Le recensioni del Sabato

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ANIME SLAVE (Linea edizioni)

Piccola saga femminile in salsa agrodolce

Tessa Rosenfeld

Termino questo romanzo con difficoltà. Forse perché a certe storie ti affezioni, ne entri a far parte e ti dispiace lasciarle andare.

Tra queste pagine ho ricordato la mia infanzia, visto il periodo in cui viene ambientata la storia, i miei lontani anni settanta, l’estate in villeggiatura, i sapori i profumi. L’autrice è riuscita a farmi percepire quell’inconfondibile sentore di casa. Ha una grande abilità, tramite particolareggiate descrizioni e autentica ironia, nel coinvolgere il lettore tanto da lasciarlo incollato alle pagine, se non per altro, per capire cosa potessero ancora combinare (le protagoniste) quelle “tre” insieme.

È stato immediato entrare in questo libro, lasciarsi travolgere dalle ingombranti figure di due delle tre protagoniste, mi ci sono catapultata dentro come uno spettatore invisibile, proprio là, innanzi a Genia e Yolanda, madre e figlia, così caparbie, cocciute, ostinate! E avrei tanto voluto dire la mia durante i battibecchi intercorsi. Un rapporto filiale che accomuna molte di noi… chi non ha mai avuto da discutere con la propria madre?

Due generazioni a confronto, distanti anni luce una dall’altra. Le ho viste sbraitare, divenire complici, odiarsi e nuovamente amarsi, proprio come le ha vissute la piccola protagonista di questa vicenda. Quando si è piccoli si osserva e si cresce, ci si interroga; e questa bambina, orfana di padre, è cresciuta con due presenze davvero ingombranti nel suo cammino; due prime donne, sempre in competizione; con due modi di vedere la vita diametralmente opposti.

Genia la nonna, la tana sicura, il suo punto di riferimento. Legata alle origini, alle tradizioni, la sua istitutrice, la figura più concreta e severa nella sua crescita e Yolanda, la madre, cresciuta nell’agio, in lei impera vanità e protagonismo. Poco propensa a fare la madre, troppo presa dal suo mondo… Ma il tempo che passa e sfalda illusioni e futuri improbabili.

Il ciclo della vita: si nasce, si muore e nel mezzo c’è questo caos fatto di battibecchi, cene disastrate, parenti bizzarri, fallimenti, amorosi, innamoramenti con strani “ratti” e in questo minestrone, come un buon filo d’olio evo e una cucchiaiata di parmigiano, a galla rimane l’immenso affetto che le porta sempre a sostenersi a vicenda ed è così forte che va oltre le incomprensioni, le ideologie. Perdona, porta in soccorso, cura nei momenti di necessità.

La terza protagonista di questa bizzarra e coinvolgente narrazione è venuta al mondo in una famiglia in cui la vanità, la smania protagonismo si mescolano con le tradizioni severe dei tempi andati. Proprio come un buon piatto agrodolce: lo zucchero della vanità, la dolce vita, l’essenza dell’effimero, dell’illusione e poi l’aceto delle regole rigide, della cruda realtà di un passato che arde vivo più che mai in Genia.

Un romanzo che unisce tratti esilaranti a tratti drammatici, da leggere con il sorriso sulle labbra perché in fondo questa vita non è altro che un susseguirsi di emozioni, di affetti che si scontrano per poi ritornare nei nostri ricordi, quando la mancanza si fa sentire e l’amore ritorna protagonista.

Lettura consigliata!

Monica Pasero

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