Nina ‘a brigantessa

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Dobbiamo fare legna per il fuoco. Fra non molto inizierà a nevicare e potrebbe restare sepolta sotto la neve. I legnetti sono bagnati fradici, a causa della pioggia continua degli ultimi giorni, fra foglie marce e fango. Li ammucchiamo davanti alla porta del covo, poi mi allontano, lasciando Saverio alle mie spalle. Tra gli alberi, si aggirano briganti e soldati piemontesi, quasi con la convinzione di non sapere l’uno della presenza dell’altro. Resto da sola in cerca di funghi per il pranzo, due uomini mi afferrano per le spalle, cerco di fuggire e mi ferisco cadendo, mi rialzo, corro corro, ma mi stanco e non riesco più ad essere velocissima, uno dei due mi afferra per i capelli e mi butta giù, io urlo e mi dimeno. Mi divincolo e riesco a fuggire di nuovo, mi alzo ma percorro solo qualche metro e i due, che non si rassegnano a perdere una preda così appetibile, mi afferrano e non mi lasciano scampo. Mi trascinano a terra, senza darmi neanche il tempo di capire cosa stia accadendo. Uno di loro mi schiaccia al suolo con tutto il suo peso, mi manca quasi il respiro. Gli sputo contro, colpendolo in viso ma lui si asciuga con la manica e pare ancora più deciso a portare avanti il suo piano. Il mio corpo è troppo esile e non ho la forza di contrastarlo. Io mi contorco e stringo le cosce:

“Cosa volete da me?”…
Urlo tra le lacrime ma quei due non mi rispondono. Mi strappano i vestiti, denudando i seni, disperatamente cerco di liberarmi, chiamando Saverio in mio soccorso. Mi dibatto con tutte le forze, cercando di fermare quei due uomini che hanno nello sguardo una luce bramosa, non lasceranno il mio corpo per niente al mondo.  Uno dei due riesce ad allargarmi le gambe. Questo schifoso mi ha fatto davvero male, ma quello che è peggio, è la sensazione di qualcosa che non mi appartiene, dentro al mio corpo, rimasto senza forza. Le loro mani tirano, strappano, spostano ed escludono ed io, sono nuda, senza difese. Quei due uomini sono troppo forti, finisco per soccombere. Uno mi tiene ferma, urlo disperata finchè non mi tappano la bocca, dentro di me la fastidiosa sensazione della violenza, di quel corpo estraneo! So perfettamente che da questa violenza non ne uscirò viva, penso solo a questo adesso, mentre il soldato spinge con forza le natiche, perso nell’oblìo di questo incontro rubato. Sopra di me, geme, socchiude gli occhi, si morde il labbro, e a me pare che questo volgare amplesso, non finisca mai mentre l’altro soldato, aspetta pazientemente il suo turno, tenendomi forte per i polsi.
Dov’è finito Saverio? Con la bocca tappata non riesco neanche ad urlare, mi sento gli occhi velati e le tempie pulsano forte. Le gambe mi fanno male, proprio appena sopra le ginocchia. Il mondo intorno pare che quasi non esista più, sono solo concentrata sul mio tormento. Sto ferma e zitta, se anche facessi qualcosa sarebbe inutile.

Ma dov’è Saverio?

Quello sopra di me e dentro di me non è un uomo ma una bestia. Le braccia tirate all’indietro, mi fanno male e non sento più le mani. Ad un tratto qualcosa di caldo mi colpisce una tempia.
Il soldato cade, appoggiandosi completamente sul mio corpo violato. È steso completamente su di me e ne avverto il peso, ansima in modo diverso adesso, quasi come un rantolo. Poi tace. Ed io penso:
“Finalmente hai finito, ora alzati che mi fai schifo!”…

Il volto del soldato è caduto di colpo sulla mia faccia mentre l’altro ha mollato la presa. Non capisco, sento le mie braccia cadere al suolo con un tonfo, resto immobile, girando solo lo sguardo, sento dei passi pesanti avvicinarsi e finalmente lo vedo: Saverio, è Saverio! Sono salva e un brivido di gioia, giusto per un attimo, mi pervade. Sono salva! Ora non ho più paura!
Sono immobile, con le gambe spalancate, sotto il peso di quel corpo. Uno sparo squarcia l’aria ed un colpo di pistola va a colpire la schiena dell’altro soldato che stava cercando di scappare. Un brigante buono, coi suoi passi da gigante si avvicina ai nostri corpi incastrati, il mio e quello del piemontese. Quello che ancora non so, è che l’uomo sopra di me è morto, colpito alla tempia dalla formidabile mira di Saverio, che adesso, con disprezzo, prende quel lurido corpo per la schiena e lo spinge di lato, liberandomi. Resto nuda.

Saverio non guarda il mio corpo, prende solo gli abiti, abbandonati sull’erba, con rispettosa discrezione e me li porge. Li prendo e mi ricopro. Non parlo, non piango ma il mio corpo umiliato, urla tutta la sua rabbia.
“Fai presto Nina, se gli altri soldati hanno sentito gli spari, ce li troveremo qui in men che non si dica, jamu, allestiti…”
I miei abiti sono laceri ma non è questo che mi passa per la testa, nella mia mente ripeto sempre la stessa cosa:
“Che schifo! Che schifo!”
Con l’aiuto di Saverio, mi alzo e le mie gambe tremano. La mia femminilità violata mi ha fatta sentire vulnerabile ma mi ha dato la certezza che Saverio, è sempre pronto a difendermi da chiunque.

È grazie a lui se sono ancora viva! Ecco, sono pronta a lasciare questo posto, Saverio, mi porge il braccio, io mi ci aggrappo e insieme andiamo via, lasciandoci alle spalle due cadaveri, col membro nudo e appoggiato mollemente alla patta dei calzoni, i funghi raccolti sono sparsi ovunque.
“Torniamo al covo adesso, hai bisogno di riprenderti, ma non ho cambiato idea, sono più che mai convinto che tu debba tornare a casa…”
Dice Saverio, rivolgendomi lo sguardo, rispondo con un cenno di diniego, sollevando le sopracciglia.
“Nina, ti faccio accompagnare da una persona di fiducia, se vuoi, ti accompagno io stesso, non viaggeresti da sola,ti prego, consentimi di aiutarti. Oggi ti sei salvata per un puro caso, ma non sarà sempre così. Lo vedi tu stessa, la nostra è una vita sbandata, sempre alla macchia,a volte non abbiamo nulla da mangiare e spesso dormiamo deve capita, sia che faccia caldo o freddo. Perché devi rinunciare alla tua vita, alla tua famiglia, alle tue comodità? Ti rendi conto che ci stanno ammazzando tutti?”
Io non lo ascolto, continuo a camminare a testa bassa, attaccata al suo braccio. Saverio scuote la testa e smette di parlare, sicuramente starà pensando:
“Con questa testona è tutto inutile!”…
Chiusa la porta del covo alle nostre spalle, mi rifugio in un angolo, mi siedo per terra appoggiando il mento alle ginocchia e cerco di smaltire la mia rabbia. Non è facile ignorare però, lo schifo che ho provato e che provo e poi, quella maledetta sensazione di qualcosa di non gradito dentro di me… no, non è per niente facile! Mi muovo inquieta, dondolando su me stessa,sono nervosa, come se da un momento all’altro, arrivasse qualcuno solo per ammazzarmi. La casupola è gelata, tremo per il freddo in maniera convulsa ma il gelo peggiore è dentro di me.

Saverio mi lascia tranquilla e finge di riordinare le armi.
Dopo ore di silenzio, è lui a parlare:
“Nina, hai fame?”
Sollevo il mento e lo guardo ma non rispondo. Mi sento la faccia rossa e gonfia, dopo aver pianto per tutto il tempo, le gambe mi fanno male.
“Nina, dai, non mangi da parecchio, almeno un pezzo di pane!”
“Non ho fame, ho una gran nausea!”
“Ho capito!”
Risponde lui rassegnato e pur avendo fame, rinuncia a mangiare. “Saverio, mangia, io solo bisogno di buttare via quello che ho dentro di me, fidati, tornerò come nuova! Per adesso, fingi solo che io non ci sia…”
“Va bene, ma lavati il viso, hai ancora il sangue di quel bastardo sulla guancia. Se hai bisogno di me…”
E interrompe così, non completa di dire ciò che io già so! Mi alzo, cammino zoppicando, verso l’acqua nel catino dalla brocca, ci infilo le mani unite e le estraggo ricolme di acqua e poi, immergo il viso, lavando ogni ricordo di quello scempio. Che orribile sensazione ho ancora e poi, ancora quell’ orribile puzza di sudore che emanavano!

La mia pelle è coperta di lividi e non sarà certo l’acqua a lavare via tutto ma solo il tempo, potrà in qualche modo lenirlo. Sollevo il viso gocciolante e rivolgo lo sguardo verso Saverio:
“Grazie!”
“Non devi ringraziarmi, chiunque l’avrebbe fatto!”
“Forse… ma l’hai fatto tu!”

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