Spunta la luna dal monte

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Le notti stellate

Ma chi l’ha detto che guardare la tivvù fa male? Ad ora di pranzo, se si ha la fortuna di essere a casa a quell’ora, ci sono trasmissioni Rai che arricchiscono il nostro sapere. No, non parlo dei programmi di cucina che io non guardo mai, parlo di altro, di teche Rai, di vecchi programmi così interessanti. E in uno di questi programmi giorni fa, ho avuto modo di conoscere ed apprezzare le opere del fotografo digitale Alessandro Ruiz. Una delle sue opere era Notte stellata di Saint Remy che altro non è che la trasposizione, in arte moderna, del celebre quadro del pittore Van Gogh La Notte stellata. Il fotografo ha scattato una foto alla cittadina di Saint Reimy, una notte cercando di trasportare il momento ripreso nel quadro di Van Gogh. Notte Stellata è uno dei capolavori più celebri e fu dipinto nel giugno del 1889, in un momento particolare della sua esistenza, infatti raffigura una veduta notturna, ripresa dalla sua camera nella clinica a Saint-Rémy-de-Provence.

“… Guardare le stelle mi fa sempre sognare, così come lo fanno i puntini neri che rappresentano le città e villaggi su una cartina. Perché, mi chiedo, i puntini luminosi del cielo non possono essere accessibili come quelli sulla cartina della Francia? Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così prendiamo la morte per raggiungere
le stelle. …”
Tratto da una lettera a Theo del 1888.

Ma, rappresentare un cielo pieno di stelle, risale alla notte dei tempi. C’è addirittura una testimonianza molto antica, possiamo trovarla nella tomba della regina Nefertari vissuta tra il 1255-1295 a.C, moglie del faraone Ramses II.
Tutto il soffitto è un intero cielo stellato di un intenso blu scuro. Sono decine le opere con un soggetto così. Nel quadro di Van Gogh c’è in primo piano la luna che spunta da un monte. E ciò mi dà l’input per ricordare la celeberrima canzone del bravissimo Pierangelo Bertoli che fu portata a Sanremo trent’anni fa, nel febbraio del 1991. Pierangelo Bertoli, l’artigiano della canzone come egli stesso amava definirsi, a sorpresa si presenta a Sanremo con questo brano. Ed ebbe l’applauso più lungo della storia del Festival.

Tanti già lo conoscevano per i suoi successi, molti lo amavano e lo stimavano per le sue canzoni impegnate e di spessore. Ma fu proprio grazie a “Spunta la luna dal monte”, scritta e cantata coi i Tazenda che il cantautore italiano divenne simbolo della canzone civile e popolare al tempo stesso, sfidando la diversa abilità che lo aveva costretto ad una carrozzina fin dall’età di undici mesi, a causa della poliomielite.

“Spunta la luna dal monte” è senza dubbio una delle migliori canzoni d’autore italiana degli ultimi trent’anni. Particolareggiata dai versi in un dialetto, il sardo, che sembra così lontano dal resto d’Italia, la canzone si piazzò penultima ma, come sappiamo, a poco contano le classifiche a Sanremo.

Spunta la luna dal monte

Notte scura, notte senza la sera
notte impotente, notte guerriera
per altre vie, con le mani le mie
cerco le tue, cerco noi due.
Spunta la luna dal monte
spunta la luna dal monte.
Tra volti di pietra tra strade di fango
cercando la luna, cercandodanzandoti nella mente,
sfiorando tutta la gente
a volte sciogliendosi in pianto
un canto di sponde sicure
ben presto dimenticato
voce dei poveri resti di un sogno mancato
In sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mesu a sa zente, in mesu
a s’istrada dimandende.
Sa vida s’ischidat pranghende
bois fizus ‘e niunu
in sos annos irmenticados
tue n’dhas solu chimbantunu
ma paren’ chent’ annos.
Coro meu, fonte ‘ia, gradessida
gai purudeo, potho bier’sa vida.

Dovunque cada l’alba sulla mia strada

senza catene, vi andremo insieme.
Spunta la luna dal monte
beni intonende unu dillu
spunta la luna dal monte
spunta la luna dal monte
beni intonende unu dillu
spunta la luna dal monte
beni intonende unu dillu

In sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mesu a sa zente, in mesu
a s’istrada dimandende.
Sa vida s’ischidat pranghende

Tra volti di pietra tra strade di fango
cercando la luna, cercando
danzandoti nella mente,
sfiorando tutta la gente
a volte sedendoti accanto
un canto di sponde sicure
di bimbi festanti in un prato
voce che sale più in alto
di un sogno mancato

In sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende

Il testo con la traduzione:
Notte scura, notte senza la sera
notte impotente, notte guerriera
per altre vie, con le mani le mie
cerco le tue, cerco noi due.
Spunta la luna dal monte
spunta la luna dal monte.
Tra volti di pietra tra strade di fango
cercando la luna, cercando
danzandoti nella mente,
sfiorando tutta la gente
a volte sciogliendosi in pianto
un canto di sponde sicure
ben presto dimenticato
voce dei poveri resti di un sogno mancato

In sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mesu a sa zente, in mesu
a s’istrada dimandende.
sa vida s’ischidat pranghende

(Nell’immondezzaio, i disperati
cercando da mangiare, cercando
in mezzo alla gente, in mezzo
alla strada domandando
la vita si sveglia piangendo)

Bois fizus ‘e niunu
in sos annos irmenticados
tue n’dhas solu chimbantunu
ma paren’ chent’ annos.

(Voi figli di nessuno
negli anni dimenticati
tu ne hai solo 51
ma sembrano cent’anni)

Coro meu, fonte ‘ia, gradessida
gai purudeo, potho bier’sa vida

(Cuore mio, fonte chiara e pulita
così anche io, posso bere alla vita)

Dovunque cada l’alba sulla mia strada
senza catene, vi andremo insieme

Spunta la luna dal monte

Beni intonende unu dillu

(Viene intonando un canto)

Tra volti di pietra tra strade di fango
cercando la luna, cercando
danzandoti nella mente,
sfiorando tutta la gente
a volte sedendoti accanto
un canto di sponde sicure
di bimbi festanti in un prato
voce che sale più in alto
di un sogno mancato….

Il testo è la descrizione di un paesaggio della Sardegna in cui la Luna sorge da dietro le montagne e in cui si vedono bambini poveri che giocano in un prato, “Disamparados”. Il testo in italiano non si discosta da questo paesaggio crepuscolare.

E concludo con una poesia sull’argomento.

Chino sulle sere, lancio le mie reti tristi
nei tuoi occhi oceanici.
Lì si tende e arde nella pira più alta
la mia solitudine che annaspa come un naufrago,
Lancio rossi segnali oltre i tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla sponda di un faro
Sorvegli solo le tenebre, femmina distante e mia,
dal tuo sguardo talora emerge la costa dello spavento.
Chino sulle sere, getto le mie reti tristi
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.
Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che splendono come la mia anima quando ti amo.
La notte galoppa sulla sua cavalla ombrosa
sparpagliando spighe azzurre sul campo.

Pablo Neruda 

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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