Sergio Citti : la poesia scellerata del Cinema

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E’ stato presentato in uscita a Roma il volume curato  da Matteo Pollone e Caterina
Taricano e già celebrato all’ultimo Torino Film Festival in occasione dei 90
anni di Sergio Citti.

La recensione del volume è qui curata da Simona Grisolia, redattrice di critica cinematografica.

Sergio Citti

La Poesia Scellerata del Cinema

Comincia con un’ottima introduzione il volume dedicato a Citti, ottima inerhio quanto presuppone quello che sarà il contenuto del testo. Attento, appassionato e curato in ogni citazione. Nella stessa chiusura dell’introduzione Pollone e Taricano informano che “questo volume corregge sviste ed errori che si sono tramandati nel corso degli anni, nonostante sia stato impossibile verificare con certezza alcuni dati” . Un ottimo presupposto di lettura dunque per chi, magari, nel corso degli anni, si ricorda di Sergio Citti “solo” per Accattone.

Il volume si apre con La verità non esiste di Sergio Citti.
Il capitolo è un dizionario costituito da una serie di citazioni di Sergio Citti. In realtà si scopre pian piano è un diario di Citti. Tutte le affermazioni altro non sono che una serie di significati che accendono altre luci sul Citti uomo. Dalle affermazioni su Accattone, la cui visione generò nell’allora già regista un “fastidio” comune ad ogni artista nel rivedersi. Agli importanti ricordi delle Carceri, nello specifico di quello di Regina Coeli, di cui ha una visione più comunitaria ed allegra rispetto alla noiosa e quasi ospedaliera Rebibbia. Il mondo interiore di Citti è ricostruito attraverso questo elenco minuzioso e fondamentale per condurre il lettore nell’intima ricostruzione dell’Artista.
Non è un caso, forse, che il capitolo successivo sia Vita di Sergio Citti, l’epicureo della Marranella.
Dalla nascita al trasferimento nella borgata, culla della sua infanzia e da dove, nell’età adolescenziale inizia a spostarsi verso il centro, Trastevere, dove avvengono i primi furtarelli che lo portano più volte in riformatorio e in carcere poi. Nella biografia scritta da Giuseppe Pollicelli sono riportate e discusse alcune delle sviste passate, come il primo incontro tra Pasolini e Citti qui riportato per iscritto nei ricordi Pasoliniani e ben spiegato da Pollicelli.

A ciò si aggiunge il dissidio tra i fratelli Sergio e Franco sulla moglie di quest’ultima verso la quale Sergio provava una gelosia fraterna. Alla morte dell’amico fraterno Pier Paolo Pasolini. Una morte che ha portato Sergio Citti a intensificare il suo lavoro di regia.

Potrei fare il muratore o n’altro mestiere, me so’ trovato dentro il cinema e per caso e così lo faccio. Non credo che il cinema sia fondamentale. Se mancasse il cinema, nel mondo chi se ne accorgerebbe? – Sergio Citti, 1978.

Dalle testimonianze di Ninetto Davoli, Giancarlo Scarchilli e Stefano Urbanetti, alle polaroid di Silvio Orlando, Vera Gemma, Elena Sofia Ricci o Carlo Verdone, solo per citarne alcuni. Come quasi la maggior parte delle monografie prevedono, l’ultima parte del volume è divisa in due sezioni accomunante da un crescendo emotivo di ricordi, incredibilmente vivi, di chi ha avuto l’onore di essere sul set o solo vicino a lui.
Memorabile quello di Urbanetti, che da semplice studente è divenuto sceneggiatore per Citti. Un emozionante spaccato di un cinema e di un lavoro che forse non ritornerà più. Un’intensa visione della bellissima fase di sceneggiatura, in cui emerge il Sergio Citti nell’atto di condivisione di idee, dialoghi e intuizioni.

Un lavoro appoggiato alla costante, e unica, presenza dell’inseparabile Franco.

Sergio Citti. La poesia scellerata del cinema – Centro Sperimentale di Cinematografia (fondazionecsc.it)

Simona Grisolia.

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