Siamo donne e così ci appelleremo

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Siamo alla frutta, anzi no al caffè, perché è finito tutto.

Siamo oramai alla follia tragicomica, che volendo accontentare minoranze della società, il delirio non ha limiti.

Ho letto da più parti che, la parola “donna” può significare offesa per qualcuno, tra l’altro vorrei sapere chi è questo qualcuno, e dunque va eliminata dal lessico usuale, da tutto.

È successo in America, durante una trasmissione televisiva della CNN, che in un testo dove si parlava di prevenzione dei tumori ginecologici, si è pensato di rivolgersi alle interessate, quindi le donne, con la frase, l’appellativo, “individui con una cervice uterina” e di non usare la parola “donne” in nessuna parte del discorso tenutosi, sul cancro dell’apparato riproduttivo femminile.

Ma molti telespettatori hanno sottolineato con tweet e hastag, che comportandosi in quel modo, si voleva ignorare una realtà fondamentale della biologia umana.

Mi spiace per chi non lo vuole capire, ma solo le donne possono avere una cervice.

Nelle scorse settimane avevano scatenato, su questo argomento, molte polemiche le parole di Jk Rowling, che è l’autrice di Harry Poter.

Si era ribellata alla deriva verso cui sta andando il politically correct, ironizzando su un titolo di un giornale, in cui si parlava della necessità di creare un mondo più equo per le persone che mestruano.

Cioè le donne.

Ma da quel che vediamo, sentiamo, il politicamente corretto ignora la biologia, ignora la diversità tra i sessi che già prima della nascita si mette in atto.

Sono le donne che hanno ogni mese il mestruo e la parola donna, non si può e non si deve cancellare dall’uso comune, perché a qualcuno non piace che si usi.

Il politicamente corretto, secondo me, sta diventando una vera e propria ideologia totalitaria, una dittatura, che vuole eliminare la storia e non solo.

Ideologia totalitaria che, come i terroristi dello Stato Islamico, passa il suo tempo a buttare giù statue e a cancellare il passato storico, che sia gusto o meno.

Ora però cerca di mettere in discussione l’essenza stessa dell’essere umano.

Mentre il mondo sta lottando per le conseguenze della pandemia, è preoccupante vedere che in Gran Bretagna, che una volta si presentava come un modello di democrazia, non si possono più dire parole o frasi ovvie, perché si può offendere la sensibilità della minoranza.

E nella patria delle suffragette, le parole “femmina” o “donna” sembrano diventare ingiurie, diventano condizioni da cui sentirsi offesi.

Una frase banale come :” solo le donne possono partorire figli”, ha perfino portato al licenziamento di una donna inglese. Serve una bilancia per pesare parole e immagini, affinché non disturbino e non creino polemiche.

La televisione, fin dagli inizi ha sempre avuto il potere di influenzare le masse.

Basti pensare che, a metà del secolo scorso, molti italiani parlavano solo il dialetto, non sapevano né leggere né scrivere e fu proprio la televisione ad insegnare loro la lingua italiana.

Allo stesso modo oggi le immagini trasmesse in tv, così come quelle che vediamo sui social o sui cartelloni pubblicitari, ci influenzano e ci plasmano.

Mi chiedo perché nel nome del politicamente corretto, devo esaltare l’omosessualità anche in comparti in cui non ci sarebbe il bisogno?

Forse lo facciamo per far vedere alle altre nazioni di essere moderni e al passo coi tempi.

Il politically correct ha innescato invece solo polemiche.

La Disney, ad esempio, è criticata per i suoi film: da Biancaneve che sarebbe stata vittima di una molestia tramite un bacio non consensuale, a Peter Pan, Dumbo e gli Aristogatti accusati di razzismo.

Unilever, una società titolare di 400 marchi popolarissimi nel campo dell’ alimentazione e prodotti per l’igiene personale e della casa, è stata invitata ad eliminare in alcune nazioni la parola “normale” da tutti i prodotti e le pubblicità che riguardano la bellezza e la cura del corpo, perché l’aggettivo è stato giudicato non consono.

Come qualcuno ha affermato: “Il politically correct è diventato la più infelice religione del mondo”.

E in Italia cosa diranno a tal proposito?

Come si muoveranno in nome del politicamente corretto su questo argomento?

Essere donna é un vanto per tutte noi, soprattutto se pensiamo alle conquiste avute nei diritti, rispetto alle generazioni precedenti le nostre.

Personalmente non vorrei sentir chiamare le mie figlie, le mie nipoti, come quelle persone con le mestruazioni…, forse sarebbe ora di svegliarci eh, che dite?

Io mi difendo da tutta questa follia, citando la libertà di espressione, rivendicando un coraggio a non piegarmi in tutto e per tutto al politicamente corretto.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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