Gabriel Garcia Marquez è stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982.

Ha lasciato un patrimonio letterario che tutti conosciamo e una delle sue opere più note è “L’amore ai tempi del colera“, libro che personalmente amo .

«Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantun anni nove mesi e quattro giorni notti comprese?»…

Pubblicato nel 1985, “L’amore ai tempi del colera” è considerato uno dei capolavori dello scrittore colombiano.

Un romanzo originale da cui emerge il gusto intenso per una narrazione tangibile, in cui le descrizioni della gente, dei colori e degli odori assumono una dimensione reale.

Le parole si trasformano in emozioni.

Márquez è stato in grado di dar vita a un libro passionale e travolgente, creando una perfetta alchimia tra parole e lettore, al punto da non poter fare a meno di leggere ed amare ogni pagina.

Protagonista indiscusso è il sentimento, quello vero, contrastato, capace di mettere in dubbio ogni certezza.

È il sentimento che dall’irreale diventa sostanza concreta accompagnando, proprio come un’ombra, la vita dei protagonisti, Fermina e Florentino per più di 50 anni.

Fiorentino Ariza è un impiegato telegrafista, un uomo malinconico e appassionato di poesia, innamorato di Fermina Daza.

Suo padre non approva l’unione e la giovane viene data in sposa a Juvenal Urbino, il ricco medico della città.

Il matrimonio di Fermina e Juvenal, inizialmente privo di amore, diventerà solido e autentico.

Florentino si butterà a capofitto nel lavoro per essere degno dell’amore di Fermina e inizierà una brillante carriera all’interno dell’azienda dello zio, la Compagnia Fluviale dei Caraibi.

Nonostante le numerose amanti che accumulerà negli anni, 622 donne appuntate su di un taccuino, Florentino si sentirà legato solo a Fermina.

Aspetterà decenni per vedere realizzato il suo amore: alla morte di Juvenal, Florentino dichiarerà di nuovo a Fermina il suo amore e lei, dopo tanti anni di indifferenza, accetterà le sue attenzioni.

I protagonisti vivono in una condizione sociale e culturale che non poteva non dividerli anche se la separazione, caratterizzata da scelte imposte e volute, permetterà loro di conoscersi e riconoscersi proprio attraverso il percorso intrapreso.

Mezzo secolo di attesa, di tormento, di interrogativi. L’amore descritto da Márquez è ambientato ed effettivamente vissuto ai tempi del colera.

È lo stesso Florentino a dire che “l’amore ha gli stessi sintomi del colera” quasi si diffondesse come una malattia contagiosa, portando chi ne è colpito a stati d’animo febbrili e a compiere azioni che da sani non farebbero e di natura folle.

Come il colera, l’amore sconvolge a tal punto la vita da modificarne per sempre il corso, gli obiettivi, i pensieri.

È una storia d’amore, di coraggio, di speranza e di attesa: un’attesa durata mezzo secolo che viene esaudita, all’ultimo, solo per la volontà di un uomo che non ha mai smesso di combattere per l’unica cosa al mondo che avesse un significato: la donna che ama.

Nonostante tutto.

Proprio come una danza: rincorrersi, sentirsi, amarsi, perdersi, ritrovarsi con la paura di essere “contagiati” da una malattia che non conosce cura, nessuna via di scampo: l’amore.

Quel tipo di amore che non ama limiti, né protocolli da seguire, un amore che sfida il tempo.

Un inno all’amore senza tempo, al coraggio di credere che in fondo basterebbe lottare per ottenere ciò che ardentemente desideriamo.

E “cinquantun anni nove mesi e quattro giorni notti comprese” è solo uno spazio di tempo, nulla più.

Angela Amendola

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui