Il 12 settembre 1981 ci lasciava il Premio Nobel Eugenio Montale.

Ci sono Amori che pretendono di essere vissuti in Sogno.
Amori che la vita ostacola.
Amori mortali, che solo la dimensione poetica potrà rendere immortali, sottraendoli alla logica spietata del tempo, purificandoli dalla contingenza delle cose umane…

Amori vibranti, come quello che unisce un Poeta e la sua Musa…
Lui è Eugenio Montale,
Lei è Irma Brandeis.

Si incontrano nell’estate del 1933,
lei giovane e bellissima ,americana di origine,
discendente da un’ importante famiglia di intellettuali,
è in Italia per i suoi studi, e desidera ardentemente conoscere
il Poeta degli “Ossi di seppia”…

Bussa timidamente alla porta del Gabinetto Scientifico e Letterario Vieusseux…Ad aprirle è proprio Eugenio Montale…
Ed è un colpo di fulmine…

“Il letto è disfatto. Lenzuola stropicciate da una notte afosa. L’orma sudata di due teste appesantisce i guanciali appoggiati ad una testata di velluto rosso. Nella stanza numero 9 della Pensione Annalena, a Firenze…”


Di quell’amore, oggi, rimangono messaggi cifrati in poesie di lui e racconti di lei. E rimane la stanza numero 9 alla Pensione Annalena, che ha ancora l’aria sobria e decadente degli anni in cui accolse i due amanti. Lì, in quella camera, tanti italiani persino tanti fiorentini -oggi chiedono di poter dormire e risvegliarsi affacciandosi alla veranda. Dove sussurrare i versi del poeta.

Nascerà un amore puro e tormentato, un lungo lamento di costante passione e dolore , testimoniato da circa 155 lettere scritte tra il 1933 e il 1939.

25 Settembre 1933

Mia cara Irma,
lo so non conosco ancora tutto, ma so che non ho mai incontrato una donna come te e che certamente nessun uomo potrà sentire per te quello che io sento…
Ma non desidero ingannarti.
Devi sapere che sono un uomo assai stanco, probabilmente sulla fine
della propria carriera…poetica e sfiduciato di dover scrivere in una lingua che nessuno capisce e che non si adatta più alla vita di oggi.
Un uomo poco tagliato per la vita , tanto in Italia che in America.
E nondimeno…
Penso che tu potresti salvarmi…”

Tra loro la presenza di un’ altra donna , la futura moglie di Eugenio, una presenza che condiziona sin dall’inizio il loro Amore.

19 Novembre 1933

“Oh mia cara, Irma mia cara,
come hai pensato che ho scritto -qualunque cosa avvenga- quando nulla sapevo della morte di tuo padre e quando non sospettavo che una parola così, cadesse su un terreno devastato?
Io mi sento vincolato a te in qualunque modo, ma ti riconosco il diritto alla tua libertà se non potrò offrirti una vita più decente.
E spero , e come!
In una soluzione possibile anche se ci sono del giorni nei quali mi augurerei di morire felice dopo aver passato un mese con te(30 giorni e 30 notti)- se tu potessi dopo ritrovare ancora la pace e la tranquillità.
Non vorrei farti del male in nessun modo.
E’ chiaro ora il senso?
E hai potuto pensare che forse non ci vedremo più?
E crederti già rassegnato a non averti?
Scrivimi subito qualcosa about tutto ciò, mia cara , troppo cara Irma che non merito.”

” Dearest Irma,
le tue lettere sono un tesoro che non riesco neppure a rileggere tanto sono preziose.
Le tengo chiuse in un cassetto…
La mia filosofia?
Non ne ho.
Ne hanno estratto più di una dai miei versi, ma a torto.
Per me la poesia è questione di memoria e dolore.
Mettere insieme il maggior numero possibile di ricordi e di spasimi, e usare la forma più interiore e più diretta.
Non ho fantasia mi occorrono anni per accumulare poche poesie.
L’esecuzione materiale ,poi, è rapida  spesso è questione di minuti.

Mia cara Irma , io sono abituato a cibarmi di nuvole e lontananze, ma tu meritavi qualcosa di meglio !
Io sarò sempre tuo, a tua disposizione , pronto a fare quello che vorrai, e persino a pensare quello che vorrai farmi pensare…
Non desidero di meglio che pensare con la tua testa e vedere coi tuoi occhi”.

Angela Amendola 

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