“La trottola” di T. Cozzitorto

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Il brano di Kafka, “La trottola“, ci porta a riflettere con ragionamenti che possiamo predisporre su diversi livelli e da più punti di vista.
Il filosofo che si occupa delle piccole cose potrebbe essere alla ricerca di una concretezza del reale in modo tale che la speculazione filosofica possa diventare il più possibile una analisi degli accadimenti quotidiani, una comprensione dei meccanismi dell’esistere legati a ciò che si può osservare nello spazio più prossimo all’essere umano.
Non mi sembra che il filosofo in questione abbia interesse a rendere universale il suo provarsi a sperimentare l’oggetto.
È vero che questo può sembrare un suo intento ma, a mio parere, l’intenzione si presenta debole nella sua portata.
Lo spasmodico desiderio di far girare la trottola si infrange nella subitanea insoddisfazione.
È la mancanza di interesse dopo la sperimentazione?
È un atteggiamento simile a quello di Leonardo da Vinci?
O una sensazione di umana frustrazione verso un limite con cui tutti gli esseri umani debbono fare i conti?
La trottola è un misto di gioco/ fantasia e curiosità, è un oggetto che il filosofo utilizza in modo iconico.
Il suo fuggire, alla fine del racconto, potrebbe rappresentare l’inizio di una riflessione filosofica che parte non più dal basso ma dall’alto, dal metafisico per poi, come in un anticlimax, discendere sul piano terreno e umano.
Il filosofo protagonista del racconto è un uomo, a mio parere, alla ricerca di se stesso, preludio ad una costruzione del proprio pensiero filosofico.
Il problema fondamentale sta nel fatto che lui non crede ad un messaggio filosofico universale e neanche ad una filosofia delle piccole cose, è un filosofo alienato, è un personaggio kafkiano, in quanto tale sente il disgregarsi dell’io e il frantumarsi della realtà circostante, di conseguenza ogni esperienza valoriale gli appare distante e irraggiungibile.
Il filosofo ha in sé la concezione della vita dello scrittore e i concetti fondamentali di altri scrittori molto vicini a lui: l’assurdo e la crisi di identità pirandelliana, l’inetto di Svevo, il teatro dell’assurdo di Antonin Artaud.
In qualche modo si celebra la morte della filosofia in quanto i bambini hanno già dato istintivamente alla trottola un significato ed una utilità individuale e universale.
È tragicamente un mondo che può andare avanti anche senza la filosofia.

Tommaso Cozzitorto

La trottola

Un filosofo girovagava sempre dove c’erano bambini a giocare. E quando vedeva un ragazzo con una trottola, si metteva subito in agguato. Appena la trottola girava, il filosofo la inseguiva per prenderla. Che i bambini facessero chiasso e cercassero di allontanarlo dal loro giocattolo non lo preoccupava; se riusciva a prendere la trottola mentre ancora girava, era felice, ma solo un istante, poi la buttava via e se ne andava.

Credeva infatti che la conoscenza di ogni piccolezza, dunque, ad esempio, anche di una trottola che gira, fosse sufficiente a conoscere l’universale. Perciò non si occupava dei grandi problemi; gli pareva antieconomico. Se si conosceva veramente la più piccola piccolezza, allora si conosceva tutto, perciò si occupava soltanto della trottola che girava.

E ogni volta che si facevano i preparativi per farla girare, aveva la speranza che ora gli sarebbe riuscito e, quando la trottola girava, mentre la rincorreva senza fiato la sua speranza diventava certezza, ma poi, quando si trovava in mano quello stupido pezzo di legno, gli veniva male e le grida dei bambini che fino a quel momento non aveva udito e ora invece gli entravano improvvisamente nelle orecchie lo facevano fuggire, e barcollava come una trottola sotto una frusta maldestra.

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Sono nato a Salerno, ho trascorso la mia infanzia a Sapri e vivo a Lamezia Terme dall'età di dieci anni. Laureato in Lettere moderne ad indirizzo filologico-letterario presso l'Università di Salerno con una tesi dal titolo "Cesare Beccaria e il dibattito sulla pena di morte" discussa con il prof. Valentino Gerratana. Abilitato all'insegnamento in materie letterarie, filosofia e storia, storia dell'arte, insegno Italiano, Storia e Geografia nella scuola secondaria di primo grado. Mi occupo anche di critica letteraria e di arte attraverso conferenze e presentazioni di libri. Ho scritto prefazioni a romanzi e saggi, collaboro al mensile "Lamezia e non solo" da diversi anni. Sono stato protagonista nella trasmissione televisiva Confidenze Culturali ed ho presentato la rubrica "Imagine" su Ermes TV. Per dieci anni ho curato la rassegna "DiMartedìCulturando" in un noto locale di Lamezia Terme. Ho fatto parte della Commissione Calabria "Premio la Giara" indetto dalla RAI. Ho pubblicato due libri: Palcoscenico e Along the way. Nel 2011 ho ricevuto il "Premio Anthurium" città di Lamezia Terme e successivamente il "Norman Academy" a Roma, entrambi per meriti culturali. Ho ricevuto nel dicembre scorso un riconoscimento dal Liceo Scientifico Galilei di Lamezia Terme nell'ambito del Festival della Scienza. In ambito prettamente scolastico sono stato Valutatore ed esperto in PON e POR.

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