Talvolta mi torna in mente quanto lessi in una biografia di I. Kant (1724 – 1804) in cui si racconta che un giorno il filosofo tedesco corresse trafelato verso il giornalaio di Königsberg, la sua città, per acquistare il giornale in cui avrebbe trovato notizie sulla Rivoluzione da poco esplosa in Francia.
Trovo singolare tale descrizione perché Kant era molto rigoroso e metodico per cui l’immagine della fretta e dell’ansia di avere notizie mi colpiscono e mi fanno pensare che dalla lettura del giornale si aspettasse notizie vere e interessanti.
I giornali erano nati alla fine del ‘600 ma solo con l’illuminismo ebbero diffusione in tutta Europa. Naturalmente anche prima di questa data le notizie e le comunicazioni circolavano con tempi e modalità diverse.

Nei tempi più lontani, la trasmissione culturale avveniva attraverso l’oralità. Intorno al 3000 a. C. viene inventata la scrittura e da questo momento le comunicazioni incominciano ad essere scritte, permane, però, per molto tempo l’uso delle due forme.
Anche Platone, vissuto nel IV sec. a. C., che scrisse molte opere, affermò che quello che aveva affidato all’oralità, alla parola, erano <<le cose di maggior valore>>. Spiegava ciò, sostenendo che la scrittura non accresce il sapere ma solo l’apparenza del sapere, inoltre, lo scritto gli appare inanimato e incapace di difendersi dalle critiche del lettore.
Per noi è diverso, il qui e ora della parola diventa il sempre e dovunque dello scritto e ciò mi sembra cosa migliore perché un notizia che passi di bocca in bocca perde il suo rigore poiché ad ogni passaggio potrebbe, per qualunque motivo, perdersi o aggiungersi uno o più elementi che ne modificano il significato originario.
La scrittura consentì di inviare notizie, ordini, dispacci da un capo all’altro degli Stati ma per molto tempo il cavallo fu il mezzo più veloce che impiegava, a volte, mesi per raggiungere la destinazione finale, questo ci fa comprendere la lentezza del tempo e le lungaggini del passato.
Nell’età moderna, inoltre, gli scritti dovevano passare al vaglio delle autorità ecclesiastiche che avrebbero dato l’Imprimatur, ovvero l’autorizzazione alla stampa e quindi alla libera circolazione del testo. La censura fu usata anche dall’autorità laica che impediva soprattutto la diffusione di notizie dannose per il potere assoluto del sovrano.
Fu solo nell’agosto del 1789 che la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino sancì la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati. La dichiarazione fu pubblicata il 26 agosto 1789 nella Francia rivoluzionaria ed ebbe un carattere universalistico, si rivolgeva a tutti i popoli del mondo e fu determinante per la lotta contro i poteri feudali del sovrano e del ceto nobiliare. Sancì, in via definitiva, l’esistenza di diritti fondamentali dell’uomo che sono inviolabili.

Da quel giorno in cui tutto sarebbe dovuto cambiare, tanto è cambiato, molti Stati riconoscono queste libertà, le riconosce anche la nostra Costituzione all’articolo 21 ma in molti regimi autoritari o dittatoriali, ancora oggi, permangono limitazioni a questi e altri fondamentali diritti.
Non so se Kant abbia trovato ciò che cercava nel giornale che correva ad acquistare nel lontano 1789, certamente se fosse rimasto deluso avrebbe mosso filosofiche rimostranze al giornale e probabilmente il re avrebbe duramente punito il cavaliere che non avesse portato il suo messaggio originale a destinazione.
Tempi passati! Oggi la rete ci consente, stando comodamente in poltrona di scrivere liberamente ciò che vogliamo, è definita democratica per questo motivo ma proprio perché dà ad ognuno la possibilità di immettere dati e testi, dobbiamo dubitare ed esaminare ciò che troviamo prima di aderirvi.
Non tutti sono dotati delle competenze necessarie per trattare certi argomenti, eppure lo fanno. Il virus ha fatto emergere tanti virologi della porta accanto che discettavano di malattia, cura, strategie confondendo le idee ai sempliciotti che li ascoltavano. Alcuni perseguono fini discutibili come inganni per carpire simpatia o illusioni d’amore a povere persone sole e ingenue, imbrogli per spillare denaro a coloro che come Pinocchio si fanno ingannare dal gatto e dalla volpe affidando incautamente i loro risparmi a chi promette di moltiplicarli miracolosamente. E forse ancora più grave la diffusione di idee di intolleranza razziale, di genere, etnica ma ancora peggio la propaganda politica distorta che predica odio, terrorismo, violenza nei confronti del “nemico”.
Nel campo dell’informazione poi, sono molto frequenti le false notizie che vogliono spesso indurre il lettore a formarsi opinioni di qualche tipo, certamente non per accrescere l’informazione libera e consapevole, piuttosto per fomentare istinti bassi e conseguenti adeguati commenti.
La cultura, una volta riservata solo alle classi più alte, oggi, è sempre più di massa. La cosiddetta cultura di massa ha avuto il merito di consentire ad ampie fasce di popolazione di accedere a conoscenze di vario genere che in passato non avrebbero realizzato. La televisione in Italia, per esempio, ha diffuso una lingua unica che in molti casi ha sostituito i dialetti o si è affiancata ad essi. La cultura di massa, però, ha anche il limite di essersi sviluppata molto a contatto con la tecnologia; i mass media influiscono sulla formazione delle opinioni personali molte delle quali si sono costruite attraverso i reality show televisivi che creano realtà fittizie e prive di valore educativo, da programmi televisivi scadenti e insulsi che tendono alla spettacolarizzazione di ogni evento, dalle vicende politiche ai drammi umani che chiederebbero, invece, silenzio e discrezione.
Tutto ciò limita la capacità di riflessione delle persone che diventano indifferenti e passive di fronte a contenuti che non comprendono, non riconoscono e non respingono.
In questo contesto, prolificano con grande facilità le fake news che a volte fanno sorridere, a volte vogliono creare scandalo, a volte suscitare ansie e preoccupazioni. Ne sono vittime anche giornali importanti e canali televisivi a riprova che è difficile capire quando si tratta di notizie false e che in un contesto di incultura diventa sempre più difficile la verifica.

In questo mio dire ho voluto guardare il bicchiere mezzo vuoto, mi sono soffermata solo su aspetti negativi della comunicazione ma sicuramente internet, i social, la rete nel suo complesso, ha molti altri aspetti positivi: utile nel lavoro, fornisce informazioni di ogni tipo, consente di fare acquisti, è un mezzo di comunicazione universale, rende sicuramente la vita più facile.
In ogni caso, però, il vecchio libro, i giornali che fanno vera informazione, la buona televisione, il cinema e il teatro di qualità rimangono insostituibili nel loro valore.
Gabriella Colistra
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