I vecchi sceneggiati in bianco e nero

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In occasione del compleanno di Mamma Rai è bene ricordare i capolavori della letteratura.

 

Nel secolo scorso, la voce narrante delle storie erano i nonni, lo schermo su cui proiettare le immagini era un arrugginito braciere.

Tra le braci, che via via si spegnevano mentre il tempo passava , ognuno immaginava a modo suo le scene dei racconti appena ascoltati.

Di fantasia ce n’era tanta, ed ogni scena coinvolgeva tutti emotivamente.

La notte quello che avevamo udito, si amplificava nei sogni.

Presto la tecnologia fornì dei mezzi che davano la possibilità di vedere in immagini le fiabe e i racconti ascoltati.

Il posto del nonno e dei suoi racconti, lo ha conquistato la televisione.

Negli anni ’60 e ’70, chi era bambino allora, ricorda l’attesa di carosello prima di andare a letto, e per gli adulti l’attesa era per Canzonissima e i famosi sceneggiati.

Ma voi, li ricordate i vecchi sceneggiati Rai, quelli belli in bianco e nero? Anche noi bambini eravamo incollati la sera in salotto, davanti la tivvù.

Non vedevamo l’ora che passasse una settimana per vederne il seguito, anche perché i giornali, i miei compravano Sorrisi e Canzoni, non anticipavano nulla, come invece succede ora che “spoilerano” tutto. La tivvù di quegli anni era educativa sul serio, era competente per il ruolo che le era stato assegnato.

Parlare degli anni ’60 di cinema o di televisione è impegnativo.

È diffusa l’idea che quegli anni, siano stati meravigliosi sotto tutti i punti di vista e che il discorso valga principalmente per la televisione.

Si ricorda sempre il modo in cui venivano condotti i programmi, erano caratterizzati da sobrietà, novità ed eleganza.

La televisione entrava nelle nostre case e ci regalava grandi sceneggiati, tratti dai più grandi romanzi della letteratura mondiale. Ricordo La cittadella con un magnifico Alberto Lupo, Il mulino del Po, I Promessi Sposi, E le stelle stanno a guardare, Malombra, fino a quelli di fantascienza come A come Andromeda.

Ricordo bene gli sceneggiati, che ora si chiamano fiction, che divulgavano la Storia e i vari personaggi che ne erano i protagonisti.

Uno dei nomi che, benché bambina ho imparato ed apprezzato, è quello di Anton Giulio Majano, regista e quindi padre di molti sceneggiati trasmessi a cavallo tra gli anni 60 e 70. Ero soltanto una bambina quando la Rai mandò in onda le repliche di David Copperfield.

La prima volta che fu trasmesso era nel 1965, io avevo solo 2 anni, ma negli anni che seguirono ci furono tre diverse repliche di questo indimenticabile sceneggiato e così ho avuto modo di vederlo anche io. Lo sceneggiato era la trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo di Charles Dickens.

La storia comincia con il racconto dell’infanzia di David, le sue dure esperienze. La sofferenza per il secondo matrimonio della madre, i maltrattamenti subiti dal patrigno Edward Murdstone.

Per allontanarlo dalla mamma, il patrigno lo chiuse in un collegio e poco dopo la madre morì, fu obbligato a lavorare nonostante l’età.

Fino a quando non scappó dal suo umile lavoro, per recarsi dall’unica zia, la zia paterna Betsey.

Nello sceneggiato si susseguono poi le vicende di David adulto: il lavoro, il matrimonio con Dora e dopo la morte di lei, il secondo matrimonio con Agnese, che finalmente gli dona la tranquillità.

David Copperfield andò in onda tre anni prima de “La freccia nera” che ricordo di aver visto, con una giovanissima Loretta Goggi e un bellissimo ed altrettanto giovane Aldo Reggiani.

E anche per quest’opera, il regista era Anton Giulio Majano. Lo sceneggiato come il precedente, ottenne uno straordinario successo.

Infatti ebbe una media di quindici milioni di spettatori a puntata.

Anton Giulio Majano era un giornalista, romanziere e a lui si devono molti grandi sceneggiati come Cime tempestose, Delitto e Castigo, Capitan Fracassa.

Era convinto che la televisione dovesse essere il prolungamento della scuola per gli italiani.

E quindi aveva una mansione divulgativa di conoscenza e sapere.

È difficile trovare un classico della letteratura britannica famoso e amato in Italia come David Copperfield.

Charles Dickens lo scrisse nel 1850, una diligente rappresentazione della capacità di rialzarsi dopo aver incassato le botte più dure.

In David Copperfield si trovano tutte le tematiche sociali dell’epoca in cui il romanzo fu scritto.

Lo sfruttamento minorile, disuguaglianze di trattamento fra ricchi e poveri.

Ad esempio il giovane Copperfield conosce una famiglia che finisce, anche i bambini, in prigione per debiti. Al contrario James Steerforth, un amico di Copperfield, seduce ed abbandona una ragazza ma, grazie alle ricchezze del padre, fu graziato per ciò che fece.

La sceneggiatura era sempice, affinché tutti, compresi i bambini capissero i dialoghi, le scene, gli ambienti.

Ciò servì al regista per mettere maggiormente in risalto i sentimenti e, soprattutto, le personalità dei vari personaggi.

Così la bontà d’animo del protagonista, e di chi gli è accanto, entra in contrasto con i vari antagonisti della storia.

Il ricco James in contrasto con il pescatore Cam a cui aveva sedotto e poi abbandonato la sposa, il perfido Uriah Heep che cerca di rovinare il suo datore di lavoro stimato e amato da tutti, il papà di Agnese.

Ed è molto lontano in tutto la nuova versione americana della fine degli anni 90.

Lì c’erano attori da Oscar, budget per milioni di dollari per confezionare il tutto.

Lo sceneggiato in bianco e nero aveva tra i protagonisti principali Roberto Chevalier, bravissimo attore già da bambino, ed oggi è il più grande doppiatore italiano che ho avuto l’onore di intervistare un anno fa.

Attivo sin da bambino nel cinema e soprattutto in televisione. A 9 anni diede la voce a Lucky nel lungometraggio della Walt Disney La carica dei 101 e a 13 anni divenne noto al grande pubblico impersonando il giovane David Copperfield.

Ha poi proseguito con la carriera artistica ed oltre a prestare la sua “calda” voce a Tom Cruise, ha doppiato molti attori internazionali, tra cui Tom Hanks, Andy García, Dennis Quaid, John Travolta, Kurt Russell e molti altri.

In Copperfield adulto, il suo posto fu preso da Giancarlo Giannini.

E come non menzionare una giovanissima Laura Efrikian icona della TV e del cinema negli anni 60 70 ?

Ad ogni modo questo è uno dei ricordi più belli che ho della mia infanzia, dopo aver visto lo sceneggiato, chiesi come regalo il libro.

Bei tempi in cui eravamo sereni e la televisione era un collage per imparare l’italiano, conoscere e vedere luoghi mai visti, nemmeno in cartolina, tempi senza ansie eccessive, insomma eravamo ricchi di niente, eravamo “poveri ma belli” .

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Spunta la luna dal monte

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