L’addio ai monti di Lucia nei “Promessi Sposi”

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L’addio ai monti di Lucia è uno dei brani più studiati dei promessi sposi di Alessandro Manzoni.
La critica che ha ricevuto il Manzoni è che una popolana non avrebbe potuto mai esprimere parole così sentite, pensieri così emozionanti, stati d’animo così intensi come sono descritti da Ulisse ed Enea, uomini valorosi che seguono un disegno divino tra fasti e regni lontani.
La protagonista dei Promessi Sposi non è un’eroina, ma una donna qualunque che, per realizzare il suo piccolo e semplice sogno, si affida alla Divina Provvidenza, sperando che tutto si risolva nel migliore dei modi.
La figura di Lucia in questo brano può essere visto come un personaggio debole, ma in realtà ci troviamo di fronte ad una forza d’animo inaudita, la forza e la dignità di chi sa aspettare e va via con la speranza di tornare.
Ve lo propongo oggi, per cogliere dalle parole di Lucia, la speranza di ritornare a nuova vita, e tornare alla nostra quotidianità più forti, affidando, come fa lei, la nostra vita a Dio.

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso.
Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti. Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa!
Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore.
Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.

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