IL TROVATORE, IL MUSICO DI CORTE E IL GIULLARE

Cultori di una poesia d’arte, prezioso frutto di una tecnica sofisticata, i trovatori e trovieri diedero voce all’amor cortese, cantando gli ideali della cavalleria.

Essere cortesi era la quintessenza della nobiltà e il cavaliere era il paladino di un’etichetta che investiva non solo il comportamento ma anche la morale.

Nei canzonieri (codici manoscritti contenenti versi e spartiti musicali) sono riportate anche le biografie di alcuni trovatori: si riferiscono a nobili decaduti o a piccoli feudatari, tra cui alcune donne e anche svariati giullari di estrazione popolare.

Una parte importante spetta anche ai bardi di Scozia, Galles e Irlanda che mantenevano intatti gli ideali della vita dei clan e della gentry secondo le antiche tradizioni.

Sul lato opposto della scala troviamo invece il giullare, spesso di umile condizione sociale non era solo musico e poeta ma anche artista di strada nel senso più ampio del termine comprendendo molte delle abilità circensi tutt’ora praticate.

La sua condizione sociale era ambigua, ricercato e blandito con ricchi regali nelle corti, ma considerato con disprezzo dalla cultura clericale, era spesso un personaggio che viveva al margine della società medievale, che contribuì tuttavia a diffondere con il suo operato una cultura popolare in tutta Europa: aveva in repertorio canzoni e musiche da ballo, raccoglieva e riportava le notizie e le nuove idee, tramandava il ricordo di cavalieri e di personaggi illustri, nel racconto di cicli mitologici e delle cronache di eventi storici.

La musica popolare suonata da giullari e menestrelli era semplice, orecchiabile e si articolava in due parti ripetute con poche o punte variazioni e si ballava con molti saltelli per lo più in tondo.

Umberta Di Stefano

https://www.youtube.com/watch?v=4PXTopm8HFM 

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Umberta Di Stefano
Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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