Si è chiusa al Lido l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un’edizione che ha confermato ancora una volta il ruolo del cinema come specchio del tempo presente. Tra i film premiati e le opere presentate nelle diverse sezioni, sono emerse storie capaci di confrontarsi con alcune delle questioni più urgenti della contemporaneità: la guerra, il potere, le disuguaglianze, la condizione femminile, la fragilità psicologica, il lavoro e la ricerca della libertà.
Venezia 2026 – 83 i Premi

- Leone d’Oro: Woman Unknown di May el-Toukhy.
- Gran Premio della Giuria: Possible Love di Lee Chang-dong.
- Miglior regia: Ilya Khrzhanovsky per DAU.
- Miglior attrice: Mathilde Arcel per Woman Unknown.
- Miglior attore: John Malkovich per Wild Horse Nine.
- Miglior sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un bon petit soldat.
- Premio Speciale della Giuria: NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor.
- Premio Marcello Mastroianni: Malou Khebizi per 15/18 (A Place To Heal).
Accanto ai grandi titoli internazionali, Venezia ha dato infatti spazio anche a nuove voci e a storie più intime, capaci di trasformare vicende quotidiane in racconti universali.
Ed è proprio in questo spazio che si inserisce Puca, il cortometraggio della regista Sara Scalera, selezionato alla Settimana Internazionale della Critica.
Il film, sostenuto dalla Calabria Film Commission e girato in Calabria, ha portato sul grande palcoscenico veneziano un territorio che diventa parte integrante della storia. I paesaggi dei Calanchi di Palizzi fanno da sfondo a un racconto ambientato negli anni Novanta e incentrato su tre sorelle, sull’estate, sulla scoperta e sul delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza.
La piccola Puca, che dà il titolo al film, racconta di aver visto una sirena. Quella fantasia diventa il punto di partenza di una storia fatta di complicità, libertà, paura e crescita. Dietro l’apparente semplicità della vicenda si nasconde così un tema universale: il momento in cui ci si accorge che l’infanzia sta finendo e che il mondo comincia a essere visto con occhi diversi.

La presenza di Puca assume un significato particolare anche per la Calabria. Il film dimostra infatti come il territorio possa diventare non soltanto una location, ma una componente narrativa e visiva capace di caratterizzare profondamente un’opera. Il mare, la terra, i paesaggi e la luce della Calabria contribuiscono a costruire l’atmosfera sospesa e quasi fiabesca del cortometraggio.
Il sostegno della Calabria Film Commission si inserisce in questo percorso di valorizzazione della produzione cinematografica regionale e delle nuove generazioni di autori. Portare un’opera realizzata in Calabria fino a Venezia significa offrire al territorio una vetrina internazionale e, allo stesso tempo, contribuire alla costruzione di un’immagine della regione legata alla cultura, al cinema e alla creatività.
Per la Calabria film commission sul palco della Biennale:
- Annunziata Celeste Vadicamo, Elisa Rosaci e Ludovica Tassone, le tre giovani attrici calabresi protagoniste di Puca.
- Giovanni B. Algieri, regista e sceneggiatore originario di Corigliano-Rossano, autore di Tutte o nessuna, presentato a Venezia.
- Filippo Librando, nel cast di Tutte o nessuna. Il film è stato girato a Corigliano-Rossano con il coinvolgimento di numerose maestranze calabresi.
- Anton Giulio Grande e Giampaolo Calabrese, rispettivamente presidente e direttore della Calabria Film Commission, che hanno seguito direttamente le attività della Fondazione
Venezia 83 lascia quindi in eredità un cinema attento alle grandi trasformazioni del mondo, ma anche alle piccole storie da cui quelle trasformazioni prendono forma. E Puca rappresenta bene questa doppia dimensione: una storia semplice e intima, nata e girata in Calabria, capace di arrivare fino al Lido e di inserirsi nel dialogo internazionale sul cinema contemporaneo.
Un risultato che va oltre la semplice partecipazione a un festival. È un segnale per il cinema calabrese e per un territorio che, attraverso il sostegno alle produzioni e ai giovani autori, può continuare a raccontare se stesso e a farsi conoscere attraverso le immagini.






