni Reale) che si realizzerà pienamente con la Patristica cristiana e la Scolastica medievale.

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