Sanremo è Sanremo

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Sanremo si sa, è un fenomeno di cultura ad ampio raggio, nel senso che investe diversi aspetti della nostra vita.

Partendo dagli albori e seguendone il percorso ci si accorge che i gusti musicali, come tutto il resto che viene proposto durante la manifestazione, sono andati via via adattandosi alle realtà culturali e sociali dei nostri tempi.

E tutto ciò non è avvenuto in maniera pacata e consequenziale, ma con eventi ed artisti che hanno capovolto alcune standardizzazioni musicali e compositivi a favore di un apertura verso generi musicali differenti, più prossimi ai gusti popolari.

Sono più di 70 anni che l’Italia si divide in due quando si avvicina il periodo in cui va in onda il Festival di Sanremo.

Ci sono due tipi di persone che lo aspettano.

Quelli che lo vogliono vedere fallire e quelli che lo amano e lo seguono da sempre.

La Rai, ha fin dall’inizio funzione “educatrice”, e non il suo compito non era di stupire, né sconvolgere.

Questo modo di diffondere la cultura è rimasta ben oltre il 1976, anno in cui finì il monopolio televisivo di stato.

Il conservatorismo Rai, è rimasto una caratteristica anche se ogni tanto, salta agli occhi, la differenza tra il paese reale e il palco dell’Ariston, dove spesso sono apparsi artisti e canzoni distanti dal tempo o dal gusto presente dei telespettatori.

L’evento musicale più importante del nostro paese, stava diventando anche quello meno interessante.

Insomma, il pubblico di Sanremo ha sempre bisogno di novità.

“Bisogna sempre cercare di capire, che c’è sempre possibilità concreta di capire le cose, e le cose che si capiscono non scandalizzano”.

Così diceva il mio caro Alberto Moravia.

Ed è Achille Lauro, con la sua  partecipazione al Festival, che ha contribuito, con le sue esibizioni visionare, a dare smalto ad un festival impolverato da anni.

Non solo le canzoni, ma anche gli abiti sono da sempre lo specchio dei tempi.

Su uno dei palchi più famosi d’Italia si sono alternate le paillettes, le minigonne e anche gli hippie.

Sanremo è soprattutto musica, con i brani che fanno la storia, canzoni destinate a restare.

Ma, Sanremo è anche il colore dato dai fiori, e dai vestiti degli ospiti, dei cantanti, dei conduttori e delle co-conduttrici.

Gli abiti, che sottolineano non solo la personalità di chi li indossa, ma anche un’ epoca.

Era il 29 gennaio del 1951, quando il Festival della Canzone italiana viene trasmesso per la prima volta via radio e a vincere è Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori” che si presenta sul palco con abiti lunghi e vaporosi e corpini ricoperti di lustrini e paillettes.

In quegli anni, le icone di riferimento per la moda femminile creano due percorsi

Uno era l’eleganza bon ton e impeccabile di Grace Kelly e Audrey Hepburn, e il sex appeal dirompente di Marylin Monroe e Ava Gardner.

E in questo periodo gli stilisti iniziano a disegnare collezioni per una donna che resta elegante, ma diventa più emancipata rispetto al passato.

A partire dal 1955, al Festival arrivano le cosiddette “vallette”, che, con le loro diverse caratteristiche, accompagnano in differenti modi il conduttore.

La prima fu Maria Teresa Ruta, zia omonima della nota conduttrice.

Gli abiti iniziano ad avere risalto nell’ambito del Festival e, nel 1958, gli interpreti sono tutti vestiti delle Sorelle Fontana.

La prima valletta del Festival degli anni ’60 è Enza Sampò e in quel periodo le minigonne, iniziano la scalata al successo sulle gambe delle donne di tutto il mondo.

Inventata nel 1966 da Mary Quant, questa gonna irrompe nella moda grazie al celebre ritratto della modella Twiggy e la bellezza femminile diventa più sexy. E anche sul palco.

A Sanremo, in quegli anni, Iva Zanicchi vince insieme a Claudio Villa, avvolta in un lunghissimo abito nero.

Gigliola Cinquetti canta “Non ho l’età” con un abito dalla linea ancora rigorosa, e Mina sceglie i tubini e le gonne ampie.

Dal 1960 i cantanti, le vallette e gli ospiti d’onore scelgono il proprio stilista o la sartoria a cui rivolgersi e iniziano ad arrivare in scena capi unici e inimitabili.

La moda del decennio successivo è una rivoluzione in tutti i sensi: arrivano gli hippie. Jeans a zampa di elefante e zeppe imperversano e anche lo stile del Festival si rinnova.

Sul palco, Claudia Mori, insieme ad Adriano Celentano, sfoggia una chioma cotonata, stivali al ginocchio e top con le frange, mentre Patty Pravo è in una tuta nera a zampa.

Con gli anni ’80, l’associazione mentale con i look di Madonna è immediata.

Colori fluo, nero, borchie, frange, scaldamuscoli, calze a rete, spalline e giubbotti in pelle.

All’Ariston sono in tante a portarle, prime fra tutte Anna Oxa e Loredana Berté. Le donne accanto a Pippo Baudo, tra gli anni ’80 ne ’90, sul palco sono molte: Milly Carlucci, Claudia Koll, Valeria Mazza, Alba Parietti… ma con gli anni ’90 arrivano le supermodelle come Cindy Crawford e Claudia Schiffer e al Festival c’è spazio per innovazioni, colore e movimento.

I cantanti smettono di rispettare dei canoni e ci si inizia a vestire con maggiore libertà.

A partire dal 2000, le varie personalità cercano di lasciare il segno anche con abiti che possano colpire il pubblico ed essere ricordati.

Per quello che riguarda le conduttrici, si riscopre il piacere di indossare abiti “bomboniera” e vestiti da “red carpet”.

Restano nella memoria gli abiti firmati Gai Mattiolo per Antonella Clerici, conduttrice nel 2005, o quelli Dolce & Gabbana di Bianca Balti, valletta del 2013.

Cosa indosserà quest’anno Lorella Cuccarini?

E Teresa Mannino?

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere un mio articolo precedente:

Un bacio a Parigi

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