Quanto è difficile NON essere madre

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Oggi lo definiscono Childfree: un movimento che porta avanti il concetto che donna non vuol dire mamma.
Molti gli esempi di donne belle, ricche, famose e che hanno dichiarato deliberatamente di non possedere uno spiccato senso materno. Quale azzardo! Tutto questo viene sostenuto con forza da un movimento che, nato in America, si sta diffondendo in Europa e sta sopraggiungendo anche in Italia: il movimento childfree.

Ma di cosa parliamo esattamente?

Quello portato avanti dal movimento childfree è un tema molto poco affrontato dai media, perchè poco ‘politically correct’.  Il non procreare si scontra con l’immaginario collettivo che vede nella scelta di una coppia di diventare genitori il “normale” completamento del ciclo di vita di una famiglia.

Eppure non è sempre così ovvio.  Accanto alle donne che possiedono un grande  senso materno, esiste un gruppo sempre più consistente di donne che si dichiara completamente estraneo al Baby universe e convinto che essere donna non equivalga ad essere madre.

Chi sono i childfree?

All’interno del filone childfree è possibile individuare due gruppi: da un lato, i dink, ovvero le coppie che tendono a posticipare continuamente la decisione di procreare e dall’altro i childfree veri e propri, cioè donne e coppie che decidono deliberatamente di non volere figli e che in alcuni casi non sono in grado di accettare anche la presenza di famiglie con bambini.

Le donne che aderiscono a questo movimento sono in genere donne manager, impegnate e affermate professionalmente e che ricoprono incarichi di responsabilità. Non è un clichè ma un dato statistico.

Amano viaggiare, dedicarsi alla cura del corpo, all’arredamento della casa, alla vita mondana, allo sport e spesso l’unico “figlio” che si concedono sono gli animali domestici. Single o in coppia, si dichiarano soddisfatte dei loro rapporti sociali e della loro vita che, senza il pensiero della procreazione, risulta molto più libera e disinibita.

Di fronte alla critiche di chi le etichetta come egoiste, superficiali e donne a metà, le childfree rispondono di sentirsi donne a 360° e accusano la società maschilista di aver contribuito a diffondere il mito della donna “generatrice”. Uno stile di vita spesso diverso da quello delle donne-mamma ma non per questo meno impegnato o superficiale come è solito etichettarlo.

L’elenco delle famose senza figli è lungo. E molte sono diventate “testimonial” childfree. Una delle ultime in ordine di tempo ad affrontare il tema è stata Oprah Winfrey, che ha detto chiaro e tondo: «Non ho figli e non mi pento. Nel corso degli anni, nel mio show, ho incontrato tante persone che stanno male. E stanno male perché hanno avuto madri e padri che non si rendevano conto dell’importanza del loro compito».

Ma al di là del concetto di  childfree, come può essere letta questa tendenza? E comporta anche dei problemi sociali per le Non mamme?

Nei dink ma anche nei childfree, la scelta di non procreare sembra derivare inizialmente da situazioni anche esterne come per esempio la precarietà economica, l’instabilità nei rapporti di coppia. Dietro anche però tante paure e insicurezze personali : Sono davvero in grado di affrontare le difficoltà che è necessario saper gestire con la nascita di un bambino ?

I ritmi sempre più pressanti della società, da un lato, e il prolungamento della fase giovanile, dall’altro, possono contribuire a creare grosse insicurezze circa le proprie capacità.

Diventare genitori implica rimettere in discussione se stessi, assumere un nuovo ruolo e ‘compromettersi’ con il proprio Io pre-nascituro. Questo potrebbe dar spazio a timori e preoccupazioni che finiscono col prendere il sopravvento e indurre a non voler diventare genitori.

Le non mamme e la società

E cosa accade quando le Non mamme incontrano le super mamme di oggi? Catastrofe pura. Molto spesso le mamme assumono un saccente atteggiamento di superiorità nei confronti delle non mamme, facendole sentire ‘in difetto’ rispetto alla loro posizione sociale . Ridotti anche i ‘diritti’ delle non mamme rispetto a chi si trascina un pargoletto in giro. Inviti a feste di compleanno, feste di  battesimo, comunione, cresima, matrimonio. Se siamo amiche di una mamma saremo per la vita legate all’obbligo di una sfilza di feste da onorare dedicate alla prole. Inoltre il ‘difetto’ pare rafforzarsi in presenza di code in luoghi disparati: nulla da dire per carità ma perchè una non mamma non esattamente in salute dovrebbe lasciar sempre passare una florida ragazzetta con due tre pargoli al seguito ovunque vada? Il pregiudizio impera e se soltanto ci si azzarda a porre qualche obiezione in merito ci si inoltra in un lungo e ardimentoso (quanto sterile) dibattito che inizia: non puoi capire, non sei madre!

Dunque si sfora nella sfera dell’emotività azzardando anche analisi psicologiche vere e proprie che affermerebbero come le mamme siano ‘più sensibili’ di chi non lo è.

Vogliamo raccontarlo a tutti quei bambini abbandonati o maltrattati dalle madri naturali?

Ma non oltrepassiamo quello che è l’argomento centrale toccando questioni  molto più drammatiche e delicate quali l’incapacità di assurgere al ruolo di madre una volta avuto un bambino.

Consiglio vivamente a tutte le donne che, per scelta o costrizione, non sono madri e non lo saranno di spiattellare a loro difesa, contro le accuse di essere meno donne,  le parole della giornalista e attivista Gloria Steinem che negli anni 70 affermava:

«Dire che chiunque abbia un utero debba avere un bambino è come dire che chiunque abbia le corde vocali debba diventare un cantante d’opera».

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