Raul Dufy (parte terza)

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RAUL DUFY (parte terza)

“L’atelier”

Olio su tela, 55.2 x 46.3 cm.

Milano, Galleria d’Arte Moderna.

L’artista dipinse “L’atelier” all’età di 40 anni nel 1907.

Lo stile dell’opera ricordano molto le tele di Henri Matisse e Andrè Derain.

Anche i colori avvicinano il dipinto di Dufy alle sperimentazioni dei pittori Fauves francesi.

Con il termine fauves (che in francese significa “belve, selvaggi”) si indica una corrente basata sull’accensione massima dei colori attraverso l’accostamento dei primari blu, giallo, rosso e sulla sintesi estrema delle forme.

“L’ ATELIER”

Molti artisti dipingono il proprio studio con le modelle che posano all’interno dello spazio di lavoro.

Raoul Dufy non è da meno, ritraendo una modella con stile Fauve, come dicevo prima, nel suo atelier parigino.

La donna è al centro della scena.

Ha una rosea carnagione accesa e siede completamente nuda sopra ad uno sgabello.

In primo piano a sinistra si riconosce una tela grezza, non ancora dipinta, posta sopra al cavalletto.

A destra, in basso, vediamo poi una tavolozza e alcune tele dello stesso Dufy, poggiate contro una parete.

L’opera presenta una vasta cromia di colori e il contrasto più intenso è quello tra due complementari.

Infatti si individuano grandi zone di colore verde in alto e in basso al centro.

Queste zone però sono anche alternate dal colore giallo e rosso del pavimento e di parte della parete.

Lo spazio è costruito grazie alla posizione della modella, del cavalletto in primo piano e della tavolozza posata su un tavolino in basso.

Da notare l’inquadratura fortemente verticale, mentre la composizione è di forma rettangolare.

L’ambiente, creato e dipinto da Dufy, non è quindi rappresentato con l’uso della prospettiva geometrica ma si definisce attraverso la posizione dei diversi elementi.

PER FINIRE:

Nei Fauves il colore diviene sempre più tramite di stati d’animo e di emozioni.

Scrive Dufy: “Nella pittura l’elemento essenziale è il colore. Il colore menofenomeno della luce. Per i colori la natura si serve della luce. Per captare la luce il pittore si serve dei colori”.

Bruno Vergani

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