Le nuove “Medea”

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Si è concluso in poche ore ed in modo drammatico il “rapimento” della piccola Elena. No, non erano stati tre uomini incappucciati a strapparla dall’auto della madre e a rapirla. Tutto inventato, tutto finto per coprire la morte della piccola. È stata lei ad uccidere la piccola Elena. 

Sono sempre troppe le morti di bambini ad opera dei genitori, morti che diventano ombre su una civiltà ormai in declino.
Da anni siamo davanti a persone che lucidamente sopprimono la propria creatura per ottenere dei vantaggi, per eliminare quell’ostacolo che il figlio rappresenta rispetto alle loro abitudini, ai loro desideri.
Un mix di rabbia, solitudine, vendetta o depressione spinge le madri ad uccidere i suoi bambini .

Cosa si nasconde nella figura di Medea, la donna che, dopo aver dato la vita, la sottrae?

Medea non è un’aliena.

E raramente uccide senza complici. I suoi complici quasi sempre sono nascosti in mezzo a noi e talvolta ci assomigliano. Sarà per questo che la fantasia collettiva, quando accade rimuove, rifiuta, e lo trita nell’ovvietà del proprio orrore: come può una mamma ammazzare il proprio figlio?

Chi è e in quali oscurità va aggirandosi la donna che strappa nel sangue il legame più viscerale?

E’ una parabola di paradossi, quella del figlicidio materno. Compreso quello che più di tutti gli altri rifiutiamo di accettare: una madre che uccide suo figlio non è un mostro, quasi mai. Una madre che uccide suo figlio, quasi sempre, è una donna sprofondata in un abisso, dove nessuno è riuscito a tenderle una mano.

Tutto ha la forma della disperazione, il buio della depressione, il silenzio della solitudine, il peso della stanchezza, il terrore di non essere adeguate. Chissà quello che è successo a questa mamma. Le nuove Medee sono donne malate, il disagio è interiore e prevenibile nei limiti del possibile e della famiglia in cui vivono.

Odiare i propri bimbi. Cancellarli. Assassinarli. Capovolgere l’istinto materno in modo verticale, trasformandolo nel suo contrario: istinto omicida.

Nella maggior parte dei casi i figlicidi potevano essere evitati. Come? “Facendo attenzione ai campanelli d’allarme”, dice lo psichiatra Mastronardi. “In questo la famiglia gioca un ruolo importante. Le madri, spiega, non uccidono i propri figli di punto e in bianco ma arrivano a compiere questo gesto estremo lentamente, lanciando tanti piccoli segnali”.

Secondo me, infatti, siamo in un momento storico drammatico. Nell’evidente declino di una civiltà tanto ingolfata nei suoi insostenibili consumi. Occorre un nuovo Umanesimo Laico nel senso più Cristiano del termine, insomma occorre ritrovare un senso. Perché quando accade che vengano uccisi dei bambini, i bambini sono di tutti noi, non solo dei loro genitori.

È per tutti un dolore becero, insensato, il segno, che si comincia a perdere l’essenziale.

Angela Amendola

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