“a tu per tu con”…Nonna Carla e Nonno Vittorio

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I rumori delle emozioni                                                           

 

Le emozioni non sono solo vicende private e protette, ma sono rumori che interessano la sfera pubblica e partecipano alle scelte politiche e alle dinamiche socio – familiari con il loro carattere complesso che attribuisce alle stesse un ruolo centrale nei vari ambiti della nostra esperienza di vita.

Oggi ne parliamo con nonna Carla e nonno Vittorio che hanno vissuto e stanno vivendo una storia di vita ricca di emozioni e stanno segnando in modo particolare il loro animo e il loro percorso di vita.

Fiore – Cosa significa provare emozioni?

Nonna Carla – Provare e emozioni significa avere un animo sensibile che difficilmente si adatta alle situazioni che la vita riserva.

L’emozione è una reazione psico-fisica complessa che risponde ad uno stimolo esterno o interno che ci porta a far battere più velocemente il cuore, a far sudare o ad esprimere lo stato d’animo con espressioni facciali, diverse posture e strane reazioni d’impulso.

Le emozioni servono a comunicare e a guidarci verso azioni adattive necessarie alla sopravvivenza.

Tutto questo, però, non ci deve portare a  confondere l’emozione col sentimento perché quest’ultimo è un’elaborazione mentale più lunga e consapevole dell’emozione.

Fiore – Le emozioni, quindi, sono identificabili con il linguaggio delle relazioni umane, pronte a rispondere a quelle altrui e a costruire il mezzo attraverso cui ci connettiamo in maniera significativa e autentica con gli altri.

Nonna Carla – Assolutamente sì! E ora fatta questa breve premessa scientifica dell’emozione, ti racconto quanto stanno vivendo nonna Carla e nonno Vittorio, due nonni che, quando credevano di aver raggiunto la massima felicità con la nascita della loro prima ed unica nipotina, iniziano ad imbarcarsi in una storia di alta drammaticità.

Fiore – E mentre con un filo di voce invito nonna Carla a continuare i suoi occhi si inumidiscono di dolore con nonno Vittorio che si dimena sulla poltrona per non esplodere…

Nonna Carla – Pochi anni fa, e precisamente nel giugno 2020, nasceva una bella bambina di nome Martina, tanto voluta dalla mamma Alessandra avendo sposato l’uomo che considerava quello giusto con cui creare una famiglia a somiglianza di quella che aveva avuto lei. La sua nascita, però,  incrina il rapporto familiare sin da subito tanto che il matrimonio finisce dopo solo quattro anni.

Fiore – Perché?

Nonna Carla – Ecco, mi aspettavo il tuo perché!

Infatti una bimba unisce e non divide una coppia, anzi la completa, a condizione che nella crescita della piccola si sia in due e l’un coniuge non si ritenga più capace dell’altro fino ad escluderlo completamente dalla sua vita togliendo ad una bimba in tenera età la sua mamma e urtando la sua normale crescita psico-fisica tanto che anche noi nonni abbiamo vissuto  il dramma di non vedere e sapere nulla della piccola Martina per un anno intero.

Fiore – Come vi siete difesi nell’anno di assenza degli abbracci di vostra nipote Martina?

Nonna Carla –  Con l’emozione – rabbia che ha portato  ad unire le forze per combattere la prepotenza e crudeltà del padre  iniziando un iter legale che brucia tempo prezioso nel tentativo di far prevalere il diritto di nostra nipote ad avere presenti una mamma e due nonni.

Durante questa assenza l’emozione-tristezza prende il sopravvento perché si avverte il bisogno di riascoltare la sua vocina, di riabbracciarla per dirle “ti vogliamo bene”, di giocare e correre con lei.

Poi c’è l’emozione paura del dubbio se nostra nipote, dopo il lungo periodo trascorso senza vedere i suoi nonni e la sua mamma, sarebbe riuscita a tornare da noi in maniera serena, come ai vecchi tempi.

Fiore – E il padre?

Nonno Vittorio – Il padre in tutto questo ha dimostrato prepotenza, incapacità ad accettare civilmente la separazione e la conseguente sconfitta trascurando il soggetto principale della situazione ovvero la propria figlia che ha usato per fare male.

Fiore – E tu, cara nonna Carla, come hai reagito a tutto questo?

Nonna Carla – Quando ho compreso, a dire il vero sin da subito,  che dovevo prendere in mano la situazione per difendere mia nipote e mia figlia, mi sono tuffata con tutte le mie forze nel percorso della giustizia che, sin dal primo momento, si è rivelato difficile, complicato, tortuoso, tanto da far sprofondare mio marito Vittorio in un lago di  tristezza, angoscia e sconforto.

Io, invece, sprofondo in un mare di  rabbia sempre più feroce da portarmi con più forza a continuare la battaglia giudiziaria.

Fiore – Risultati?

Nonna Carla – Supportata da bravi professionisti si ottiene un primo risultato che si spera possa diventare definitivo.

Il tribunale dei Minori di Bari il 20 maggio scorso decide che i nonni materni, e quindi io e nonno Vittorio,  possiamo  vedere la piccola Martina a casa nostra il giovedì di ogni settimana per tre ore in presenza di un’educatrice.

Fiore – Emozioni a leggere tale decreto?

Nonna Carla – Quella lettura  è stata caratterizzata da un turbinio di emozioni contrastanti perché provavamo rabbia e volontà di reagire ad un provvedimento, anche se temporaneo, ingiusto,, ma la possibilità di poter riabbracciare Martina e tornare ad essere felici ci ha portati ad accettarlo.

Fiore – Come immaginavi il primo giovedì, dopo tanto tempo, con Martina?

Nonna Carla – Sentivo dire da più parti, se non da tutte, che la piccola Martina avrebbe potuto non avere reazioni positive nei nostri confronti dopo tanta lontananza fisica e spirituale. Io, al contrario, sostenevo di non aver dubbi.

Martina mai avrebbe dimenticato i suoi affetti più cari e mai li avrebbe cancellati dal suo cuore come voleva fare e continua a fare il padre.

Ecco il giovedì… la piccola Martina è giù e grida “mammaaaaaa”.

Gli occhi si riempiono di lacrime, entra in casa e ci abbracciamo con tanto di  sorriso come se quel lungo anno di assenza non fosse mai esistito.

Fiore – E poi?

Nonna Carla – Gli incontri continuano sereni e gioiosi, la piccola desidera e chiede di incontrarci più spesso, condivide i momenti della sua giornata con lunghe videochiamate nel corso delle quali giochiamo, scherziamo e così via.

Non so quando si potrà mettere un punto a tutto ciò perché ci sarà la fase della separazione ufficiale tra madre e padre che prevede una battaglia molto ma molto dura.

Fiore – Da ultimo… ti senti soddisfatta della vittoria raggiunta sinora?

Nonna Carla – Sì, mi sento soddisfatta perché ho dimostrato a tutti che la bambina ci vuole bene, non ci ha dimenticati ma aggiungo che, indipendentemente dalla conclusione della mia battaglia, per tutti sarà una sconfitta nella quale chi porterà le cicatrici sarà un angioletto che voleva vivere serenamente  insieme a mamma e papà e che per la stupidità e l’orgoglio dell’essere umano non potrà mai realizzare.

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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