Il mondo piange…

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Sono già trascorsi ben tredici mesi da quell’inattesa giornata di marzo.

Ricordo di essermi trovata da sola sull’autostrada per Palermo e di aver verificato, costantemente, che le notizie proposte sulle emittenti radiofoniche facessero leva su una linea di informazione comune.

Ed effettivamente era proprio come avevo previsto da qualche tempo: l’inaspettato stava per imporre il suo predominio sulla vita di ciascuno di noi, certamente incurante dell’evidenza che fossimo totalmente impreparati a fronteggiare un increscioso coacervo di sgradevoli circostanze comune.

La DAD: cos’era la DAD?

I nostri figli non avrebbero più frequentato la scuola in presenza, ma sarebbero stati altresì costretti a proseguire gli studi al di là di un monitor.

Beh, benedetta tecnologia… Ma se tutto questo si fosse verificato in un altro momento storico?

Grazie a quali mezzi avremmo fatto proficuamente fronte alle esigenze della popolazione mondiale?

Inutili divagazioni su un passato che non si sarebbe più palesato.

D’altronde immaginammo che l’incombenza del periodo non si sarebbe protratta per la durata di più di un mese.

Le giornate trascorrevano con una sgradevole cadenza interminabile, sancendo un legame inscindibile e complesso tra il desiderio di evasione e l’impossibilità di intrattenere la più semplice delle relazioni.

Sui balconi di fronte ho osservato molto spesso, accompagnata da una desueta sensazione di asfissia, pochi condomini che innaffiavano di malavoglia i gerani coloratissimi ed impertinenti.

Rappresentavano, a loro insaputa, l’unica nota festosa in un contesto tetro e di profonda inquietudine.

Eh no, il tutto non avrebbe trovato risoluzione nel breve arco di un solo mese.

Abbiamo imparato a godere delle quisquilie, delle frivolezze, di quel niente travestito di tutto del quale non ci saremmo mai curati in tempi non sospetti.

Ricordo i sorrisi di mia madre in videochiamata: era talmente rassicurante da credere che non avesse mai sorriso prima.

Che situazione surreale!

Un disagio che affrontammo lungamente e con il quale continuiamo a fare tuttora i conti, seppur in maniera nettamente meno ingombrante.

L’idea di una vaccinazione risolutiva si insinuò nello scenario disperato come una brocca d’acqua in un ecosistema in balia della desertificazione.

Ma si sa: tutto quello di cui non si ha piena contezza finisce per generare delle profonde lacerazioni, persino in seno alla medesima situazione di emergenza comune.

Decisamente contestabile è, per esempio, il negazionismo esibito goffamente e a priori.

Non amo condividere le scelte del “gregge” e ritengo che per sopravvivere, in un mondo dominato da troppe pecore, sia necessaria certamente una cospicua dose di senso critico.

Ma si tende a smarrire, in molte occasioni ed in maniera senz’altro inopportuna, il necessario rispetto nei confronti delle autorità che ci governano.

Il pressapochismo politico, che trova piena espressione in un populismo messo in scena con la totale assenza della necessaria esperienza, lascia che la vivacità delle coscienze precipiti in penombra e che venga eclissata ogni sorta di proficuo ragionamento.

In molti vorrebbero pervenire alla tanto anelata quanto decantata immunità, ma percepiscono quest’ultima come una specie di concessione divina che verrebbe miracolosamente ed inaspettatamente donata senza muovere un dito ed evitando persino di affidarsi alla competenza degli uomini di scienza.

Non è mai il momento di approdare a spiacevoli fasi di retrocessione, men che mai è questo il lasso temporale per cominciare a regredire.

Buon senso e corretta informazione:ecco i veri elementi dei quali fare incetta quotidianamente.

E se l’estate che verrà dovesse imporre un rigore al quale non siamo affatto abituati… Beh, sia sufficiente pensare all’evidenza che, qualunque sacrificio che ci attende sarà funzionale ad un complesso percorso verso la normalità.

Già, la normalità.

Probabilmente abbiamo smarrito l’idea ed il ricordo di quelle consuetudini che erano comunemente accettate, poiché familiari.

I primi tempi, forse, saremo pervasi da una sensazione di nudità derivante dal mancato utilizzo delle imprescindibili “compagne” mascherine.

È nettamente mutata la percezione, oltretutto, di interazione con gli altri.

Abbiamo imparato a riconoscerci da uno sguardo, a sorridere con l’espressione degli occhi, ad intravedere la bellezza delle anime, persino al di là dell’incombenza di questa triste prigionia.

Ne usciremo tutti un po’ fisionomisti ed arguti, nel riconoscimento delle emozioni altrui.

Palesi tentativi di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Il dato positivo e rassicurante di scrivere in merito alla pandemia è dato dalla certezza che chiunque riesca pienamente ad immedesimarsi nei contenuti proposti poiché tutti, ahimè, siamo accomunati dalla medesima maniera di percepire gli eventi incresciosi.

Parafrasando il titolo del testo del famoso brano di Irene Fornaciari, “Il mondo piange”.

Sì, il mondo piange, alacremente, come se fosse in atto un temporale rovinoso.

Tuttavia non pioverà per sempre.

È questo l’unico dato certo, in mezzo a cotanta amarezza…

Maria Cristina Adragna 

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Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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