La crocifissione dell’umana condizione

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Gli eventi che esulano dal “regolare” svolgimento delle loro dinamiche non vanno mai offerti alla conoscenza comune, non perché non siano degni di considerazione al pari delle vicende che godono dell’ufficialità acclarata, ma perché la discrezione assoluta è sinonimo di serietà e di totale rispetto nei confronti di un sentimento che esiste o che è esistito. Le emozioni significative vanno custodite gelosamente e devono essere accompagnate da una cospicua dose di riservatezza.

Per il resto, l’amore accade inaspettatamente e non è affatto soggetto né a giudizio né a delegittimazione.

Con questa personale considerazione mi accingo ad introdurre un delicato argomento, che pare non abbia in alcun modo diviso la severissima e puntuale opinione pubblica .

Già, perché il ricordo di una passione tanto coinvolgente quanto travagliata non può e non deve assumere la singolare connotazione di una vicenda romanzata, non foss’altro per la moltitudine di opinioni esterne che non farebbe che svilirne il significato profondo.

Ilda Boccassini, ex Magistrato e Procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Milano, è l’autrice di un volume dal carattere autobiografico che ha per titolo “La stanza numero 30”.

Credo che non vi sia nulla da eccepire in merito alla volontà, appartenente ad una personalità pubblica, di offrire la propria voce ai contenuti di uno scrigno squisitamente privato.

Piuttosto, il quesito che si fa strada in maniera del tutto spontanea suggerisce il seguente spunto di riflessione: esiste un vero e proprio limite che sia in grado di delineare marcatamente il confine che separa ciò che è opportuno confessare da quel che opportuno non è?
E se davvero esiste, chi stabilisce gli autorevoli criteri che stanno alla base di determinate regole?

Nel caso di specie, pare proprio che non vi sia spazio alcuno per l’insorgenza di eventuali dubbi.

Il suddetto limite esiste e si chiama buon senso.

Ilda Boccassini, infatti, in seno alla narrazione degli eventi descritti all’interno della sua opera, si lascia coinvolgere da un racconto oltremodo intimo.

Argomenta in merito al suo legame col Giudice Giovanni Falcone, dando vita ad un’inedita rivelazione che ha decisamente turbato gli animi dei più.

Al tal proposito, desidero citare un breve ma importante segmento di testo:“Me ne innamorai. È molto complicato per me parlarne. Sicuramente non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. No. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l’amore momento per momento. Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto. Sapevo di non poter condividere con lui un cinema o una gita in barca, pur desiderandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché lo hanno ucciso”.

Ritengo che il paese Italia non sia la risultante di un’accozzaglia di emeriti “bacchettoni”.

Reputo, altresì, che i dettagli concernenti la sfera privata da offrire in pasto al giudizio di un’intera Nazione vadano opportunamente selezionati e sottoposti a ponderazione.

Ilda Boccassini e Giovanni Falcone, all’epoca dei fatti descritti dall’autrice, erano evidentemente coinvolti nella relazione con i rispettivi coniugi.

La brutale efferatezza che contraddistingue da ormai quasi trent’anni l’uccisione del Magistrato siciliano e l’autorevolezza appartenente all’immagine di quest’ultimo, mal si conciliano con la rivelazione di accadimenti che riguardano la sua sfera privata.

Dettagli che stanno al margine dell’interesse, lesivi di una privacy da difendere, non pertinenti e scarsamente consoni.

Il fatto che sia trascorso così tanto tempo, inoltre, non spalanca di certo le porte ad alcuna autorizzazione.

L’aggravante del decesso del Giudice Falcone e la conseguente impossibilità di avanzare qualunque forma di eventuale replica non si configurano assolutamente come dettagli irrilevanti.

Ritengo che Ilda Boccassini abbia peccato di grossolana ed immatura negligenza, soprattutto in merito alla gestione della custodia di un’esperienza di vita significativa.

Tuttavia, se da un lato appare facilmente condannabile la carrellata di rivelazioni e di asserzioni appartenente all’ex Magistrato, non è chiaramente possibile emanare sentenze su un reciproco desiderio di abbandono ad un’emozione.

Il sentimento non è intaccabile, non prevede disquisizioni in merito alla sua natura, è assolutamente libero ed anarchico e non chiede mai il permesso prima di entrare.

Il sentimento può indurre all’evasione dalle consuetudini più radicate e la sua irrefrenabile potenza, sovente, non risparmia proprio nessuno, nemmeno chi fece dell’integrità morale un imprescindibile dogma per la sua esistenza.

Il sentimento sa intraprendere dei voli inaspettati, proprio come il volo aereo sul quale si trovarono i due Magistrati e che Ilda Boccassini descrive così:
“Nel giugno del ’91 partimmo per l’Argentina per interrogare il boss Gaetano Fidanzati. Avevo anche un walkman con una cassetta di Gianna Nannini, che ho imposto a Giovanni per tutta la durata del viaggio. Alcune canzoni mi facevano pensare alla nostra storia e le ascoltai più volte, per ore, stringendomi a lui. In top class non c’erano altri passeggeri, eravamo soli in quel lusso rilassante, la nostra intimità disturbata solo dall’arrivo delle hostess. Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell’interrogatorio e ai possibili sviluppi dell’indagine”.

Che si attui con coscienza, dunque, una sana operazione di discernimento tra l’inopportuna rivelazione del sentimento e la bellezza del sentimento stesso.

È evidente come la crocifissione dell’umana condizione appaia del tutto inadeguata, specie se persino chi crocifigge continua a detenere come principale unità di misura l’immensità dell’amore e del suo sfaccettato universo…

Maria Cristina Adragna 

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