The Midnight Sky: George Clooney ultimo uomo sulla Terra

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The Midnight Sky è un film del 2020 diretto ed interpretato da George Clooney.

La pellicola, con protagonisti George Clooney, Felicity JonesKyle ChandlerDemián Bichir e David Oyelowo, è l’adattamento cinematografico del romanzo del 2016 La distanza tra le stelle (Good Morning, Midnight) scritto da Lily Brooks-Dalton.

Trama 

Augustine Lofthouse è un astronomo che vive isolato in una stazione scientifica del Polo Nord. È il 2049, e una serie di cataclismi ha praticamente distrutto la Terra. Augustine, malato terminale, ha scelto di rifugiarsi nell’Artide – unica zona ancora abitabile del pianeta – e di non seguire gli altri esseri umani nei rifugi sotterranei, creati per sfuggire all’aria irrespirabile in superficie. Da lì si mette in contatto con la nave spaziale Aether, di ritorno da una missione su un satellite di Giove, dove gli astronauti hanno verificato la presenza di un’atmosfera e di un clima adatti alla vita umana. Ma Augustine scopre di non essere solo: una bambina di nome Iris si è nascosta nella sua stazione scientifica in seguito all’evacuazione. Insieme intraprendono un viaggio per cercare di sopravvivere mentre tutto inizia ad assumere l’aspetto inconsistente di una realtà effimera.

Fantascienza non totalmente riuscita

Peccato viene da dire dopo la visione del film di Clooney,  lanciato in anteprima sulla piattaforma Netflix e pronto a conquistare il pubblico con la promessa di una storia avvincente.

E la storia avrebbe anche potuto funzionare perché gli ingredienti c’erano davvero tutti: cast ottimo,  (con un intenso Clooney), spunti filosofici, tematica apocalittica che non guasta mai,  un’ astronave in orbita con tanto di equipaggio in pericolo,  misteri da risolvere e avventura sui ghiacci.

Eppure il puzzle costruito dal regista si sfalda proprio per il troppo messo insieme. Tantissimi gli input lanciati dalla pellicola che non riesce mai completamente a svilupparne una fino in fondo.

Il richiamo al passato,  che dovrebbe spiegare tanti dubbi mossi da una sceneggiatura approssimativa, non è accurato e resta un abbozzo sfumato di tantissimi aspetti del racconto.

Non comprendiamo mai bene cosa e perché stia avvenendo ciò che accade perché tutto viene trattato frettolosamente senza avere il tempo di immergersi nella situazione rappresentata.

Tra echi di Interstellar di Nolan e di Gravity di Cuaron,  il film fa suoi molti stereotipi del film distopico di fantascienza ma allo stesso tempo non riesce a potenziarli e approfondirli.

Anche il personaggio della bambina perde il suo fascino dopo qualche scena, non delineato come avrebbe meritato.

Nota positiva le scene in digitale con buoni effetti fotografici, la colonna sonora che esprime la necessaria malinconia dei personaggi e un George Clooney convincente nel ruolo dell’uomo smarrito in una dimensione di dolore e rimpianto per un tempo che non si può più recuperare.

Le produzioni Netflix e streaming in generale continuano a convincere a metà e questo non fa ben sperare per il futuro del Cinema.

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