“a tu per tu con…” Bia Cusumano

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Bia Cusumano e il suo Trame Tradite

Leonardo Sciascia credeva che le sole cose sicure in questo mondo fossero le coincidenze!

E non si sbagliava… così come non si sbagliava Vladimir Nabokov quando sosteneva che “più uno presta attenzione alle coincidenze, più queste si verificano.”

Infatti se non avessi avuto un amico a Montelepre non avrei conosciuto e intervistato Andrea Giostra e di conseguenza non avrei conosciuto Bia Cusumano e il suo amore per la scrittura.

Bia Cusumano è nata e vive a Castelvetrano dove insegna Letteratura italiana e latina al Liceo Classico.

È ideatrice e direttore culturale del “PalmosaFest”, primo Festival di Arte e Letteratura della città di Castelvetrano.

Ha scritto due sillogi poetiche, De sideribus nel 2010 e Come la voce al canto nel 2021 ed ha esordito nella narrativa con il libro Sulla soglia del filo spinato. Storia di una bambina trasparente e di un bambino con un nome scritto a quattro mani con il filosofo Fabio Gabrielli.

Nel 2022 vince il “Premio Donna Siciliana”.

Attualmente fa parte dell’Accademia di Sicilia per meriti letterari.

Pubblica recensioni e articoli di letteratura su diverse testate giornalistiche e su un quotidiano di Castelvetrano ha la rubrica letteraria “Faro di Posizione”.

Fiore – Come nasce il “Premio Donna Siciliana”?

Cusumano – Coincidenze? Che dirti, io ci credo! La prefazione del mio ultimo libro, Trame Tradite, edito da  Navarra Editore è stata curata da Giusy Sciacca, giornalista e scrittrice. Anche lei è stata insignita del premio Donna Siciliana a cura di un grande mecenate della cultura che è Antonio Omero, presidente  dell’Associazione Comunicazione Globale e patron del premio. Sono stata contattata da Antonio che ha  voluto spedita subito la silloge Come La Voce al Canto e il mio curriculum letterario e artistico, dopo di che mi ha chiamato per dirmi che era rimasto molto colpito dai miei versi e che avrebbe voluto insignirmi di questo prestigioso riconoscimento. Ho solo ringraziato con commozione e gratitudine, perché credo  fermamente che la “Bellezza” abbia passo lento ma giunga sempre. Ho accolto il premio come una carezza sul volto e un segno tangibile che la poesia sia madre generosa anche se pretende giustamente, l’esclusiva.

Ed io, è una vita che gliela concedo.

Fiore – Quando gli organizzatori presso la Chiesa di San Domenico ti hanno consegnato il riconoscimento, con la seguente motivazione: “Per il suo impegno come promotrice culturale nel costruire bellezza in Sicilia e per la sua raffinatezza nella scrittura”, quali sono state le tue reazioni emotive?

Cusumano –  Alla premiazione era presente mio padre che ho sempre definito la mia scuola di bellezza e amore. Ho guardato i suoi occhi, brillavano di orgoglio. Ho dedicato il premio a lui che mi ha reso la donna che sono oggi, forte, libera, appassionata e determinata. Ho provato la gioia di vederlo felice e questo mi è bastato per essere felice anch’io.

Fiore – Nel sito del Premio Donna Siciliana ideato nel 2015 leggo:

“Le donne siciliane hanno portato avanti, senza darlo a vedere, un rigido matriarcato. Sono gelose e possessive, intelligenti e furbe, piene di vitalità; sono rivoluzionarie nella sostanza, pur mantenendo apparenze di tranquillità e conservazione. Sono terragne e sensuali. Sono una vera forza della natura. Sono la cosa più bella che può capitare fra capo e collo dei Siciliani. Mi fermo, ma sono anche tante altre cose… Uno stimolo costante per i loro uomini, positivo spesso, ma non sempre… sono persone con grandissima voglia di migliorarsi e di crescere in tutti i sensi. Senza di loro i Siciliani sarebbero persi…”

Quanto ti ritrovi in queste riflessioni?

Cusumano – Credo che sia perfetta questa rappresentazione o descrizione se vogliamo, di quello che da  donna mi sento compiutamente. Credo che come si definiva Alda Merini, anche io sia una “avventuriera  dell’anima”, ovvero una donna che non riesce mai a sottrarsi alle avventure dello spirito, alle relazioni  umane, per me terra feconda di crescita. E come le donne sicule, sono una donna vulcanica, una “terra  sismica”, se mi concedi l’espressione. Ho sempre l’entusiasmo di mettermi in cammino verso nuovi traguardi e obiettivi. Non riesco a non creare progetti in cui la bellezza dispiegata nelle sue molteplici forme, non sia al centro. Poi, se tutto questo significa anche essere una donna “impegnativa”, non temo questa etichetta. Meglio essere una donna che ama fare, costruire, mettersi in discussione piuttosto che abulica o priva di  slanci e sogni. Siamo su questo pianeta per essere costruttori e artefici di bellezza. La noia non è per me.

Fiore – Quando e da quale motivazione profonda nasce il tuo percorso poetico che ha dato vita alle tue sillogi?

Cusumano – Ho sempre scritto. Credo avessi appena undici anni e ancora ricordo il titolo della mia prima poesia: “Gran Pace”.

Scrivere per me è come respirare. Inevitabile. Non so immaginarmi senza parole e senza la possibilità di donarle al mondo. Scrivere è una esigenza dell’anima e del corpo, perché senza versi mi sento monca, amputata. Credo anche che sia il dono più bello che abbia ricevuto dal Cielo o da Chiunque esista oltre noi. Un dono che è scelta e responsabilità. Destino e destinazione. Appartenenza assoluta. Ecco, io credo e sento di appartenere alle parole. Non sono stata io a scegliere loro ma loro a scegliere di abitarmi. Ed è esperienza mistica e terrena questo sentirsi posseduta dalla Poesia.

Fiore – Fernando Pessoa scriveva e affermava “E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?” Per te cosa sono i sogni?

Cusumano – Credo di essere una visionaria, una sognatrice, una idealista. Io riesco ad incantarmi davanti un tramonto, una mezza luna, un mandorlo in fiore, un bimbo che sorride beato con il suo palloncino tra le mani. Vivo la dimensione del sogno come stupore e incanto verso la vita e le sue mutevoli stagioni colme di  bellezza ma anche di ferite. Questo mi permette di sentirmi sempre in perenne metamorfosi. Non riesco ad aderire ad una forma preconfezionata e predefinita. Mi sento tante cose e come una equilibrista su un filo mi piace danzare tra sogno e realtà. Essere una donna pragmatica e fattiva che sa gestire e coordinare tanti aspetti del reale ma allo stesso tempo che riesce a ritagliarsi angoli di intimità assoluta in cui vivono solo i miei sogni, i miei desideri, le mie pulsioni creative. In questo “sacello sacro”, come lo definisco io, non concedo a nessuno di entrare. Lì ha sede il mistero poetico e della vocazione. La chiamata ineludibile della Musa a cui nessuno può sottrarsi, tanto meno io.

Fiore – Dalla lettura di alcune tue poesie ho meglio compreso quanto nutrimento corporeo e spirituale produce il gusto delle parole, quanto illuminarsi d’immenso sprigiona, quante vibrazioni salvifiche si irradiano e colpiscono anche il più lontano dalla poesia e lo aiutano a meglio comprendere le dinamiche dei vari stadi della società. Ho colto il tuo messaggio?

Cusumano – Sì, la poesia per me è Madre che salva. Ti salva dalle brutture del mondo, da chi vuole inquinarti il cuore, da chi vuole spegnerti il sorriso solo perché incapace di gioire del tuo. Con la Poesia ho un rapporto molto viscerale e passionale. Dico sempre di essere stata concepita dentro l’utero delle parole e che l’unica madre che mi ha messo al mondo è la Poesia. Se non avessi avuto il dono delle parole e dei versi credo che non sarei riuscita a sopportare e a gestire i tradimenti, le ferite, i dolori della vita. Inoltre per me la Poesia è devozione, fedeltà e impegno etico. Non è la torre d’avorio in cui rinchiudersi per fuggire dal mondo, anzi è la spinta propulsiva per stare al mondo creando e donando bellezza. I poeti che io definisco “sentinelle dell’altrove” hanno il dovere di essere Fari di Posizione, non a caso ho scelto questo nome per la mia rubrica letteraria.

In un mondo spesso alla deriva, sperduto e smarrito, gli intellettuali devono tracciare una via da seguire, una luce che diradi il buio dello spirito o “il sonno della ragione che crea sempre mostri”.

E penso all’opera stupenda di Francisco Goya. La poesia invece genera miracoli.

Fiore – Ed eccoci al tuo ultimo lavoro, Trame Tradite, edito da Navarra Editore con il marchio Area Navarra, che stringe ancor di più il nodo del tuo amore per la scrittura grazie ai suoi ventiquattro racconti e alle sue ventiquattro donne protagoniste . Il tuo racconto…

Cusumano –  Trame Tradite è una raccolta di racconti ma chi ha letto il libro, come te, sa molto bene che la mia prosa è una prosa lirica. Ovviamente la madre che mi ha partorito è la Poesia che come il primo e grande amore non si scorda mai.

Il libro nasce da un gioco serio.

Tempo fa, l’amica e giornalista Jana Cardinale, adesso direttore culturale del PalmosaFest, mi propose di curare una rubrica letteraria sulla rivista curata insieme a Filippo Peralta, Loftcultura.

Accettai e nacque RossoBia, rubrica di racconti.

I racconti erano molto seguiti dal pubblico e piacevano parecchio. Jana mi diede l’idea di raccoglierli in un libro e pubblicarli. Era una idea allettante e forse era la naturale evoluzione di una rubrica che nata il 14 febbraio di due anni fa voleva approdare ad “Itaca”, la sua terra amata e invocata.

Ovviamente non era semplice  riconvertire una rubrica in un libro, ma in questo ho avuto un bravissimo deus ex machina, il mio editor Antonio Celano che ha selezionato dei trentuno racconti della rubrica i ventiquattro presenti nel libro.

Da lì nacque un progetto editoriale vero e proprio, ovvero il libro in formato pdf: occorreva una casa editrice che credesse in questo sogno.

Ottavio Navarra è stato l’editore che ha accolto subito questo progetto credendo che il libro fosse meritevole di essere pubblicato e di farsi strada nel mondo.

Da quando gliel’ho consegnato, in pochi mesi Trame Tradite ha visto la luce e fino adesso devo dire che è stato presentato e sarà presentato in tanti luoghi e all’interno di tante rassegne.

Sono davvero felice e onorata d’essere letta con amore da tante persone. Che poi il libro abbia un taglio al femminile e che le protagoniste siano tutte donne, era inevitabile, almeno in questo primo testo tutto mio.

Inevitabile perché le Trame da Tradite si ricomponessero, trovassero il loro respiro a pieni polmoni. Ero in debito con molte donne che hanno fatto parte e continuano a far parte del mio percorso di vita, anche con alcune parti di me, per cui dovevo risarcirle di amore, cura, attenzione, ascolto.

Credo che con questo libro ci sia riuscita. L’amore sana sempre ogni ferita, è balsamo e davvero può tutto. Era il mio modo per risarcire le protagoniste del mio libro di tutto l’amore mancato o tradito che hanno subito, permettendo loro di rinascere e risorgere.

Fiore –  Siamo quindi di fronte a ventiquattro donne che attraverso le loro passioni si misurano con le varie sfaccettature dell’amore, dei tradimenti, dei cambiamenti, delle emozioni che maturano la vita e nello stesso tempo la sconvolgono.

Cusumano – Sono tutte donne forti, passionali, determinate e realizzate. Potremmo definirle, donne in carriera, sicuramente artefici del loro destino, non vittime come ad una prima e sommaria lettura può apparire. Il libro va letto con attenzione perché contiene tante prospettive e come le scatole cinesi racchiude tanti messaggi.

Uno fra tanti è che le donne, se vogliono, possono essere dalla stessa parte, piuttosto che in perenne competizione fra loro. Un altro messaggio intimo e profondo è che il male come il bene sono boomerang, ovvero tornano sempre al mittente. Non è vero che il mondo è dei furbi, degli scaltri, di quelli che la fanno sempre franca indossando le maschere del finto perbenismo borghese. Il mondo è delle persone autentiche, generose, di chi fa il proprio dovere con passione e integrità, di chi sa darsi, di chi crede che il bene sia contagioso e il male divori molto più chi lo compie che chi lo riceva. Bisogna uscire dalla zona grigia, da quel limbo esistenziale in cui si galleggia nell’illusione d’essere felici.

La felicità è una scelta di coraggio, richiede la capacità di dare l’esclusiva e la capacità di non tradire le appartenenze. La felicità non è la via comoda o il compromesso. È sempre un rischio e una ipoteca di cui non puoi avere mai pieno controllo. Ma è il bello di essere uomini, osare e non avere la paura matta e disperata di fallire.

La felicità infatti nulla ha a che vedere con la perfezione o la chimerica capacità di non sbagliare mai. Anzi si è felici solo se si accettano le fragilità, le ferite, gli insuccessi e i fallimenti. Non siamo su questo mondo per essere perfetti ma siamo vocati alla felicità. Le mie “donne” lo imparano strada facendo. Infatti sono donne compiutamente realizzate e felici perché hanno imparato ad accogliere e accettare i tradimenti, le ferite, i vuoti d’amore, gli inganni, le patologie, le mancanze, i silenzi assordanti. Hanno fatto pace con le trame tradite delle loro vite. Ecco perché  non sono vittime ma artefici di una vita piena che sa costruire perfino sulle macerie.

Fiore – Marianne Williamson, scrittrice statunitense, scrive: “L’amore non è materia. È energia. È la sensazione che si prova in una stanza, in una situazione, con una persona. Il denaro non può comprarlo. Il sesso non lo garantisce.

Non ha nulla a che vedere con il mondo fisico, ma ciononostante può essere espresso concretamente.

Lo sperimentiamo attraverso la gentilezza, il dare, la pietà, la compassione, la pace, la gioia, l’accettazione, l’assenza di giudizio, l’unione e l’intimità…”

La mia sensazione è che questa definizione dell’amore prende forma e volto nelle tue Trame Tradite

Cusumano – È così, esattamente come afferma Marianne. L’amore è energia e passa attraverso un lungo  percorso di accettazione e di consapevolezza. Credo di averlo fatto giungere ai miei lettori che non esiste  amore perfetto, ovvero esente da imperfezioni. Ma l’amore che non ha coraggio, che non sa scegliere, che ti confina in una perenne zona d’ombra e che non sa costruire, non è amore. Piuttosto ha a che fare con il nutrirsi dell’altro per saziare il proprio ego fragile anche se apparentemente ipertrofico. Chi sta bene con se stesso non si nutre dell’altro, condivide, si dona e non si sente minacciato dalla relazione d’amore. Bisogna stare molto attenti alle relazioni tossiche. L’amore è pienezza nella libertà. Non è possesso, oppressione o soppressione dell’altrui mondo.

Fiore – Perché la prima presentazione di Trame Tradite è avvenuta presso il Polo Liceale di Castelvetrano e non presso altra location? Forse per  i temi affrontati che vanno dal dolore, all’inganno, al tradimento, alla violenza psicologica e fisica, all’amore negato, tradito, rinnegato?

Cusumano – La prima presentazione è avvenuta presso il Polo Liceale, perché per me il  Polo Liceale è casa. Era un atto di gratitudine, riconoscenza e amore verso i miei alunni, colleghi e verso la mia Preside.

Si parte sempre da casa per incamminarsi nel mondo e sempre a casa si torna. Dico sempre che il Polo Liceale è la mia Itaca, parola pregnante e simbolica per me.

Ulisse partì da Itaca per sperimentarsi come uomo mortale, fragile, intelligente, saggio, curioso, appassionato ma dopo vent’anni a Itaca approdò. Non potevo che cominciare il mio viaggio letterario da casa rivolgendo il mio sentito grazie a chi mi ha visto crescere in questi anni come poetessa e scrittrice, non solo come docente. Bisogna saper dire grazie alla vita perché la gratitudine è un sentimento che ci eleva verso il Cielo.

Fiore – Villa dei Limoni… un simbolo autobiografico o del tutto  casuale?

Cusumano – Assolutamente autobiografico! È la villa in cui adesso vive mio padre e un tempo hanno vissuto i mei nonni. È il mondo della mia infanzia, dei ricordi spensierati di me bambina. Il luogo delle radici e di quelle appartenenze d’anima che non possono essere tradite. Anche questo tributo d’amore a Villa dei Limoni è il mio modo di dire grazie ai mei nonni e a mio padre per tutto l’amore che mi hanno sempre donato. Questo amore ha nutrito le mie fibre e mi ha reso la donna che oggi sono e con cui stai parlando in questo “a tu per tu”.

Fiore – Penso che Trame Tradite debba essere letto e approfondito il più possibile soprattutto dalle persone con un alto tasso di fragilità per “rubare” la forza, la determinazione, il coraggio delle ventiquattro protagoniste ed elevarle a guide ed esempi da seguire per sconfiggere le proprie sconfitte…

Cusumano – Ti ringrazio per questa tua affermazione. 

Me lo auguro di cuore, davvero. Mi auguro che possa essere un po’ il libro che tieni sul comodino e a cui ti aggrappi quando ti senti sopraffare dall’onda del dolore. Quello che ti fiacca e ti atterra, quello che ti spiazza e ti paralizza.

Le mie donne possono essere delle confidenti, delle amiche, delle compagne di viaggio, in un mondo spesso cinico e egoista, apparentemente spavaldo ma terribilmente fragile e insicuro.

Un mondo rabbioso, brutale e aggressivo proprio per la necessità di soffocare questa fragilità che fa paura e con la quale bisogna prima o poi fare i conti per fare pace.

Non so se le mie protagoniste possano essere da esempio ma sicuramente possono essere chiavi di lettura per dare un’altra prospettiva, un’altra visione della vita nelle sue inevitabili piaghe che segnano le pieghe sul nostro volto e dentro l’anima.

Non voglio insegnare nulla a nessuno. Non faccio la docente se non in cattedra e anche lì sono più attratta dalla possibilità di imparare che dalla pretesa di insegnare.

Però se posso essere una chiave trattenuta e custodita nel palmo di chi mi legge, ho raggiunto il senso profondo e lo scopo vero per cui ho scritto Trame Tradite.

Fiore – Quanto gioco di parole o messaggio nascosto c’è nel titolo?

Cusumano – Sì, vi è un gioco di parole, hai letto e colto bene.

Trame Tradite racchiude in sé, se scindi le sillabe che compongono il titolo: Tra Me Tra Di Te. È un gioco di parole che possiede una chiave di accesso per aprire l’inevitabile consapevolezza che siamo fatti di relazioni, incontri, volti, storie e di racconti.

Tutta la nostra vita è segnata nel complesso gioco di questo ordito, da chi amiamo, da chi ci ama, da chi ci ha deluso, da chi ci ha protetto. Tutto avviene nella relazione. Nel “Tra” che è soglia e universo.

Fiore – Le tue parole semplici e asciutte ma annodate con grande armonia poetica fanno risaltare e balzare allo scoperto il significato della vita e trasmettono un grande messaggio di speranza e di saggezza di cui l’attuale segmento di società ha tanto bisogno…

Complimenti davvero…

Cusumano – Grazie per i complimenti ma sono io che li rivolgo a te per avermi letto con così profonda cura e attenzione, sviscerando tutto quello che hai saputo restituirmi in questa intervista. Credo che il mondo sia assetato di Bellezza. Siamo assuefatti all’orrore, al gesto brutale, allo schiaffo, alla violenza. Con questo libro vorrei raccontare che il mondo è anche tanta bellezza.

La bellezza fa meno clamore e scalpore del male e dell’orrore. Parla un lessico silenzioso, per questo spesso passa inosservata. Non vista e non sentita. Esiste ma occorrono occhi puliti, nuovi per scorgerla. Occorre come al mattino, per mettere a fuoco il nuovo giorno che giunge, lavarsi bene il viso e gli occhi dalle scorie e dalle impurità. Ecco credo la metafora renda bene quello che voglio dire. Se il male non ha bisogno di occhi puliti perché è invadente, dilaga, ti sovrasta e lo vedi perfino al buio, tanto è forte e pregnante, per cogliere il bene, la bellezza, occorre avere occhi limpidi, davvero puliti, anche eticamente. Uno sguardo accorto e accorato.

Fiore – E hai perfettamente ragione! Infatti i tuoi racconti sono costellazioni di bellezza da custodire gelosamente per non farle sbiadire…

Cusumano – Abbiamo parlato a lungo di bellezza in questa intervista. Sì, credo fermamente che la bellezza vada custodita, protetta come fosse un bene in estinzione, non perché l’uomo non sia più capace di compierla, sono una ottimista per natura e una filantropa, ma solo perché l’uomo di questo secolo è triturato e macerato dal dilagare dell’orrore e della brutalità ovunque.

Siamo così tanto circondati e confinati in orizzonti di squallore e bruttezza che non siamo più capaci di cogliere la bellezza che aleggia perfino in un vagito di un bimbo, in un cielo di Sicilia che a febbraio ci dona questo colore turchino da fiaba.

Siamo noi incapaci di vedere e custodire la Bellezza, Lei, credimi, esiste da sempre e sempre esisterà, come la poesia e l’amore.

Fiore – Ho letto che il tuo Trame Tradite è nato da una “proposta indecente”… Racconta…

Cusumano – Ti ho svelato già la proposta indecente, come in maniera ironica piace definirla a me, forse anticipando la tua domanda. A quanto risposto prima, aggiungo che oggi benedico questa proposta  indecente perché mi ha permesso di incontrare tante persone con le quali sono nate collaborazioni, amicizie, solidarietà e gemellaggi d’anima.

Del resto, ti ho già detto che alle proposte io piuttosto che con timore dire no, dico sempre “perché no”?

È il mio modo per mettermi sempre alla prova, per crescere, per esercitare l’arte della riflessione, del pensiero, della parola. Occorre essere coraggiosi per essere scrittori. Gli scrittori non possono mai essere spiriti vili o codardi, perché quando scrivi corri il maggiore rischio che può correre un essere umano, quello di essere nudo davanti ad una folla ben vestita. Per cui o hai il coraggio di farti vedere nelle tue imperfezioni, smagliature d’anima e di corpo o è preferibile che tu ti accomodi dall’altra parte, quella della platea che ben vestita può anche col dito puntato cogliere le tue più banali e impercettibili o viceversa madornali e abnormi imperfezioni.

La scrittura è un gioco serio per persone coraggiose.

Fiore – Una provocazione statistica… Secondo te, da una a cento, quante donne, dopo aver letto il tuo Trame Tradite, comprenderanno che non sono proprietà dell’uomo ma soggetti protagonisti ed arbitri del proprio destino?

Cusumano – Non è semplice capire che l’amore nulla abbia a che fare con le dinamiche di potere o con giochi narcisistici. Tutte purtroppo siamo state più o meno attratte da uomini apparentemente seduttori e seduttivi, piacenti, brillanti, compiacenti all’inizio della relazione.

Uomini che riescono a farti sentire una principessa in un mondo incantato per poi annientare a poco a poco la tua autostima e personalità, instillandoti sempre sensi di colpa o l’orribile sensazione di inadeguatezza. Accade di incontrare uomini così, manipolatori seriali, purtroppo fedifraghi spesso, bugiardi cronici e infelici che riescono a farti sentire la causa costante della loro infelicità, mentre all’inizio della relazione professavano che eri il loro tutto o l’amore più grande della loro vita. Mi auguro che attraverso certi racconti di questo libro possa essere un piccolo pungolo alla dignità delle donne, al loro amor proprio. Se impariamo ad amarci, a volerci bene, a rispettarci comprendiamo che l’amore nulla ha a che fare con i sensi di colpa, la violenza psicologica, lo svilimento, l’alterazione costante della personalità altrui, la vittimizzazione perenne. L’amore non parla il lessico delle colpe ma il lessico della gioia. Chi ti ama veramente rispetta e difende la tua diversità che è unicità e irripetibilità. Ti ama per quello che sei e gioisce dei tuoi successi, traguardi raggiunti e della tua gioia. Splende insieme a te e non ti abbandona se strisci. Inoltre, non ha bisogno di oscurarti costantemente per splendere da solo.

Fiore – E quanti uomini comprenderanno che non sono i padroni della propria donna?

Cusumano – Vi è un universo maschile ancora troppo immaturo, permettimi di dirlo, senza che tu ne abbia a male. La donna ha fatto tanta strada per rivendicare la propria pari dignità nei confronti dell’uomo. Ma  ancora siamo ben lontani dal poter affermare che l’uomo non senta quel suo quasi fisiologico bisogno di  dominare e predominare, dire l’ultima parola, in qualche modo possedere la vita della sua donna.

Torno a mio padre che mi ha cresciuto come una donna libera, in grado di autodeterminare il mio destino.

Ecco, auguro a tutte le donne di avere prima di ogni cosa, un padre che insegni loro che l’amore è cura e presenza, non di certo possesso. Occorre una educazione sentimentale che nasca in seno alle famiglie e prosegua attraverso la scuola e le altre agenzie formative nel resto della società. Le donne non costituiscono una minaccia per la virilità dell’uomo che tanto più forte è proprio se riesce ad avere accanto una compagna realizzata, autonoma, gratificata dalla propria capacità di non tradire i propri sogni e vocazioni.

Avere accanto una donna repressa e frustata non rende più forti gli uomini, solo perché così possono sentirsi più forti e al “sicuro”, viceversa li rende compagni di viaggio di donne monche, infelici che non possono esaurire le loro potenzialità soltanto nell’essere madri o mogli.

La selezione delle parti è sempre pericolosa in quanto patologica, perché l’essere umano, o donna o uomo che sia, è tante cose e con le tante cose che possiede e di cui è costituito, deve imparare a fare i conti per essere in equilibrio e in armonia.

Fiore – Al di là della “proposta indecente” quali sono stati gli altri stimoli che ti hanno portata a dedicarti a Trame Tradite?

Cusumano – Avevo già cominciato a misurarmi con la prosa con il precedente libro scritto a quattro mani con il grande filosofo Fabio Gabrielli. Sentivo adesso che era giunto il momento di provarci da sola!

È stato lanciarsi da un trampolino senza sapere all’inizio dove sarei atterrata. Ho provato l’adrenalina della prima volta che fa bene soprattutto alla consapevolezza che la volontà insieme alla tenacia siano il motore che animano da sempre la mia vita e la mia scelta radicale di scrivere. Direi che l’esperimento o la “proposta indecente” come più volta l’hai chiamata tu, abbia funzionato bene, nel senso che alla fine questo libro mi ha permesso di crescere molto divertendomi anche, creando personaggi che abiteranno nella mia memoria emotiva per sempre.

Fiore – Quanta empatia come immedesimazione c’è nelle tue donne?

Cusumano – Le mie donne mi stanno proprie simpatiche! Alcune hanno catturato la mia empatia e la mia partecipazione emotiva perché alcune loro storie hanno echi sotterranei profondi con alcune parti o pezzi della mia vita. Mi sono divertita a narrare le loro vicende, sapendo anche vivere il loro dolore intimo e abissale come fosse il mio. Spero di essere riuscita a narrarle senza distorcerle e a raccontare le loro storie senza pietismi ma con quel pizzico di ironia che salva sempre anche nelle situazioni più complesse e difficili.

Spero anche di averle risarcite in qualche modo di tutto l’amore che avrebbero meritato e che non hanno ricevuto. Il mio obiettivo primario, il motore del libro, la fonte fondamentale sono stati senza dubbio questi: farle sentire amate, protette, apprezzate, stimate e al sicuro da ogni violazione, abuso o sopruso.

Spero di esserci riuscita.

Fiore – Quale valore ha per te la scrittura?

Cusumano – Per me la scrittura è madre che salva. Non so immaginare la mia vita senza scrivere, forse perché è proprio da quando ero piccina che lo faccio o forse perché la scrittura è la mia Itaca, la mia terra di appartenenza. Come le madri a volte gelose, pretende devozione filiale e riconoscenza, amore profondo e sguardo attento. Spero sempre di essere all’altezza del suo sguardo, so che è una madre esigente e non vorrei mai dispiacerla.

La scrittura è anche terapeutica per me. Guarisce, lenisce, cura. Allo stesso tempo, per me scrivere è la possibilità di vivere tutto ciò che nella realtà dei giorni, per impedimenti personali o familiari o a causa della mia patologia mi è precluso o impossibile vivere. Insomma scrivere è vivere tutte le vite che avrei voluto ma anche tutte quelle che ho vissuto.

Fiore – Sappiamo che tra empatia, immedesimazione, finzione letteraria, autobiografia il confine è molto sottile. Nelle tue ventiquattro storie c’è una in cui qualcuna di queste componenti sia sfuggita al tuo controllo e abbia preso il sopravvento sulle altre?

Cusumano – Credo che sia un libro abbastanza equilibrato tra finzione, autobiografia, immedesimazione, prosa ironica e narrativa e mia personale vocazione o tendenza lirica. Non sento di essermi sbilanciata in maniera eccessiva in nessuna di queste componenti, vuoi per gli anni ormai raggiunti, non sono più così giovane, vuoi per le esperienze pregresse o quelle condivise con il mio grande maestro, Fabio Gabrielli, perché davvero per me Fabio è e resta un grande punto di riferimento letterario e filosofico ma anche di vita. Il mio Virgilio insomma e credo sia bene che ognuno ne abbia uno nella propria vita, se hai la fortuna di incontrarlo. Forse l’unica cosa che ricorre con insistenza, a dire il vero, è il colore rosso! Ma è il mio colore preferito e il colore che per me rappresenta la vita, l’amore, la passione e la Sicilia nei suoi tramonti mozzafiato. Un pizzico di orgoglio e sana venerazione per la mia terra ci voleva, sono sicura che i lettori mi perdoneranno per questo o me lo auguro!

Fiore – Se ti costringessi a scegliere uno dei ventiquattro racconti da sintetizzare per i lettori di ScrepMagazine, quale indicheresti?

Cusumano  – Credo che sia l’ultimo dei racconti di cui si compone Trame Tradite “Dalla stessa parte”, ma non voglio sintetizzarlo, toglierei il gusto e la curiosità ai miei possibili lettori di leggerlo.

Dico solo che è un racconto molto teatrale e scenico.

Quando l’ho scritto mi sono davvero divertita, perché vivo la scrittura con gioia e passione e se non riesco a divertirmi non riesco a scrivere. Vi è un personaggio nel racconto, un certo Damiano Restio, che merita davvero tanta attenzione, perché possibilmente è quell’uomo fatale di cui molte donne potrebbero innamorarsi per poi ritrovarsi in una rete di perenni vorrei, vorrei ma non posso!

Un uomo bellissimo e abile seduttore che ripete sempre lo stesso copione con tutte le donne che incontra e a cui si lega in relazioni più o meno lunghe, incapace di cambiare il suo destino e di costruire un futuro pieno con chi dice di amare.

Damiano suscita non la mia compassione ma la mia tenerezza nel racconto. In fondo se è incapace di amare e di appartenere nella fedeltà e nell’esclusiva, la piena responsabilità non è soltanto sua ma della famiglia in cui è cresciuto.

Se non insegniamo ai nostri figli con amore l’amore, li destiniamo ad essere adulti che invecchiano senza crescere. In fondo sta a noi donne, come madri, la grande responsabilità di non crescere uomini che possano diventare narcisisti patologici, anaffettivi e con il cuore bucato.

Da madri dobbiamo insegnare con l’esempio che l’amore non è nutrirsi dell’altro per spodestarlo del suo essere, ma accompagnarlo nel suo percorso di crescita mano nella mano. Come vedi non sono una femminista nella degenerazione o deriva che questa definizione possa avere. Molte responsabilità le adduco davvero ad una educazione sentimentale pressoché assente in seno alle nostre famiglie.

Fiore – Grazie per la tua disponibilità e buon tutto…

Cusumano – Grazie a te, Vincenzo… è stata una intervista avvincente e piena di grande introspezione dentro me stessa e il mio libro.

È stato un bel dialogo e ti assicuro che hai saputo cogliere a pieno le molteplici sfumature e sfaccettature del mio testo.

Io non avrei saputo fare di meglio! È un complimento sincero! Sono stata bene in questo spazio della parola tutto nostro, lì dove un giornalista e una scrittrice riescono a dirsi tante cose con autenticità e senza temere giudizi. Grazie ancora e al prossimo libro, perché ti preannuncio che è già in stampa il mio ultimo testo scritto nuovamente a quattro mani con il filosofo Fabio Gabrielli.

Che dirti?

Toglietemi tutto tranne che la scrittura!

 

      Vincenzo Fiore

 

Si ringrazia Baldo Genova per le foto di Bia Cusumano

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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