C’è una diatriba che occupa le prime pagine di tutti i giornali da alcuni giorni, ed è quella innescata dalle parole di Vittorio Feltri verso il Sud e la sua gente. In migliaia hanno manifestato dissenso, alcuni in malo modo, altri come Ruggero Pegna in modo civile ed autorevole.

Il Coronavirus e quel campanilismo inutile e rozzo tra Nord e Sud Italia.
Da settimane, in tutto il mondo, sono evidenziate le qualità che gli italiani sanno tirare fuori nei momenti più duri e complessi: solidarietà, generosità, forza, coraggio, abnegazione, altruismo e molto altro. Ognuno, in questi giorni difficili e inattesi, le ha profuse incessantemente, da Nord a Sud e viceversa, in uno scambio naturale di collaborazione e aiuto, per sconfiggere tutti insieme un drago temibile e invisibile. Tutto il mondo ci ha osservato e apprezzato, commuovendosi e facendo il tifo per noi, per l’Italia, quel pezzo di mondo che racchiude tra bellezze paesaggistiche e culturali, tra storia e patrimonio, alcuni dei più grandi tesori della Terra.

Un Paese in cui la varietà degli elementi, delle caratteristiche dei diversi territori e della natura, è tanta e tale da richiamare milioni di turisti da ogni continente. L’Italia amata, oltre le invidie e i suoi difetti, nel dolore ha conquistato tutti. La singolarità di borghi, centri storici e città fantastiche, isole splendide; l’incanto di angoli meravigliosi, oasi e parchi naturali sconvolgenti, siti archeologici dal valore inestimabile, laghi e monti circondati da un’infinità di mare; capolavori d’arte e civiltà, da sempre fanno del nostro Paese il pezzettino del pianeta più bello, affascinante e pure climaticamente invidiabile.

Se l’Italia non si conoscesse, non si potrebbe certamente immaginare; va visitata in lungo e largo, perché ogni luogo ha qualcosa di indimenticabile e speciale. Chi la guarda dall’estero, l’ammira tutta intera, perché la grande bellezza è nel suo insieme, a cominciare da quella forma che apre all’empatia istintiva, fino alle migliaia e migliaia di cartoline uniche e spettacolari di ogni suo punto. Cultura, storia, tradizioni, ingegno e molto altro, ci rendono inequivocabilmente noi; quegli italiani che, prima di ogni altro, hanno dovuto fare i conti con un virus che ha fermato il tempo e ha portato lutti. In tanti, negli altri Paesi, si sono ricreduti sui tanti stereotipi e hanno decantato a lungo valori e pregi del nostro Paese e della sua gente, in questi mesi orgoglio e modello per chiunque. Eppure, ancora una volta proprio dentro casa, c’è chi per vanagloria personale, interessi di bottega, campanilismi rozzi e primitivi, con supponenza e arroganza, è riuscito a ferire l’unità innanzitutto umana di questa Italia che, proprio nella sua capacità di essere unica, trova grandezza e forza.

Il provincialismo più becero e insensato, ancora una volta, è stato capace di sfociare in forme di razzismo tra città e regioni, medici milanesi e napoletani, ricercatori e strutture ospedaliere, finanche verso studenti del Sud, ragazzi che studiano al Nord diventando protagonisti di storie di successo che appartengono a un’unica bandiera. L’ottusità più sciocca, quella che alberga ovunque, è arrivata a gioire e rinfacciare numeri di contagi e morti, presunte superiorità di razza per operosità e reddito. Uomini banconota si sono fatti sopraffare dal loro vero virus a base di euro e dollari, sfoderando conti da oste, peraltro impossibili, che punterebbero a pesare pezzi d’Italia su un’improbabile bilancia di utilità, moneta e importanza.

Sarà l’eccesso di talk show e social, con alcuni opinionisti esperti di banalità e strilli, giornalisti giunti alla fine della carriera e, innanzitutto, della lucidità e del buon senso, pseudo politici interessati al loro piccolo tornaconto, vecchi e nuovi profeti senza profezie, con idee e proclami cambiati alla bisogna, ma la confusione e la misera “italietta” hanno preso il sopravvento. Così, diminuiti contagio, ricoverati e morti, sono aumentate le accuse verso questo e quello. Il virus dello scarica barile ha iniziato a diffondersi, finendo per cavalcare perfino il tema del campanilismo più inutile e illogico, riaprendo la piaga, evidentemente mai sanata, della divisione tra Nord e Sud, tra “la parte che produce e il Sud vagabondo e zavorra”.

La battaglia tanto agognata da leghisti di ieri e di oggi per una “inesistente Padania” da rendere “libera e indipendente”, messa a tacere dal nuovo corso interessato alla quantità di voti e poteri, è ripartita in modo ancora più immotivato, offensivo e incomprensibile. In poche ore, per distrarre da responsabilità su diffusione del contagio e morti assurde, da strane speculazioni perfino sulle case di riposo e anziani, ci si è tuffati a capofitto in un tema molto caro a certi: l’antimeridionalismo mai spento.

Una bega inqualificabile, in un momento in cui essere uniti significa sopravvivenza per gli italiani e per tutto ciò che è italianità nel mondo, è tornata tristemente in auge. Medici che si smentiscono pubblicamente, offendendosi come tirocinanti alle prime armi, anche in nome della presunta superiorità della città da cui provengono; politici e giornalisti padani che offendono gratuitamente il Sud, senza che almeno questa volta ce ne sia uno specifico motivo o bisogno, sono riusciti a gettare il fango di una sciocca disputa ultras sul prezioso e bello che ha unito la stragrande maggioranza.

In questa contesa di una supremazia morale e umana inesistente, questi signori offendono tanta gente straordinaria e onesta: volontari, medici, infermieri, forze dell’ordine, vigili del fuoco, uomini semplici che si sono spostati da una parte all’altra del Paese, rischiando la vita e lasciando affetti; tutti gli italiani che hanno dato aiuti e beneficenza, magari piccoli risparmi, senza badare a quale latitudine arrivassero; tutti i morti che, chi più chi meno, hanno pianto in ogni parte.

Se il virus è attecchito in un luogo più che altrove per responsabilità di alcuni, forse, non lo sapremo mai. Se anche una pandemia è stata occasione di sprechi, speculazioni, ruberie, anche a danno di vite di innocenti, lo diranno la scienza e, soprattutto, le indagini. Gli italiani, quelli consapevoli di vivere in un Paese pieno di qualità e talenti, spesso vilipesi nella loro dignità e nei loro sacrifici da una politica disinteressata ai loro bisogni, resteranno per sempre uniti nelle facce sudate e ferite di questi giorni, nel dolore di figli e parenti, nei colori di un cielo che, finalmente, sta tornando più che mai italianamente azzurro, da Lampedusa alle Alpi.“.

Per i pochissimi che non conoscessero Ruggero Pegna ecco qualche breve notizia biografica.
Nato a Nicastro (Lamezia Terme) il 9 ottobre 1962. Ha studiato ingegneria ed urbanistica allUniversità della Calabria. Nel 1984 decide di svoltare nel settore dello spettacolo musicale dal vivo ed inizia a scrivere la storia dei grandi live musicali in Calabria, organizzando il suo primo evento: Spandau Ballet allo Stadio di Catanzaro (1 agosto 1987), di cui era esclusivista David Zard. Con l’avvio del suo progetto Fatti di Musica, Festival del Live d’Autore giunto oggi alla trentaquattresima edizione, che presenta e premia alcuni dei migliori live di ogni anno, inizia una storia incredibile per lo spettacolo dal vivo e la cultura in Calabria.

Direttore artistico, promoter musicale, organizzatore, produttore, autore televisivo, scrittore, con passione per la poesia, la satira, il giornalismo e la comunicazione creativa. Socio fondatore di Assomusica (Associazione Italiana degli Organizzatori e Produttori di Spettacoli musicali dal vivo). Nella realizzazione di eventi si occupa di vari aspetti, dalla ideazione e scrittura, all’organizzazione e comunicazione. In questi anni ha dato un forte impulso allo sviluppo dello spettacolo musicale dal vivo in Calabria, impegnandosi per la crescita di tutto il settore.

Nel 1996 è stato eletto a Firenze consigliere nazionale nel primo direttivo di Assomusica; rieletto nel 2005 a Roma nel direttivo 2005/2007 e nell’aprile 2009 a Pesaro nel direttivo 2009/2012. In questo ruolo ha lavorato alla stesura dello Statuto, del “Documento Regole e Ruoli dello spettacolo dal vivo in Italia” e ha collaborato all´ufficio comunicazione e su vari temi. Attualmente è supplente nel Consiglio dei Probi Viri. Nel 2012 è nominato per il biennio 2012/2014 membro della Consulta Ministeriale per i Problemi dello Spettacolo (Sezione Musica) della Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, quale esperto della Conferenza Unificata (sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali). Riconfermato anche per il biennio 2014/2016. E´amministratore e direttore tecnico-artistico della Show Net srl, subentrata nel 2004 alla “Ruggero Pegna Spettacoli” nata nel 1985.

Ma io lo definisco semplicemente come l’uomo che ha realizzato e continuerà a realizzare i sogni di migliaia di persone. In questo periodo di quarantena così impegnativa per lui, trova anche il tempo per rispondere alle mie domande.

Il lavoro di un promoter durante e dopo un evento così improvviso e imprevedibile come la pandemia da covid19, come cambia?

Il nostro lavoro mette insieme, aggrega, cioè fa l’esatto contrario di quanto impongono le misure anticontagio. Il problema vero è l’impossibilità, ad oggi, di conoscere la data in cui queste misure cesseranno o, addirittura, se le modalità di svolgimento di un evento cambieranno drasticamente e per quanto tempo. Migliaia di eventi in programma sono stati annullati o lo saranno nei prossimi giorni. Altri saranno rinviati, ma non si sa con certezza a quando. Poi, ci sono le normali programmazioni di festival estivi, per i quali siamo in attesa di capire se e in che modo si potranno realizzare. Stiamo pensando a situazioni con pubblico ridotto, in grandi piazza o anfiteatri, dove è possibile mantenere un distanziamento e rispettare misure di prevenzione. Stiamo lavorando anche all’idea di concerti con la formula del Drive In, o televisivi in beni culturali. Di certo, al momento, si è completamente bloccato ogni incasso, a cominciare dai biglietti, alla vendita di spettacoli estivi a Enti, comitati, ecc. Un disastro.

Cosa ti ha spinto a scegliere una professione atipica in una terra difficile come la Calabria?

Ero all’ultimo esame di ingegneria, ma già facevo programmi musicali radiofonici, televisivi, scrivevo per pubblicazioni di vario tipo, scrivevo in generale. L’attitudine a comunicare e l’amore per la musica, mi hanno spinto a tentare di organizzare un grande evento dal vivo. Parlo di 1983/84. Qui, le stelle internazionali non arrivavano e per vedere i grandi concerti bisognava arrivare a Roma, Milano. Decisi di organizzare il concerto degli Spandau Ballet, allora ai vertici del successo mondiale, perché innanzitutto piacevano a me. Dopo ore di riunione con David Zard, che ne era esclusivista, lo convinsi e partì l’avventura. La prima data fissata per il 1985 saltò per un incidente al sassofonista della band. Molti mi presero in giro, certi che fosse una bufala. Con pazienza, attesi che guarisse e l’ 1 agosto del 1987 gli Spandau Ballet suonarono allo Stadio di Catanzaro. Per la Calabria fu quasi uno shock, l’inizio dell’era dei grandissimi concerti in modo frequente e continuativo. Creai un’azienda che proponeva spettacoli tutto l’anno, al chiuso e all’aperto.

Quanto la tua passione per la musica ha influito nella scelta professionale ?

Determinante. Non sono mai stato un commerciante di spettacoli, ma un appassionato di musica. Sono io stesso direttore artistico del mio festival principale, che è “Fatti di Musica – festival del live d’autore” giunto alla 34° edizione, e di ogni altro festival che ho ideato e realizzato. Ne ho ideato decine, anche eventi televisivi nazionali e internazionali, come il concerto di Elton John a Reggio in omaggio a Versace, trasmesso da Rai2 e Rai International, La Sera dei Miracoli al Porto di Gioia Tauro, trasmesso da Rai1, Un Ponte fra le stelle sempre per Rai1 e moltissimi altri

Cosa influisce nella scelta degli artisti da proporre?

Come dicevo, innanzitutto influiscono i miei gusti e criteri di assoluta qualità artistico-musicale, tipo di allestimenti, attualità dell’evento. Spesso i concerti che propongo sono inseriti in contesti di promozione di beni culturali, con connotati di altissimo spessore culturale e risvolti socio-umanitari.

Ti è mai capitato di non proporre un big per motivi di antipatie personali?

Sì, ma non per antipatie extramusicali, ma antipatie strettamente legate al prodotto musicale. Ad esempio, non amo le tarantelle, il neomelodico, il folk più paesano, nell’uso massiccio che si fa in molte piazze del Sud. Ci sono dei festival interessanti di taranta, per il resto non mi esalta il genere, forse proprio per l’abuso che se n’è fatto in Calabria.

Ruggero, hai realizzato i sogni di migliaia di persone, me compresa, hai portato al Sud i grandi eventi come i musical da Peter Pan a La Divina Commedia, Giulietta e Romeo, Notre Dame de Paris; per non parlare di tutti i grandi nomi che ci hanno regalato notti magiche, partendo dagli Spandau Ballet ad Elton John passando per Renato Zero, compreso il grande Pino Daniele. Chi manca per concludere una rosa di artisti così grandi?

Da Elton John a James Taylor e Al Jarreau, da Sting a Tina Turner e Carlos Santana, dai Simple Minds ai Simply Red, passando per centinaia di altre super star italiane e internazionali, ho portato in Calabria i miei artisti preferiti e molti eventi già irripetibili. Mi piacerebbe portare qui Springsteen, ma non sarà facile. Col tempo, le grandi strutture sono diventate una vera discriminante. In Calabria manca uno stadio da cinquanta/sessantamila spettatori, cioè quelli necessari oggi per nomi come lui, gli U2, ecc. I costi non sono altrimenti bilanciabili e i contributi pubblici non potrebbero mai integrare gli incassi per quanto necessario.

Ruggero non è solo promoter ma è anche uno scrittore di successo, i tuoi libri hanno commosso e hanno fatto riflettere, ne hai uno in progettazione?

Ho scritto e pubblicato molte cose. Ho la fortuna di potermi esprimere in varie formule, dalla poesia, al romanzo alla satira. “Miracolo d’Amore“, edito da Rubbettino, in cui racconto la mia leucemia in parallelo con la storia di un condannato a morte innocente, in cui mi sono immedesimato, è diventato un libro presentato nei maggiori programmi TV, da Costanzo a Magalli. Un riferimento per malati e familiari, che infonde coraggio e speranza. L’ultimo, Il cacciatore di meduse edito da Falco, storia di un piccolo migrante somalo, è stato inserito tra i libri consigliati dalla World Social Agenda a tutti gli studenti, ed è stato presentato in molte scuole. Ha avuto numerosi riconoscimenti. Sto ultimando “Adel“, anticipo qui il titolo, storia di un’adozione, del rapporto meraviglioso tra genitori e un figlio che una cicogna sbadata ha portato in un luogo sbagliato, un figlio che hanno dovuto cercare per il mondo per riportarlo a casa…

Hai avuto il privilegio di conoscere mamma “Natuzza”, che ricordi hai di questa Santa?

Natuzza è una figura sempre presente nella mia vita. L’ho conosciuta bambino grazie a mio padre ed è diventata una persona cara, una mamma soprannaturale. Ricordo splendido. Umile, dolce e sempre disponibile ad ascoltare le sofferenze di tutti, soprattutto di malati e loro familiari, riusciva ad infondere coraggio e speranza. Grazie a ciò che le diceva il nostro Angelo custode, con cui lei parlava, riusciva a fare diagnosi come se fosse un medico, a parlare qualsiasi lingua, ad avere notizie di defunti, a pregare e ottenere guarigioni. Per me è stata sempre santa e, mi auguro, che a breve venga proclamata tale ufficialmente dalla Chiesa. Il processo di beatificazione è già iniziato.

Che rapporto hai con la fede?

Grazie proprio a mio padre, molto credente, sono stato avvicinato alla fede prestissimo. Don Enzo Puja, il mio professore e assistente spirituale nel movimento studente di azione cattolica, dove sono stato per molti anni, ha fatto il resto. Ho anche provato l’esperienza del movimento Gen, quello dei Focolarini ed ebbi la fortuna di incontrare anche Papa Giovanni Paolo II. Da organizzatore di eventi, il 9 ottobre del 2011, giorno del mio compleanno, ho anche curato l’organizzazione della Santa Messa di Papa Benedetto XVI a Lamezia, approfittandone per fare la Comunione. Una coincidenza incredibile e indimenticabile

La fede per te ha bisogno di miracoli?

No, la fede è un dono, ma i miracoli sono un evento direi quasi “spettacolare” della straordinarietà dei Santi, una manifestazione della grandezza della fede, dell’amore di Dio, di Gesù e della Madonna verso gli uomini. Sono una prova che esistono davvero, per spingerci al bene, a prendere le distanze da tutto ciò che è male per l’umanità. Ma l’uomo, purtroppo, spesso persegue i suoi scopi senza rispetto per gli altri, l’ambiente, l’umanità, la vita stessa.

Conosciamo tutti ciò che è successo pochi giorni prima del tuo matrimonio, lo hai raccontato nel libro Miracolo d’amore, hai una grande donna al tuo fianco, avete poi festeggiato il matrimonio in modo tradizionale com’è nei sogni di ogni donna?

La diagnosi della mia leucemia è stata casuale e improvvisa a ventiquattro ore dal mio matrimonio, ovviamente scombinandone ogni aspetto organizzativo. Monica ha voluto che ci sposassimo lo stesso, ma i medici hanno imposto che il matrimonio si celebrasse nella cappella dell’ospedale di Catanzaro. Il ricovero in camera sterile fu immediato. Il tempo della cerimonia religiosa, con amici e parenti increduli e fui immediatamente “rinchiuso” nella degenza n. 5. Un percorso duro e difficile, ma grazie ai medici, agli infermieri, alle preghiere di Natuzza, alla generosità di tanti che mi hanno dato sangue e piastrine e al midollo di una ragazza americana, sono tornato alla mia vita.

Pensi siano necessarie più iniziative artistiche musicali per far conoscere giovani nel mondo della musica? A tal proposito credi che gli amministratori siano adeguatamente preparati verso il fenomeno per supportare le tue iniziative?

Negli anni ho ideato vari festival per scoprire e valorizzare giovani talenti, da “Sotto il segno della Musica” al “Demofest“, da “La Calabria è talento” al “Calabria Fest“. L’attenzione per questi eventi è cresciuta. Poi, bisogna saperli inserire in bandi pubblici e in quei canali di finanziamento che li rendono possibili. In Calabria, praticamente non esistono gli sponsor privati. Spesso sono io stesso il primo, se non l’unico sponsor di alcuni miei stessi eventi.

Il bacino degli utenti sta diventando multi etnico, verso quali tipi di spettacolo ti orienterai per rendere fruibili a tutti i contenuti che sono a molti estranei?

La musica non ha barriere e confini. E’ un linguaggio universale, fruibile a tutti senza bisogno di filtri, mediazioni. E’ emozioni, sentimenti, sensazioni. Ognuno ha propri gusti e una propria sensibilità, oltre a un proprio bagaglio culturale. Non è la musica che deve adattarsi ai fruitore, anzi più è originale più è arte. Ognuno, piuttosto, ha facoltà di scegliere quale sia la sua musica, o siano le sue musiche. E’ il gusto che seleziona la musica, non la musica che deve andare incontro al gusto. Non sarebbe nemmeno possibile.

Nel mondo dei promoter vi è cooperazione o hai trovato dei concorrenti sleali?

E’ un mondo molto diverso da quello che può sembrare, tutto zucchero e amore. Ci sono ipocrisia, falsità, spietati interessi economici, ma c’è anche tanta gente perbene, creatività, professionisti seri. Un po’ come in tutti i settori. Purtroppo, è un mondo che affascina e in cui girano molti soldi, quindi attrae anche figure discutibili, mitomani, interessi illeciti, coperture di ben altro. Il tempo, la professionalità e i controlli, dovrebbero alla lunga selezionare. Spesso, però, alcuni meccanismi preferiti da qualcuno, portano ad escludere i più onesti, per ragioni immaginabili.

C’è un erede di David Zard come professionalità e umanità?

Credo che Davide sia stato e rimarrà unico, per la sua concezione di evento collegato a comunicazione e promozione, oltre che per umanità, visione, intelligenza, eleganza. E’ stato un brand, infatti è l’unico che conoscono tutti. Il mio maestro. In questo lavoro, ognuno ha una sua unicità. Lui rimarrà sempre David Zard.

L’ultimo concerto organizzato è stato quello di Mika, serata memorabile, artista più che bravo, simpatico ma gli artisti sono in privato come appaiono in pubblico?

Quest’anno è successo un fatto strano. Ho programmato i primi 4 eventi del Festival nel periodo precoronavirus: 30 gennaio Negrita, 8 febbraio Mika, 12 febbraio We will rock you, dal 14 al 17 febbraio La Divina Commedia. Incredibilmente poi si è fermato tutto. Una premonizione inconscia. Mika è stato pazzesco, spettacolo unico e festoso. Il pubblico ha partecipato ad una festa di gioia incontenibile. Lui è quello che si vede, uno dei casi di coincidenza tra uomo e artista. E’ sceso perfino dal palco per cantare tra il pubblico, senza chiedere nemmeno personale di sicurezza. Splendido. Mi auguro che sia una festa presto ripetibile, perché certe emozioni può darle solo la grande musica dal vivo!

  1. Grazie Ruggero, noi ci salutiamo momentaneamente perchè sono più che certa che presto ci regalerai nuove emozioni con gli spettacoli dal vivo e le tue manifestazioni musicali.

Per chi volesse rivivere o vivere belle emozioni vada sul suo sito www.ruggeropegna.it

Angela Amendola 

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