Nel 1929, in Francia, Marc Bloch e Lucien Febvre fondarono una rivista, Annales, che si occupava di storia da un punto di vista diverso dalla tradizionale storiografia basata essenzialmente sul racconto di avvenimenti. L’obbiettivo degli Annales era quello di rinnovare i metodi dell’indagine storica inserendo le scienze sociali come la sociologia, l’economia, l’antropologia.

La rivista e il movimento che da essa nacque ebbero un grande successo e adesioni da parte di molti storici, oggi appare un po’ in declino e proprio oggi mi capita tra le mani un libro di Jacques Le Goff, storico che aveva aderito al movimento. Mi colpisce un titolo tra le pagine: Quaresima e Carnevale: una dinamica dell’Occidente.

Proprio in questi giorni di Carnevale!  Dunque leggo e mi affascina come sempre.

Il Medioevo è il periodo studiato da Le Goff che sta ragionando su come il corpo venisse percepito in quell’epoca, a lui sembra che il corpo sia luogo di un paradosso.

Questo paradosso si trova già nelle parole dei maestri del tempo.

Per Gregorio Magno <<Il corpo è l’abominevole involucro dell’anima>>, al contrario, San Paolo scrive riguardo al corpo martoriato di Cristo:<<Il corpo è il tabernacolo dello Spirito Santo>>.

Questa considerazione gli fa pensare che nel Medioevo la vita quotidiana oscillasse tra Quaresima e Carnevale. La Quaresima magra, tra digiuni e astinenze, il Carnevale grasso, tra bagordi e crapule.

Il Medioevo non amava il corpo, ciò discendeva dal fatto che nella cultura del tempo prevalessero le opinioni che parlavano di <<disprezzo del corpo>> e di rivalutazione dell’anima, poiché, però, corpo e anima erano legati indissolubilmente, si sosteneva che l’anima fosse l’interiorità immateriale, immortale e leggera, il corpo materiale, mortale, pesante.

Conseguenza di tale situazione fu quella che Le Goff definisce una rinuncia al corpo. Questo si nota nel fatto che nel Medioevo scompaiono le terme, i teatri, lo sport, attività molto amate da greci e romani, viene svilito il lavoro manuale, la donna viene demonizzata, la sessualità controllata, vietati lussuria, gola, travestimenti, gioco.

La sessualità viene svilita, gli uomini di Chiesa hanno fatto voto di castità e sembra vogliano impedire anche ai laici di provare i piaceri del sesso. Anche tra gli sposi, il fine del rapporto è solo la procreazione e anche in questo compito devono stare attenti a non lasciarsi andare:<<Adultero è anche chi ama la moglie con troppo ardore>>, quindi la donna sia passiva, l’uomo attivo ma senza trasporto.

Forse solo Abelardo (1079 – 1142), amando profondamente la sua Eloisa ed essendo un uomo libero scrive: <<Il predominio maschile cessa nell’atto coniugale, in cui l’uomo e la donna esercitano un uguale potere sul corpo dell’altro>>.

Passano così anni tristi, pieni di sensi di colpa per aver trasgredito che il Decretum di Worms non allevia, infatti si legge che <<se l’accoppiamento è avvenuto da tergo, alla maniera dei cani>>, la condanna sarà di dieci giorni a pane e acqua, la stessa pena se si farà l’amore quando la donna è mestruata o si è nel giorno del Signore. Ingoiare lo sperma del marito <<affinché egli, grazie alle tue azioni diaboliche ti ami maggiormente>>, è punito con sette anni di penitenza.

Il Decretum continua ma basta questo a renderci simpatiche le streghe che da lì a qualche secolo vomiteranno tutto il loro odio verso leggi e decreti che offendono la donna, l’umanità, la vita.

Un alto divieto imposto al corpo era il digiuno, il peccato di gola era grave come quello della carne. L’ubriachezza soprattutto, perché essa si lega spesso alla carne succulenta e al sesso. Durante l’anno poi, erano frequenti lunghi periodi di digiuno o astinenza da alcuni cibi.

Tutto ciò evoca una Quaresima triste, fatta di rinunce e sacrifici. Ma anche nel Medioevo il corpo non ci sta. Arriva prima o poi un Carnevale grasso, irriverente, che si abbuffa sbeffeggiando la Quaresima.

Nei giorni del Carnevale, si raccontano favole con luoghi immaginari, campi di ortaggi da mangiare, siepi formate da salsicce che vengono mangiate e subito ricrescono per la gioia della gola. La settimana è solo di giorni festivi nei quali si fa festa, crapule contro i tormenti del corpo, vizio contro ascesi, il clero condanna ma Carnevale danza, mangia, gozzoviglia incurante dei divieti. Vuole godere quanto può il Carnevale, vuole abbandonarsi ad un’ultima orgia prima di passare nel tempo della triste Quaresima.

Quaresima e Carnevale sono  due aspetti del corpo nella vita dell’uomo nel periodo medievale, un periodo complesso e affascinante, molte volte ingiustamente svalutato, pieno di luci ed ombre, un periodo difficile di transizione dall’antico al moderno ma pieno di elementi che costituiranno, nel bene e nel male i secoli a venire.

Gabriella Colistra

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