Intervista alla scrittrice Sara De Bartolo

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A Libri, Arte e quant’altro arricchisca l’anima…

l’ospite di oggi è la scrittrice Sara de Bartolo

Oggi nel mio spazio arriva un’autrice che della scrittura impegnata ha fatto la sua battaglia.  Inizia giovanissima con versi poetici, ma la sua voglia di comunicare, il suo bisogno d’intraprendere narrazioni più complesse la portano ben oltre ai suoi primi approcci letterari e dopo libri per l’infanzia come Briki e la Favolata, passa a tematiche sempre più complesse dove la psiche ne è la protagonista. Un’evoluzione importante la sua. Le opere recenti confermano il suo impegno nel sociale, il desiderio di dare il suo contributo alla collettività con letture che risveglino le coscienze, il bisogno di non dimenticare il grave dramma degli “scomparsi”. Un tema di cui se ne parla sempre troppo poco… E mi va di ricordare che dai dati emessi dal Governo si stima che “Dal 1974 ad oggi sono 64mila le persone che non sono mai state ritrovate.  Più di 12mila persone in Italia sono sparite nel nulla nell’ultimo anno. La maggior parte ha meno di 18 anni. (Maria Gaia Pensieri, presidente del Comitato scientifico ricerca scomparsi OdV a Today.) ”  Ogni mese spariscono in Italia 1600 persone e di un terzo non si sa più nulla ( https://www.interno.gov.it/it/stampa-e-comunicazione/interventi-e-interviste/interventi-e-interviste-raccolta-anni-precedenti/ogni-mese-spariscono-italia-1600-persone-terzo-non-sa-piu-nulla . Dati inquietanti che è bene ricordare e ben vengano scrittrici come Sara che nei loro scritti mantengono viva la denuncia, il ricordo dei tanti scomparsi: uomini, donne e ahimè troppi bambini strappati alle loro famiglie, ai loro sogni, alla loro vita.

Innanzitutto ti ringrazio di essere qui; i tuoi primi passi nel mondo letterario li muovi in versi, poi qualcosa ti fa rendere conto che la Poesia non è la tua strada. Cosa ti ha spinto a tale consapevolezza?

Grazie a te Monica e complimenti per l’impegno che dedichi al tuo lavoro di scrittrice/giornalista. Ho capito che la poesia non era per me quando mi resi conto che le domande da “porre e da pormi” erano davvero numerose. Quindi direi che l’ostacolo principale era la metrica, lo spazio. Oltre quello confesso che c’era dell’altro; personalmente ritengo che la poesia in un certo qual modo deve farti sognare, illuderti anche, o comunque deve necessariamente trasportarti in un mondo poco legato al reale…io invece amo fare l’esatto contrario, ecco che la narrativa, in questo, mi venne decisamente incontro per cui…comprendere cosa fare a quel punto fu semplice.

 Il tuo primo testo narrativo, quale tematica affrontava?

Il mio primo libro di narrativa in realtà aveva un fratello gemello, infatti ne scrissi due in un solo anno (2002). Trattai due argomenti completamente differenti tra loro ma allo stesso tempo legati da un comune “filo sociale”. Sami infatti argomentava il problema dei profughi albanesi, quindi guerra, povertà, emigrazione.Vivere per morire trattava la tragedia americana delle Torri Gemelle di Manhattan.

Negli anni hai ricevuto diversi riconoscimenti per la tua bravura in campo letterario, quale ti è rimasto più nel cuore?

Devo confessare che i riconoscimenti sono stati davvero tanti fin dall’inizio, ma il premio che ho gradito di più tra tutti è stato l’iscrizione per diritto all’Albo Pionieri della Cultura Europea conferitomi nel 2008 dal Presidente dell’Associazione Arte e Poesia di Sutri, provincia di Viterbo, Ignazio Privitera.

 Tra le tue opere di narrativa per bambini, ti va di consigliarcene una?

Purtroppo su dieci solo due sono i lavori letterari dedicati ai più piccoli. La Favolata e Briki  uest’ultimo lo ritengo migliore in quanto trattasi di una raccolta di favole con annessa la morale che al giorno d’oggi direi, è decisamente preziosa. ( Le opere al momento non sono disponibili).

Hai un autore a cui ti ispiri?

Direi proprio di no. Nonostante ammiri tantissimo Danielle Steel e le sorelle Bronte (Emily, Anne e Charlotte).

Anni fa presentasti alla Regione Calabria un progetto letterario: “Scuola per scrittori in erba”, progetto che la Regione ahimè, non ha finanziato.  Ti va di raccontarci in che consisteva e quali benefici avrebbe dato alla collettività

Questa domanda cara Monica esige una risposta un po’ complessa.  Il progetto letterario a cui fai riferimento, da me ideato, scritto e intitolato “Il Dolce Stil Novo” consisteva in lezioni impartite ai ragazzi atte ad approfondire la conoscenza della nostra cara lingua italiana e nel far emergere talenti letterari nascosti tra i piccoli. Detto così potrebbe sembrare un obiettivo comune, in realtà c’è molto di più dietro le quinte. Si perché, vedi cara Monica, va detto che purtroppo sono ben poche le persone che hanno compreso la terapeuticità della scrittura. Talenti a parte, se tutti i bambini avessero la possibilità di “esprimersi scrivendo”, il mondo non avrebbe che da raccogliere positività in ogni senso.Nella natura umana ci sono due forze che se unite possono cambiare letteralmente tutto ciò che ci circonda, tralasciando ovviamente la natura che non è “cosa nostra”. Parlo della capacità e dell’equilibrio. In altre parole, è un po’ come poter fare del bene agli altri (capacità) incominciando da se stessi (equilibrio). Del resto come fanno i veri artisti. Mettono il loro operato a disposizione di tutti e i primi a beneficiarne sono loro stessi, perché creando l’opera si “depurano, si purificano” dai mali del mondo. Immagina se tutto questo iniziasse in età scolare quanto facile sarebbe avere una società più equilibrata e serena! Il progetto in questione cara Monica per diversi anni ha dormito in un cassetto,oggi ti confesso, pare s’intraveda una lucina infondo al tunnel. Spero davvero che questa volta ci sia una possibilità per realizzarlo, non solo per la crescita personale dei bimbi/alunni, ma anche per le persone che ne prenderebbe parte in senso lavorativo/ professionale.Il programma annuale da seguire è stato da me studiato e scritto nei minimi particolari per cui il tutto è servito su un piatto d’argento…. speriamo bene dai!”

Nell tuo percorso letterario ti sei cimentata in vari temi, dalla letteratura per l’infanzia e per adulti; in questi ultimi anni però sei passata a tematiche improntate su una piaga sociale sempre attuale: le persone scomparse. Cosa ti ha spinto in tal direzione?

In realtà l’interesse verso il tema della scomparsa non è una novità. Seguo fedelmente il programma “Chi l’ha visto?” dai primi esordi, quindi dai tempi in cui la brava conduttrice dell’epoca, Donatella Raffai, riuscì ad entrare nelle case degli italiani in punta di piedi proponendo appunto questa tematica dolorosa per moltissime famiglie italiane e non. Sono sempre stata attratta da questa problematica ormai diventata una guerra senza fine, ricordo che memorizzavo e lo faccio ancora oggi, i visi delle persone scomparse e attenzionavo i comportamenti anomali tra la gente che incontravo per strada, proprio perché presa da ciò che si chiedeva nel programma tramite appelli da parte dei famigliari delle persone scomparse

Nel 2016 pubblichi Anna Laura S. H. Rinniti, un’opera che vede la prefazione della giornalista Federica Sciarelli, storica conduttrice di Chi L’ha visto.  Come è nata questa vostra collaborazione?

Anna Laura S. H. Rinniti” è in effetti la prima parte di “Dimenticata”. Ricordo che dopo aver scritto il testo pensai che “una riflessione” da parte di colei che da sempre si dedica a questo argomento in maniera magistrale, sarebbe stata un’ottima “chiusura” del mio lavoro letterario. Un po’ come dire, la ciliegina sulla torta.

La Sciarelli sul tuo libro scrive: “Anna Laura S. H. Rinniti testimonia una grande verità, anche quando sembra che tutto sia perduto, se si ha speranza e non si abbandona un’idea, prima o poi si arriva al “punto”. La Speranza è basilare sempre Un tuo pensiero.

Assolutamente e decisamente sì! È la speranza che fa da collante tra la fede e la carità. Se non avessimo speranza tutto si appresterebbe a finire in ogni campo. Alcune volte la speranza quando è vera e valida viene premiata con il “miracolo”, ma qui poi dovremmo deviare l’attenzione verso un argomento differente, per cui concludo.

Il libro è stato donato al regista Pupi Avati, hai avuto un riscontro?

È  stato gentilissimo. Ho ricevuto due riposte a distanza di qualche settimana l’una dall’altra. A suo dire pare sia stato colpito da entrambi i testi (Anna Laura S. H. Rinniti (prima parte dell’odierna “Dimenticata”) e Dodici ore soltanto) e concluse con degli elogi davvero gratificanti.

Pochi mesi fa per la gioia dei tuoi tanti lettori hai pubblicato “Dimenticata: il sequel di Anna Laura S, H Rinniti.  Ti va di svelarci qualcosa in più?

“Dimenticata” come hai specificato è il sequel di Anna Laura S. H. Rinniti. Era doveroso per i lettori, quelli attenti, risolvere il caso di scomparsa argomentato nella storia. Avevo lasciato tutti con l’amaro in bocca per cui “Dimenticata” è stata decisamente cercata e voluta per dare una conclusione, una fine, alla storia narrata. Cosa posso svelare?  Anna Laura resta la protagonista dell’intera trama, regala colpi di scena che ti lasciano senza fiato e lo fa, se vogliamo, inconsapevolmente, in quanto vera vittima di un intrigo alla Agatha Christie. Con lei troveremo Justine e Gabriele, due figure molto importanti nell’intera trama che si troveranno a dover risolvere i numerosi misteri di un’oscura scomparsa. Di più non potrei dire…sento addosso lo sguardo severo del mio editore!

Il libro è stato introdotto dall’ attore, Ettore Bassi. Ricordi una sua riflessione a caldo dopo la lettura della bozza?

Di Ettore Bassi francamente ricordo il suo sdegno sull’argomento. Nel senso che da quelle poche frasi scambiate in chat, prima che si impegnasse a scrivere un suo pensiero sul libro, mi disse che non riusciva davvero a pensare come potessero sopportare i parenti di una persona scomparsa un tale dramma oltre al fatto che secondo lui (questo lo penso anche io da sempre) la tematica è poco trattata o comunque le reti Rai dovrebbero dedicare più iniziative legate al tema.

Dall’inizio dell’anno sono scomparsi in Italia 5.908 minori e… mai più ritrovati (cit. Aibinews 26 settembre 2023) . Ma come può una persona, oggi, con tutti i mezzi di comunicazione presenti scomparire ancora nel nulla? Forse l’umanità è sempre meno propensa a tendere una mano o la paura è più forte del buon senso?

Penso dipenda da entrambe i pensieri che hai espresso. Quella che tu garbatamente chiami umanità, col passare del tempo sta perdendo i valori che la renderebbero tale. Oltre questo la paura fa la sua parte, vuoi per debolezza raggiunta ormai dall’uomo, vuoi per negligenza o per altro. Resta il fatto che oggi si vive, purtroppo, in un mondo surreale a mio avviso, un mondo in cui se spari ad un ladro che sta rubando in casa, devi risarcire lui o in parenti in caso di morte, un mondo in cui si vince la noia ostacolando con un cavo d’acciaio una strada con i veicoli in corso, un mondo in cui se un ragazzo prende una nota, il professore viene denunciato, un mondo in cui si muore da soli in casa e nessuno si accorge della tua assenza fino al ritrovo, dopo anni, del tuo corpo mummificato.  In un mondo così se una persona sparisce come puoi meravigliarti se la mobilitazione da parte della collettività non è solida, immediata e costruttiva?  Spero davvero che qualcosa si muova a tal proposito perché non penso ci sia altro tempo a disposizione. Si è toccato il fondo oltrepassandolo e non di poco, per cui ora risalire costa fatica a tutti, per cui solo uniti tra noi possiamo ancora sfiorare l’idea di non estinguerci come genere.

 Un tuo pensiero su un caso irrisolto come quello della piccola Denise Pipitone, che idea ti sei fatta?

Sul caso di Denise ci sarebbe davvero tanto da dire. Pochi giorni fa, grazie ad un regalo di un’amica ho letto un libro di Piera Maggio, che peraltro ho avuto il piacere di conoscere tramite mail diversi anni fa, appunto Denise. Sapevo già tanto sulla storia di questa bimba scomparsa davanti casa, ma leggendo il libro ho toccato con mano la disperazione dei genitori.  Non credo ci sia qualcosa di peggio. La scomparsa di una bimba e il suo mancato ritrovamento dopo anni penso superi il dolore di una probabile morte. Qui entra in campo la speranza di cui parlavo prima. Personalmente assumendomi la totale responsabilità di quanto dico, penso che parte della responsabilità sul fallimento delle indagini sia da addebitare al modo in cui si è indagato.  Le prime persone che hanno indagato sul caso, a mio avviso hanno agito superficialmente. Molte, moltissimi indizi portavano in una precisa direzione all’epoca dei fatti ma chi di dovere evidentemente il suo… “dovere” non lo ha fatto in maniera appropriata e seria. La giustizia italiana a mio avviso fa acqua da più parti, ma come dicevo sopra è l’uomo che deve cambiare, deve riconquistare la propria umanità, da lì il passo si rivelerebbe breve verso qualunque settore.

Progetti futuri?

Per un futuro non troppo lontano, si. Ho in cantiere un altro lavoro letterario ben differente da tutti gli altri che lo hanno preceduto. Questa volta non sarà una storia di fantasia intrisa di realtà personali o meno, non sarà un tema che vedrà un pubblico se vogliamo schierato come succede sempre quando si decide cosa leggere, se preferire un testo politico/sociale, un horror, un giallo o altro. Questa volta sarà un lavoro dedicato a tutti, nessuno escluso. La fantasia sarà messa totalmente da parte, quindi ogni singola parola usata avrà il suo riscontro reale, concreto, tangibile e chiaramente la responsabilità di quanto affermerò sarà totalmente della sottoscritta. Ti starai chiedendo a cosa mi riferisco…il tema trattato insomma, vero? È  presto detto cara Monica, tratterò i fenomeni dell’N.D.E.  Sigla inglese di Near Death Experience (esperienze ai confini della morte). In parole più semplici, raccoglierò quante più testimonianze riuscirò a raggiungere e ne farò appunto una raccolta in un libro. Testimonianze di persone che hanno ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato l’incontro con la morte, vuoi per incidenti stradali, per patologie gravi o altro. La morte è l’unico punto di domanda a cui l’uomo non ha mai saputo dare una risposta neanche allusiva, oggi però grazie al coraggio di numerosissime persone, di ogni età, religione e nazionalità che hanno voluto testimoniare d’aver vissuto, per un piccolo intervallo di tempo, in un’altra dimensione dalla quale poi, non certo per loro volontà son tornati indietro, possiamo ben comprendere che c’è vita oltre la vita, che tutto non finisce qui sulla terra e che ci aspetta una nuova dimensione dove tutto è meravigliosamente vivo e per sempre. Le testimonianze saranno provviste di nominativo e fonte divulgativa affinché chiunque possa poi verificare la veridicità di quanto io riporterò nel testo. Da questo puoi dedurre che la tematica non può non suscitare interesse collettivo. Sono certa che anche l’ateo più deciso e radicato da generazioni, in cuor suo, nutre, un minimo di speranza che ci sia davvero qualcosa oltre questa vita. Anche se sempre più spesso la tv ci mostra spaccati di una umanità folle e amante della distruzione. Cara Monica, partiamo quindi dalla certezza che l’uomo non è un corpo con all’interno un’anima, ma al contrario è un’anima alla quale è stato regalato un corpo, un corpo che prima o poi dovrà lasciare per poter risalire alla fonte primaria, laddove nasce la Vita, quella Vera, quella Eterna. La scienza (Antonino Zichichi) ha finalmente dichiarato di non essere in grado di dimostrare la NON esistenza di Dio. A me personalmente non serve sapere altro. Il titolo è già nato, grazie ad una persona a me molto cara. La stessa persona alla quale dedicherò il lavoro letterario in questione. Grazie a tutti voi lettori e grazie a te Monica.

E in attesa di leggere  la sua nuova opera, ricordo ai nostri lettori che trovate il suo libro a questo Link

Intervista a cura di Monica Pasero

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