Nessuno tocchi gli insegnanti!

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… E adesso non dirmi,
maestra d’un tempo,
che non si può più
ritornare bambini,
carezzami il viso,
annoda i miei lacci…
Ricordami il senso
di tutti gli abbracci…

Tratto da “Ai tempi dell’arcobaleno” di Maria Cristina Adragna, presente all’interno della raccolta di liriche “Aliti inversi”.

È tempo di nuovi bilanci, di riflessioni “aggiornate” ed avulse da condizionamenti d’ogni genere, di considerazioni che si rivelino in piena sintonia con l’evoluzione degli accadimenti e che non siano mai frutto di valutazioni sommarie o scarsamente ponderate.

Ed immergendomi per qualche momento all’interno del mio vasto “calderone di pensieri”, avverto l’impellente esigenza di trattare dei ben noti, quanto non sempre opportuni, “capri espiatori”.

La ricerca più o meno forzata di un colpevole a tutti costi, specie nelle situazioni di comune disagio esistenziale, fa approdare le persone ad una vasta serie di errori di giudizio.

Questi ultimi, che non vengono riconosciuti come tali, vanno spesso ad intaccare, in maniera del tutto superficiale, molteplici entità astratte o soggetti fisici.

I bersagli favoriti dagli illuminatissimi “portatori insani” di verità assoluta sono, evidentemente, tutti coloro i quali mostrano di detenere un ruolo di primo piano in un ben preciso momento storico.

Attori protagonisti, non sempre e comunque per loro volontà, ma perché le circostanze del periodo lo richiedono o lo impongono.

Nel caso di specie, desidero fortemente puntare i riflettori sulla figura professionale degli insegnanti di ogni ordine e grado.

Mi sono di recente imbattuta nella lettura di discutibili scritti.

I suddetti elaborati tendevano, a partire da riflessioni meramente soggettive e palesemente viziate da personali quanto denigratorie opinioni, a giudicare negativamente l’operato dei docenti.

Attacchi infondati e scarsamente argomentati, che hanno avuto la presunzione di trovare terreno fertile in una delle fasi più delicate del nostro tempo complesso, caratterizzato dall’avvento dell’inattesa pandemia.

Si sentenzia in merito agli scarsi effetti sortiti dalla famosa didattica a distanza e si mette in discussione la bontà della dedizione manifestata dai professionisti in ambito scolastico.

Ritengo che chiunque abbia mosso un solo passo verso le nuove tecnologie, seppur frenato da comprensibili lacune scaturenti dall’inaspettata condizione di emergenza, meriti di essere annoverato nella cerchia dei “responsabili non privi di coscienza”.

La volontà di non recidere il filo diretto tra istituzione scolastica, discenti e relative famiglie, rientra a pieno titolo in quell’imprescindibile progetto di continuità della routinaria offerta formativa.

Esistono opportuni mezzi che consentono di non interrompere il necessario viaggio verso un proficuo arricchimento culturale.

Ergo, che tali strumenti alternativi vengano impiegati al massimo.

Giornalmente, una gran quantità di studenti si è ritrovata al di là di un monitor.

I ragazzi hanno seguito regolarmente lo svolgimento delle lezioni “nell’angosciante solitudine” delle loro camerette (come probabilmente asserirebbe qualche sedicente esperto in materia di psicologia).

Mi preme ricordare che, tutto sommato e seppur assecondando modalità interattive non tradizionali, a ciascun allievo è stata garantita la possibilità di un contatto con i pari e con i docenti.

D’altro canto non dimentichiamoci del fatto che, spesso e volentieri, i giovani di oggi preferiscano videochiamare un caro amico piuttosto che incontrarlo all’aria aperta per una passeggiata.

In quel caso, i signori genitori sono opportunamente intervenuti al fine di arginare un fenomeno che devia dalla norma?

Mi auguro vivamente che l’abbiano fatto.

Ma soprattutto: chi c’era dall’altra parte del monitor, alla guida della nave, “nell’angosciante solitudine di quelle camerette???”

C’erano i professori, c’erano i maestri, c’erano uomini e donne non più giovanissimi e poco esperti di computer i quali, nonostante lo stato di precarietà tangibile ed inevitabile , si sono rimboccati le maniche di buon grado ed hanno continuato ad aspletare il proprio compito dignitosamente e con la professionalità di sempre, seppur in balia di mille disagi e di non poche difficoltà.

Ma la spasmodica ricerca di quel celeberrimo “capro espiatorio” del quale scrivevo all’inizio, non fa altro che offuscare delle veridicità lampanti ed inquinare inequivocabili evidenze.

Ciascuna critica non richiesta ed infondata sarebbe stata bene ed oppurtunamente sostituita dal dialogo con i ragazzi.

Avreste dovuto spiegare che le opportunità di crescita sono soggette all’idolatria indiscussa, che ciascun sacrificio va apprezzato e rivangato nel corso del tempo, che la presa di coscienza dell’impossibilità di procedere da soli costitituisce una sorta di dogma da custodire in memoria per il resto dell’esistenza.

Oltretutto, siate onesti: a chi dovete il privilegio di riuscire a leggere, senza difficoltà di sorta, queste quattro righe di profonda disapprovazione?

Lo dovete, certamente, a quell’ insegnante che oggi può contare cento rughe sulle mani, e che con autorevolezza ed immane pazienza vi insegnò a distinguere una C da una O…

Maria Cristina Adragna

Clicca il ink qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

2 COMMENTS

  1. Sono una docente e sottoscrivo ogni parola. Non ci si rende conto di quanti sacrifici siano stati fatti specialmente ultimamente. Bell’articolo, ben scritto e pungente nella giusta misura

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