La storia del “criminale” all’incontrario, di Francesca Rita Bartoletta

171021

La via alternativa.
“Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi”
Indro Montanelli

Invisibili, senza il diritto di nulla, buona parte dei conservatori italiani, così considerano lo straniero, se è povero e nero, il nemico pericoloso da combattere e da restituire ai luoghi di appartenenza. ”Aiutiamoli a casa loro”… di tanto in tanto si ode, ma nessuno intende davvero sporcarsi le mani.

E’ risaputo quanto rende l’indigenza del terzo mondo all’ occidente, mantenere sotto la soglia di povertà, uomini che hanno la fortuna di abitare in luoghi ricchi di materie prime è divenuta nei tempi la loro condanna. La loro condizione di vita, anacronistica assurda, in ogni maniera offensiva, se consideriamo che in quel mondo vivono esseri umani, con le stesse esigenze pari agli atri esseri viventi che popolano questo mondo. La fuga rappresenta per loro, l’unica via d’uscita, un salto nel buio insidioso, pericoloso, estremo per tentare il tutto per tutto, una roulette russa, se vogliono salvare la pelle.

“La vita è una cella un po’ fuori dell’ordinario, più uno è povero più si restringono i metri quadrati a sua disposizione”
Vasco Pratolini

Il processo della globalizzazione mondiale, nasce per sollevare le sorti di paesi sottosviluppati, il quale ancora oggi vivono in uno stato di indigenza, la fame tormenta lo stomaco dei bambini e la morte falcia i poveri corpi denutriti, senza ordine di età. Disuguaglianze, povertà e guerre, sono tutt’oggi, causa di disperazione e di continui esodi.

Tentare di immedesimarsi nelle loro condizioni di vita è l’unico modo per comprendere, condizioni di vita estreme, impossibili considerale umane, per i cuori che ancora tremano davanti alle ingiustizie.

Mi chiedo, chi vorrebbe lasciare il paese natio, le proprie radici, gli affetti più cari se le condizioni di vita garantissero loro una vita dignitosa, o nel nostro immaginario collettivo, consideriamo le persone che fuggono prive di ogni senso di appartenenza e di sentimento?

In questo scenario drammatico , in un piccolo paese della Calabria Riace, lambito dal mar ionico , conosciuto nel 1972 per il ritrovamento delle due statue bronzee, nasce il “Metodo Lucano”, che apre le braccia allo straniero.

Domenico Lucano un uomo semplice, di umili origini è il Sindaco di Riace, un borgo di origine medievale, che nel corso degli anni si svuota, perde gran parte della popolazione a causa della povertà e costretti, lasciano l’antico borgo per cercare fortuna altrove.

Il dramma dell’emigrazione è un argomento molto noto ai calabresi.

Nel frattempo…l’opinione pubblica, di fronte ai continui sbarchi si divide, tolleranza e il suo esatto contrario, si interfacciano animosamente, le discussioni diventano motivo di significativi scontri.

La politica anch’essa divisa, cerca di dare risposte al paese che freme, chiede giustizia, ordine, espulsione, tolleranza e inclusione e tenta la mediazione, attraverso i valori che le ideologie di partito perseguono. Con questo stato d’animo nel 2002 nasce la legge sull’immigrazione, meglio nota come legge Bossi-Fini, il quale nel governo Berlusconi, ricoprivano rispettivamente le cariche di vicepresidente del Consiglio dei ministri e di ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione.

La legge modificava e integrava norme già esistenti in materia di immigrazione, di asilo e di condizione dello straniero, cioè la legge Turco-Napolitano nata nel 1998. Entrambe i provvedimenti presi dai governi di centrosinistra prima e centrodestra dopo, sono stati mal digeriti dalle parti avverse. Le testate giornalistiche Italiane esordivano con titoloni altisonanti e di cattivo gusto: “Sparate ai gommoni”; “Qui nessuno è straniero”.

Difficile trovare una soluzione sul flusso della migrazione, quando la coscienza tace e il cuore è assente. La vita umana, la miseria usata dalla politica come merce di scambio per scopi elettorali, dove i diritti delle persone occupano un posto marginale, nel frattempo il mare, è divenuto un cimitero a cielo aperto, i corpi dei bambini spiaggiati, reclamano giustizia divina e tolgono il sonno la notte, alle coscienze.

“Uno zero”.

Matteo Salvini, così definisce Mimmo Lucano, appena riceve la nomina di Ministro degli Interni.

Con serenità d’animo Mimmo risponde:

”E’ vero che appartengo alla classe degli ultimi, praticamente zero. In tutti questi anni abbiamo unito tutte le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo. Abbiamo condiviso un sogno di una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie”.

Il frutto della umana intuizione di Lucano viene sintetizzata in questa semplice frase, qui rivela tutto il lavoro svolto quando la sua alta moralità devota alla solidarietà e l’amore per il prossimo, è stata chiamata al servizio degli altri. In questa frase troviamo il significato del Modello Lucano, il quale mostra al mondo la volontà, di creare alternative concrete, per contrastate il fenomeno dell’imigrazione e il problema diventa la soluzione. Quando si ha a cuore qualcosa, le intese si trovano, così pure le risposte.

Non spetta a me cimentarmi ad affrontare argomenti giuridici, in relazione alla condanna che ha subito Domenico Lucano, non ne ho gli strumenti, e anche se li avessi, credo che avrei molta difficoltà ad esprimere un parere, perché sarei deviata da quello che mi suggerisce il mio cuore.

Gli eventi quando accadono, suscitano in noi reazioni, che non sono estranee ai valori che abbiamo accettato come stile di vita, e corrono sullo stesso binario della nostra sensibilità, del modo come ci rapportiamo con gli altri, ma soprattutto, come sentiamo gli atri, estranei o parte integrante della nostra esistenza. Quello che scuote la nostra coscienza non è un bene universale, come dovrebbe essere, se davvero auspicassimo al bene comune, al valore dell’umanità, che malgrado le brutture e l’egoismo, tiene in piedi il mondo, ma non è così e di questo ne sono consapevole.

Diversi sono le singole emozioni, che impegnano l’anima di ogni singolo uomo, quello che per me è insignificante, per altri è fonte di travolgimento emotivo e questo lo dimostra quando un gruppo di persone vede in tv lo stesso film, diverse sono le commozioni, e le parole che descrivono quanto hanno appena visto.

Possiamo quindi sperare di giungere un giorno a comprendere il vero significato della parola Umanità, e non temere di tendere una mano compassionevole verso un fratello che è caduto nel bisogno, a prescindere del colore della sua pelle?…

Credo che la compassione, come qualsiasi altro valore legato alla sfera umana, debba essere coltivata, allo stesso modo di come si cura una pianta del nostro giardino, una sorta di allenamento quotidiano, una palestra che tiene in forma il nostro essere interiore, una parte che difficilmente si percepisce, se non con le nostre azioni, che a volte se fuori posto sorprendono anche noi.

L’umanità, come la solidarietà è la madre che lenisce ogni ferita e previene ogni male, questa non è una citazione di un personaggio famoso, ma è quello che realmente penso. Quello che accade agli uomini, quando vengono abbandonati al loro destino, spesso è anche la responsabilità, il quale con fatica riconosciamo il dolore degli altri, con timore stendiamo la mano pietosa, che potrebbe essere d’aiuto quando la necessità visita la nostra vita, e voltarsi dall’altra parte è la cosa che ci riesce meglio.

Ma non sono questi stati d’animo, che accomunano Lucano all’indifferenza dei più, i suoi valori sono altri, aiutare il prossimo per scelta, offrire agli emarginati una seconda possibilità.

“Chiunque salva una vita, salva il mondo intero”
Lapide scritta sulla facciata della fabbrica di Oskar Schindler.

La storia di Maria e il piccolo Simone (nomi puramente inventati).
Le carte d’identità false.
Nell’aprile del 2016 una giovane madre di origine eritrea, di nome Maria si presenta al cospetto di Domenico Lucano già sindaco di Riace. E’ la prefettura di Reggio Calabria che la manda da lui. La ragazza non ha documenti con sé, nulla, tranne un piccolo fagottino che stringe al suo petto, un neonato di pochi mesi, il piccolo Simone. Due esseri viventi, senza prospettive, Lucano si prende cura di Maria e il piccolo Simone, dopo tanto patire finalmente sono al riparo.

Entrambi vengono inseriti nel progetto di una delle associazioni, che gestivano a favore dei migranti e fu ospitata in una casa. Tutto sembrava procedere bene, Maria e il piccoletto erano al sicuro e avevano di che nutrirsi. Secondo la legge Bossi-Fini, entrata in vigore nel 2012, come è stato precedentemente ricordato, riconosceva al profugo regolare permesso di soggiorno, quando veniva richiesto asilo visto che, gli uffici che rilasciavano i permessi, erano lenti nell’espletare tali pratiche.

Succede che, dopo qualche giorno il piccolo Simone, si ammala gravemente, ha bisogno di cure urgenti, ma senza carta d’identità, il bambino non potrebbe accedere alle visite specialistiche, per la legge italiana. Gli operatori del progetto accoglienza preoccupati dello stato di salute del piccolo Simone, si rivolgono al comune di Riace, per il rilascio dei documenti. Domenico Lucano, oltre a ricoprire la carica di Sindaco, era anche ufficiale dell’anagrafe. In quella mattina si giocava il destino del piccolo, firmare le carte d’identità sorvolando il resto della procedure e mettere in salvo il piccolo, o rimanere ligi al regolamento e lasciare che il neonato morisse?

Un dilemma questo, con la quale nessuno vorrebbe misurarsi. E chissà quante volte la coscienza di Mimmo è stata chiamata a sbrogliare faccende umane simili, glielo si legge in volto, ogni qual volta è chiamato a parlare di sé e della sua esperienza. La priorità della vita viene prima di ogni altra cosa, questo e in cui crede Mimmo e senza battere ciglio firma i documenti. Quelle due carte d’identità sono fonte di ulteriori indagini e altre amarezze.

Avrei potuto scrivere la biografia di Lucano, seguire passo, passo i suoi successi, di quante volte è stato premiato e di come il Suo “Metodo Riace”, è stato acclamato e portato come esempio da seguire nel mondo.

Mi sarei potuta soffermare sulle indagini e processi che lo riguardano e scrivere se sono ingiusti, oppure no, mi sarei potuta soffermare sulla sua innata compassione e il suo spontaneo senso di altruismo, così grande da trovarsi nei guai, come è accaduto a tanti altri uomini del passato, il quale consapevoli del pericolo in cui andavano incontro, non hanno messo a tacere il coraggio di disubbidire a leggi che ritenevano ingiuste, emanate di proposito contro una parte dell’umanità.

Porto l’esempio di Giorgio Perlasca, un commerciante italiano che, durante il periodo del ventennio fascista si senti in dovere di trasgredire le leggi razziali entrate in vigore in Italia nel 1938, fingendosi Console Spagnolo.

La sua azione fuori legge permise la salvezza di cinquemila ebrei ungheresi, strappandoli dalla deportazione nazista.

L’atto eroico di Giorgio Perlasca è riportato sui libri di storia il quale lo ricorda come “Uomo Giusto fra i Giusti” e nessuno ha mai pensato di ricordarlo come un uomo che ha commesso il reato di millantato credito. Tutte le storie hanno un inizio e una fine, ma questa non è una storia come tante, destinata ad essere dimenticata, questa è una storia che ha tracciato una via alternativa possibile, quella dell’umanità e sulla quale la riflessione viene naturale.

Francesca Rita Bartoletta

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