Nina ‘a brigantessa

143174

Quando si parla di unione sociale, soprattutto di quella del poter essere tutti concittadini/e di uno Stato, la prima sensazione che si prova è quella del credere che il futuro sarà migliore del passato.

Non si pensa mai a cosa c’è dietro, al come si possa giungere a un tale risultato e, principalmente, se siamo veramente considerati tutti concittadini di uno stesso Paese, Nazione, oppure sia una strategia politica di potere e sottomissione dei ceti svantaggiati e quant’altro.

L’unione d’Italia, non è avvenuta pacificamente come per quella Europea che se anche al suo interno, vi siano opinioni diverse sotto l’aspetto democratico, fu sufficiente la creazione di un’unica moneta, ma in seguito ad atroci e sanguinose guerre civili.

Ci troviamo agli inizi della seconda metà del 1800. Precisamente degli ultimi due anni del Regno delle due Sicilie che avvenne con l’occupazione dei piemontesi. In una di quelle mattine, un giovane scrittore nell’uscire a farsi una passeggiata nel bosco per riflettere sul nuovo libro, non solo rischia di essere ammazzato, ma si trova, inaspettatamente coinvolto in una realtà a lui sconosciuta e che oltre a fargli comprendere quali risultati si possono raggiungere in una persona ormai priva del proprio sé, gli dona anche la possibilità e consapevolezza di saper distinguere la potenza dell’uomo dalle autentiche potenzialità umane.

O meglio: se ci fosse un’effettiva differenza tra il coraggio dell’incoscienza e lo smarrimento del proprio senso civico.

Nina è una giovane donna con un duplice carattere, anche perché se dal punto di vista pratico è certamente ribelle, scontrosa ed egocentrica, non solo con se stessa ma più fortemente nei confronti del mondo in cui si trova a vivere, nell’ambito sensoriale ed emotivo, giudiziosa e responsabile. Una donna capace di non confondere il dovere col volere, la sofferenza con desiderio e la forza di vivere che sta nel rispetto della propria dignità e libertà nell’essere se stessi che non va confusa col libertinaggio, anche perché, se pur vero che la democrazia è madre della libertà, la libertà non è mai figlia della democrazia, soprattutto nel momento in cui, invece di pensare alla tutela di ogni singola persona, si bada solo al proprio interesse e potere individuale. Questo è stato sempre l’inganno peggiore, sia per l’antica che odierna politica.

Anzi, stiamo andando a ritroso.

Come il passato non ci ha insegnato nulla, molto più vero è il fatto che chi non prova, non conosce e non può comprendere.

Giacomo e Nina, sono qualcosa di più di due briganti contro il potere prepotente e arrogante dei piemontesi di quel tempo. Essi appartengono a quella vita che nel suo insieme non significa semplicemente desiderio, passione, piacere, amore e speranza come in chi crede esclusivamente nelle proprie potenze e per non smarrirsi nei grandi, fitti e oscuri boschi della propria angosciante e provata anima, si tramutano, non solo per loro, ma principalmente per chi li circonda in forza, coraggio e solide radici di speranze nuove.

Non si vive solo per noi stessi.

Sì, apparentemente ed emotivamente sono completamente diversi una dall’altro, ma complementari nel loro sentire, provare, desiderare.

Due anime che non necessitano di parole o armi per salvaguardarsi da chi li vorrebbe morti. Anzi, tra loro basta ed è sufficiente un semplice sguardo per sentirsi protetti, amati e vincenti nella vita, poiché, solo attraverso l’amore puro, si può divenire ed essere per  sempre, promotori e procreatori di speranze nuove, anche nei momenti più orribili e struggenti della nostra e, soprattutto, altrui esistenza.

Com’è il dubbio che uccide l’essere umano, l’uomo senza un suo sé, non può o meglio si trova costretto a sua insaputa a vivere in un corpo privo d’identità e possibilità del conoscere e apprendere chi sia realmente l’altro.

Solo le debolezze degli altri, sia fisiche, pratiche e soprattutto, emotive, come possono renderci forti nella potenza e prepotenza nel credere di essere ci annulla come umani, allo stesso modo e in egual misura, miopi dell’effettiva identità altrui, tramutandoci in bestie che come senza anima, non hanno nulla in comune con qualunque animale.

L’animale uccide per sopravvivenza, l’uomo in quanto inumano, egoista e traditore di se stesso.

Giacomo sa controllarsi, aspettare prima d’agire. Desidera conoscere, capire il senso, non della sua vita giunta quasi alla fine, ma il perché quella misteriosa donna dagli occhi pieni di paura e sguardo perso nel vuoto, avrebbe liberamente deciso di essere la sua sorte.

I veri briganti non sono coloro che credono in un semplice se stesso e attraverso nascondigli e riunioni segrete, organizzano come mettere in pratica e raggiungere la propria libertà, ma ognuno di noi che credendo di essere nel giusto, priviamo costoro di un se stesso. Razzisti e fascisti non si nasce, si diventa tramite l’ignoranza nel credere di sapere, senza aver accertato.

Non si può e né possiamo parlare di clandestinità, se poi, ancora oggi siamo divisi tra nord e sud o ancor peggio, tra italiani di serie A e B, o meglio, tra briganti di potere e gente di dovere.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here