Penelope e le altre

241411

L’attesa ardente

“Sai aspettare?”
“So bruciare”
“Fino alle braci?”
“Fino alle braci”.
“È perfetto”.

(da “Il silenzio è cosa viva”, Chandra Livia Candiani)

Luisa ha sempre pensato che aspettare qualcuno che ami, fosse una forte dichiarazione d’amore, perchè saper aspettare per amore, è “un’arte antica” .

È una virtù il saper attendere, virtù che non è certo mancata a Penelope e che non manca a tutte le donne che aspettano per anni, sacrificando il loro tempo in attesa di qualcuno e di non si sa bene cosa…
Se voi conoscete donne così, potete chiamarle Penelope.

Ma chi era Penelope? Era la moglie di Ulisse, nella mitologia greca. Quando questi partiva e trascorreva lunghi periodi di tempo fuori di casa, Penelope lo aspettava piena di speranza.

Ma, la storia di Penelope si ripete ancora oggi nella nostra società con la figura della donna che sacrifica la propria vita e le esperienze che potrebbe vivere, a favore di una persona che in realtà è un fantasma…
La donna con il complesso di Penelope, si è innamorata di un’immagine che esiste solo nella sua mente. Un’illusione creata da lei stessa. Un sogno che la donna alimenta con speranze, aspettative, convinzioni e altri pensieri che è sempre lei stessa a creare.

Esistono diversi esempi in letteratura delle donne Penelope, ma io voglio ricordare Cio Cio San.

Fa parte della schiera delle donne Penelope, la protagonista dell’opera La madama Butterfly.
La vicenda raccontata nell’opera di Puccini, si svolge agli inizi del Novecento a Nagasaki. Il tenente Pinkerton, appartenente alla Marina americana, aspetta in compagnia del console americano Sharpless, la giovanissima sposa orientale. La fanciulla è figlia di un nobile che si è ucciso per ordine dell’imperatore, è povera, ed è sola al mondo.

Il promesso sposo non fa mistero delle proprie convinzioni riguardo ai matrimoni “ad usum”, ovvero a tempo, un pò come facevano i romani antichi. In attesa dell’unico legame che ritiene valido, quello con una donna americana, brinda al suo pensiero sui legami che nel frattempo può contrarre.
E la personalità superficiale ed egoista dell’uomo è delineata da subito, che non vede che il proprio tornaconto anche dal delicato mondo dei sentimenti, senza badare a dare illusioni, umiliazioni e sofferenze alle vittime prescelte.

Proprio al console Sharpless toccherà di recare alla sposa abbandonata per tre anni e sempre ingenuamente speranzosa di rivedere lo sposo, la notizia del suo ritorno, ma in compagnia di una nuova sposa.

La giovane, ha ormai compreso quale destino la aspetta, con la sola compagnia di una fedele ancella e del figlioletto, nato nel frattempo, di cui l’americano non sa nulla.

Cio Cio san, questo è il nome della giovane geisha, rivela mancanza di autostima per far valere i propri diritti contratti con il matrimonio. Come tante donne nella stessa condizione sceglie la rinuncia, che nella sua cultura significa darsi la morte, con onore, come impone la scritta sullo stesso pugnale adoperato dal padre per uccidersi. Vissuta tanti anni nell’attesa di un illusione d’amore di “un bel dì vedremo”…

da “Così parlò Penelope”
Come aspetto – Tino Villanueva

Oggi sto seduta ad una finestra, mentre il mio spirito
nuota nel profondo viola-azzurro del mare.
Sono una donna che aspetta, innamorata di un uomo,
e innamorata dell’amore che abbiamo insieme vissuto.
Ho giurato a me stessa che avrei aspettato,
e continuo ad aspettare appassionatamente,
anche dopo che la grande luce del sole si è consumata.

Raccolgo il mio dolore e me lo porto a letto,
e ancora aspetto
prima che il dolce sonno scenda pesante sui miei occhi.
Il giorno dopo mi alzo,
e mi ascolto pronunciare parole colme di speranza
… e continuo ad aspettare. Dico queste cose a voce alta
per serbare chiaro il mio pensiero,
per tenere viva la giornata.

Sono una donna che aspetta,
che aspetta, irrequieta e impaziente come le onde del mare
che si ripetono nella sua testa
come messaggi che giungono da lontano.

Ma noi quante madame Butterfly incontreremo ancora?

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

La casa ha una propria anima

 

 

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