Nel secolo XVII l’Olanda vive il suo secolo d’oro. Il nome di quel territorio non era, in effetti, ancora Olanda ma Repubblica delle Province Unite di cui l’Olanda era una parte.

Dopo secoli di lotta contro il mare che periodicamente allagava le terre più basse, dopo una lotta per emanciparsi dal dominio spagnolo, nel corso del Seicento l’Olanda raggiunse la condizione di maggiore potenza commerciale europea.

La città più importante era Amsterdam, per la sua posizione geografica divenne il punto d’incontro delle merci provenienti dall’Europa centrale che venivano portate verso il Baltico o verso rotte transoceaniche. Questo aveva reso Amsterdam una città tollerante nei confronti di culture e religioni diverse, d’altra parte gli affari non si sarebbero conclusi in un clima di pregiudizi.

Ciò avveniva anche nelle altre province e nonostante fosse in atto una lotta che vedeva contrapposte la nobiltà terriera e la borghesia commerciale per il governo della cosa pubblica, questo non aveva impedito che fosse praticata la tolleranza religiosa e la libera circolazione delle idee.

Nell’Olanda di quella temperie storica e culturale troviamo il filosofo Baruch d’Espiñoza (1632 – 1677) che nacque ad Amsterdam da una famiglia di marrani (ebrei convertiti al cristianesimo) spagnoli che si erano rifugiati prima in Portogallo per sfuggire alle persecuzioni dell’Inquisizione. Giunti in Olanda, tornarono alla religione ebraica dimostrando che la conversione non era sincera e il giovane Baruch studiò l’ebraico, la Bibbia e il Talmud. Le sue spiccate doti intellettive fecero sì che la comunità ebraica pensasse a lui come rabbino. Egli si rifiutò perché stava maturando il distacco dall’ebraismo.

Nel 1656, venne scomunicato ed espulso dalla sinagoga, il suo nome latinizzato diventò Benedetto, per uno strano destino fu invece maledetto come è scritto nell’atto di espulsione:

<< Che egli sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza…>>. A queste maledizioni conseguenti ad <<abominevoli eresie>> ed <<atti mostruosi>>, si aggiunse l’ordine di rimanere lontano da chiunque almeno due metri.

In tempi di distanziamento sociale mal sopportato e momentaneo possiamo immaginare cosa sia stata la vita di Benedetto Spinoza (latinizzato anche il cognome): solitudine, relazioni epistolari con uomini dotti, il lavoro di molatore di lenti per vivere, e un capolavoro unico nel suo genere per essere un grande filosofo, l’opera intitolata Ethica, more geometrico demonstrata (Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico).

La meraviglia che suscita l’opera è data dal fatto che, in modo regolare, quasi fosse un calcolo geometrico, partendo da definizioni, procedendo per assiomi, spiegazioni e dimostrazioni parla di Dio, dell’uomo, della mente, della schiavitù umana provocata dagli affetti e della libertà dell’uomo grazie alla potenza dell’intelletto, detto in una parola: tutto.

L’idea fondamentale di Spinoza è che ci sia un’unica sostanza: Dio, e che da essa discenda tutto ciò che esiste, possiamo quindi parlare di panteismo.

Egli prende, quindi, le distanze dal cartesianesimo soprattutto per ciò che riguarda pensiero ed estensione che Spinoza chiama Mente e Corpo. Per Cartesio, pensiero ed estensione sono separati e incomunicabili, per Spinoza invece la mente e il corpo procedono parallelamente.

Nell’Etica scrive:<<L’oggetto dell’idea costituente la Mente umana è il Corpo, ossia un certo modo, esistente in atto, della Estensione, e niente altro>> II prop.13, e più avanti:<< La Mente umana non percepisce alcun corpo esterno come esistente in atto se non mediante le idee delle affezioni del suo corpo>> II prop. 26

Quindi, secondo Spinoza, il corpo dà i contenuti alla mente e i processi della mente si rispecchiano in grande misura nel corpo.

Con queste affermazioni Spinoza non solo si oppone a Cartesio ma formula una tesi che è stata molto dibattuta nel tempo e, ancora oggi, con le nuove scoperte, si è dimostrato che il corpo e la mente non sono separati e indipendenti ma collegati e interconnessi. Questo confermano la biologia, la psicologia e la neurofisiologia; in tempi più recenti anche gli studi sull’Intelligenza Artificiale e le Neuroscienze hanno dato grande valore al rapporto Mente – Corpo.

Credo che anche la nostra esperienza mostri che un dolore del corpo si ripercuote nella mente e che una particolare condizione psicologica condizioni gli atti del nostro corpo.

Nel secolo in cui visse Spinoza non si poteva pensare agli sviluppi che le sue idee avrebbero potuto avere. Egli morì povero e perseguitato, L’Etica e il Trattato teologico – politico, altra grande opera del filosofo, furono messi al bando in quasi tutta Europa, qualche copia è sfuggita alla solerzia delle autorità e così noi possiamo ancora leggere e conoscere.

Concludo con due pensieri di Spinoza che ce lo fanno meglio conoscere come uomo. A ventinove anni scrive: <<Dopo che l’esperienza mi ha insegnato che tutto quello che accade frequentemente nella vita quotidiana è vano e futile; vedendo che tutte le cose che temevo o dalle quali temevo qualcosa non avevano in sé nulla di bene o di male, se non in quanto l’animo ne era mosso, alla fine ho deciso di cercare se esista qualcosa che sia il vero bene>> B. Spinoza, Emendazione dell’intelletto, 1661

Il suo ideale, vedere le cose al di sopra del riso e del pianto:<< Nec ridere, nec lugere,neque detestari, sed intelligere>> <<Non bisogna ridere, né piangere, né indignarsi, ma comprendere>>.    B. Spinoza, Etica

Gabriella Colistra

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