Una giovane donna sta piangendo mentre si trova seduta accanto ad un letto d’ospedale, dove è ricoverata un’anziana che sta morendo. Dietro i vetri Francesca, così si chiama la giovane donna, vede che il cielo è plumbeo e sta per piovere. Guarda ancora quel volto pallido e sofferente,
la donna dai capelli color argento, che ha tenuto duro fino a qualche ora prima stringendo la mano di quella figlia che non ha mai abbandonato e che non l’ha mai lasciata da sola. La figlia è attenta ad ogni singolo respiro della mamma, chiedendosi quale sarà l’ultimo. Sa che è prossima alla morte e sa che si soffre moltissimo durante il passaggio da una dimensione ad un’altra. Mentre accarezza la mano della donna sofferente, avverte il rumore del vento e poi lo scroscio della pioggia di un temporale violento che ha fatto quasi scendere la notte sul giardino dell’ospedale che lei ora da dietro i vetri osserva.
I fiori e le piante si muovono quasi con sofferenza, sotto la sferza del temporale. Francesca rimane appiccicata alla finestra fino a che tutto non cessa. Le foglie e i rami hanno ricoperto il pavimento del giardino. Le nuvole cariche di pioggia si allontanano e il sole ha riempito di nuovo il cielo. E ha sollevato quasi per magia, gli steli che come la schiena di un vecchio si erano piegati.
Alla giovane donna ora manca il respiro, sta assistendo alla morte della persona che ama di più al mondo
È un attimo, la mamma non c’è più e lei deve respirare per la prima volta in modo indipendente, senza quel cordone ombelicale che l’ha continuata a proteggere per quasi 40 anni.
Francesca è seduta ancora vicino a quel letto e dà un bacio in fronte all’anziana. Poi le ricompone il volto, perchè la sua mamma deve essere sempre bella anche dopo essere morta in un letto di ospedale. Ora è pronta a sentire la sua mancanza per tutta la vita. È diventata adulta, non è più figlia, ma orfana. Non sarà più come prima. Non sentirà più la voce della mamma che ogni mattino la chiamava solo per darle il buongiorno. Non avrà più nessuno a cui confidare le sue pene d’amore. No ora deve contare solo su stessa. Ma Francesca non sa che ritroverà la sua mamma in ogni giorno della sua vita in un ricordo, un profumo, un odore. Sarà ugualmente insieme a lei.

Mi piace ricordare una poesia scritta dalla poetessa Carolina Turroni proprio su questo argomento.

Un giorno, all’improvviso

Un giorno, all’improvviso
mentre ti starai pettinando in silenzio,
o mentre ti infilerai una calza,
ti verrà in mente un mio gesto
e ti ritroverai a sorridere pensandomi.

Un giorno, all’improvviso
pedalando veloce sotto le prime gocce
di una calda pioggia di settembre,
sentirai un odore arrivarti al naso
e risvegliare un ricordo di mestoli e tegami
e mi vedrai davanti al fuoco, per un attimo.

Un giorno, all’improvviso
farai qualcosa che facevo anch’io
proprio allo stesso modo in cui la facevo io

e te ne meraviglierai moltissimo
perché non avresti mai pensato
di potermi somigliare così tanto.

 

Un giorno, all’improvviso
ti guarderai il dorso delle mani e con il pollice e l’indice ti pizzicherai la pelle, sollevandola,
e conterai il tempo che impiega a stendersi
pensando a quando lo facevi alle mie mani.

Un giorno, all’improvviso
ti ritroverai, stanca, ad abbracciare un figlio,
mi chiederai scusa per le volte che ho pianto
sapendo già che ti sono state tutte perdonate.

E ti mancherò da fare male
ma sarò con te in ogni gesto
o nel muoversi delle foglie,
nel frusciare di un gatto nel giardino
o nelle orme di un pettirosso sulla neve,
come solo l’eterna presenza di una madre lo può.

Carolina Turroni
Angela Amendola

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