Egon Schiele (seconda e ultima parte)

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EGON SCHIELE (seconda e ultima parte)

L’abbraccio (Gli amanti)

Olio su tela 100 x 170 cm.

Österreichische Galerie

Eseguito nel 1917, un anno prima della sua morte, questo quadro appartiene alla serie di opere dipinte durante la guerra.

Schiele infatti, data la sua bravura, ebbe il privilegio di poter continuare ad esercitare la sua professione pur partecipando al conflitto mondiale.

Osservando con attenzione quest’opera, emerge il senso tragico della morte, già presente nell’artista molto prima che l’Europa conoscesse gli orrori della guerra.

“Tutto nella vita è morte”… scriveva infatti Egon Schiele nel 1910.

“L’ABBRACCIO” (GLI AMANTI)

Il dipinto, avvolto in un turbante erotismo, è tra i più drammatici del pittore che raggiunge uno dei suoi momenti espressivi più alti.

Tra le pieghe di un lenzuolo, due corpi si stringono l’uno all’altro. Si stanno amando.

Sono nudi, in un abbraccio più di disperazione che amore.

La giovane donna è rappresentata frontalmente, il compagno invece è di spalle su una superfice indefinita.

A parlare, al posto degli occhi degli amanti sono i loro corpi, che esprimono un connubio tra malinconia e felicità.

I muscoli tesi del braccio sinistro dell’uomo e la mano sinistra stretta della donna sulle spalle del compagno, danno l’impressione di un addio imminente e doloroso.

Il contrasto, giallo come l’oro nei dipinti di Klimt, è reso ancora più forte dalle linee nerastre che evidenziano i corpi, in opposizione alla tonalità chiara del lenzuolo bianco stropicciato dalle pieghe aspre e secche.

Il quadro inoltre riflette la tensione tragica degli amanti che si rifugiano in questa stretta per sfuggire ad un mondo aggressivo, simbolizzato dalle pennellate nervose delle capigliature rigidamente ondulate.

La federa del cuscino, su cui le due figure poggiano la testa, è impreziosita da triangoli aguzzi

Di particolare interesse risulta l’attenta indagine anatomica, soprattutto nella resa della figura maschile tra passione e tristezza.

CONCLUSIONE:

Schiele dipinge “l’abbraccio” nel 1917 mentre fuori infuria la Grande Guerra. I due amanti si stringono per sfuggire all’orrore del mondo.

Fuori, tra le strade, risuonano le bombe, mentre nella stanza il rumore rimbomba facendo tremare i vetri.

Lei, per proteggersi, si aggrappa saldamente a lui.

Il loro abbraccio si trasforma in un disperato attaccamento alla vita.

L’ultimo disperato atto d’amore si è consumato. I due amanti sembrano destinati al distacco inesorabile, ma le loro anime resteranno per sempre legate in quel disperato e straziante abbraccio.

Per Schiele l’intimità non è solo rappresentazione di un’unione fisica.

Per lui la ricerca sulla struttura del nudo è un modo di approfondire due temi costantemente presenti nella sua produzione… la morte e l’erotismo.

Conosciuto per i suoi ritratti fortemente erotici, il pittore è riuscito a rendere arte ciò che fu definito dalla critica dell’epoca “pornografia”.

Ciò valse anche per “L’abbraccio”, la cui dura risposta non tardò ad arrivare da parte dell’autore:

«Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco»,
(Egon Schiele)

Bruno Vergani

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