Il mio “Per Sempre” è davvero per sempre

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C’è una passione che è in me da una vita, ed è quella per la Juventus.

Un amore verso questa squadra nata quando ero piccola e avevo solo 9 anni.

Ricordo che facevo collezione delle figurine dei suoi calciatori che a quei tempi, negli anni ’70, erano grandi, come Altafini e molti altri. Amore poi proseguito sui banchi delle medie, quando addirittura litigavo con le mie compagne milaniste, ogni lunedì, dopo aver seguito domenica le partite.

Il salto di qualità, come lo definisco io, é avvenuto durante le superiori, ecco, lì la passione per questa squadra è diventata molto forte ed inoltre come è capitato a molte ragazze ho cominciato a far collezione di poster, di giornali dove campeggiavano le figure dei giocatori della Juve che, per dirla tutta, erano bellissimi. Mi riferisco a Cabrini, Bettega, Tardelli, noi ragazze eravamo tutte innamorate di loro.

Ed il sogno di vederli “dal vivo”, per me è diventato realtà quando la nazionale italiana vinse i mondiali nel 1982.In quelle settimane mi trovavo a Roma e mio zio, portò me e i miei cugini a Fiumicino, a vedere la squadra che tornava in Italia, ed erano quasi tutti della Juve i giocatori della Nazionale.

Momenti indimenticabili quelli, vedere i miei miti a pochi metri da me, chi li scorderà mai. C’è una frase che ripeto sempre : “gli amori e le passioni vanno e vengono, ma quello per la Vecchia Signora, per me, non passerà mai” . Ho gioito con lei, ho pianto per lei, sono stata delusa, ma ciò non ha scalfito la sua importanza per me. La Juventus inizia a essere la squadra più popolare d’Italia fra il ‘30 e il ‘35, il periodo dei cinque scudetti di fila che coincide, per il nostro Paese, con la diffusione dei primi mezzi di comunicazione di massa quali il cinema e la radio.

Le “imprese” della Juventus vengono quindi diffuse ovunque e l’italiano ha sempre avuto un debole per i vincenti. C’è poi la considerazione sul nome, Juventus, che non identifica nessuna città e riesce a travalicare i campanilismi. Così spiegava lo storico torinese Giovanni De Luna per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un’unità spezzata proprio dalla Juventus, che se riesce a collegare idealmente il Nord al Sud, l’Est all’Ovest, nello stesso tempo divide in due metà i tifosi italiani. Quelli che amano e quelli che odiano la Vecchia Signora, sportivamente parlando, s’intende.

E la condizione non dispiace ai tifosi della Juventus, che di essere gufati lo sanno e sotto sotto, ne godono. Perché quando la Juventus vince, non batte solo l’avversario di turno, ma tutti quelli che non tifano per lei.

Naturalmente, il meccanismo vale anche al contrario e, ovunque si vada in Italia si sentono gli stessi racconti dai bianconeri “in esilio” che godono delle vittorie, ma temono le sconfitte perché «quelle si pagano per mesi in termini di sfottò».

Il problema, semmai, sono le derive violente e volgari. Il pullman della Juventus preso a sassate in tante, troppe città o le scritte e gli incendi nelle sedi degli Juventus Club. Vergognosa evoluzione di un’antipatia che a volte non rimane nei limiti della civiltà. Siamo da sempre, una Nazione di dualismi sportivi: dividerci è nel nostro DNA, da Bartali e Coppi, prime icone sportive moderne, in poi.

– Che squadra tifi?

-No, pardon: sei Juventino o anti-juventino? –

E per compattare una squadra non c’è niente di meglio che farla sentire accerchiata e il tifoso in fondo, non deve neppure inventarselo il “nemico”, perché la Juventus ne ha effettivamente tanti.

Ma perchè si ama la Juventus?

Perchè quando si tifa per questi due colori neutri che sono l’incipit di tutte le altre sfumature, c’è sempre quel subconscio nel quale il tifoso juventino si appella a quella capacità di non arrendersi mai. Vincere sempre e comunque, anche quando meno te lo aspetti. Perchè la Juve è di più di una semplice squadra: è un valore ideale e morale.

Perchè tutti i tifosi sono dei piccoli pezzettini di stoffa che formano quella grande bandiera bianconera pronta a sventolare sotto ogni cielo.

Perchè quando leggiamo una “J” , ci emozioniamo subito.

Perchè è un’immagine nel mondo che appartiene a tutti.

Perchè dentro quel suo carattere di ferro, c’è la dolcezza di una mamma.

Perchè il ruolo che ha, è semplicemente quello di vincere: tutto il resto, ha poca importanza.

Perchè quando vince la Juve, è come se in un attimo vincesse la storia.

È poi, perchè quando sei della Juve, lo sei per sempre.

Ma, c’è una frase più bella e romantica per un tifoso bianconero che non sia ” Juventus ti amo ” ?

Sì : ” Juventus in vantaggio ” .

Ma ora, come afferma un giornalista, è tramontato il sole sulla Juve, sole che illuminava la squadra da più di 3600 giorni. Dal tempo in cui Conte vinse il primo dei 9 scudetti di seguito, inaugurando un’epopea che nessuna squadra italiana o internazionale potrà mai eguagliare. Era il 6 maggio 2012.

La stagione calcistica è finita e purtroppo , per la prima volta, dal 2012 la Juventus chiude una stagione senza titoli.
Una sconfitta che è anche la simbolica chiusura di un ciclo, durato 10 anni. Logico dunque che dietro alla Coppa Italia sfumata in finale contro l’Inter si parla di vari temi: dall’addio a fine stagione di alcuni big, al “ribaltamento delle gerarchie” calcistiche. Ma è soprattutto sul futuro che adesso è focalizzata la dirigenza bianconera, per individuare da chi ripartire e come farlo.

Facciamo un passo indietro. La Juventus si ferma a 19 titoli nell’arco di 10 anni, dal 2012 al 2021, durante i quali i bianconeri hanno sempre vinto almeno un titolo ogni stagione. Dopo i 9 scudetti consecutivi e sfumato il decimo nello scorso campionato, la Juventus era riuscita comunque a portare a casa Coppa Italia e Super Coppa.

9 scudetti
5 Coppa Italia
5 Super Coppa italiana

Allegri è quello che aveva raccolto di più, nel corso della sua prima esperienza bianconera, ereditando la panchina da Conte. Pirlo, in una stagione ritenuta tutto sommato deludente per il decimo scudetto consecutivo sfumato, aveva in ogni caso vinto due trofei.

Allegri: 11
Conte: 5
Pirlo: 2
Sarri: 1

Difficile da digerire che a chiudere il ciclo della Juventus sia stata proprio l’Inter, togliendole prima lo scudetto, poi la Super C,coppa e infine la Coppa Italia.

Il nervosismo di Massimiliano Allegri, allontanato dalla panchina nel corso della finale, dà la misura di quanto fosse importante questa partita per la Juventus.

L’obiettivo adesso è archiviare la stagione come un’annata di passaggio, necessaria e inevitabile in un processo di rinnovamento dopo 10 anni di vittorie. La Juventus sta cambiando pelle e ha pagato dazio come accade quando si chiude un ciclo.

A fine stagione hanno salutato Chiellini e Dybala; anche Morata è in dubbio. Ci si concentra soprattutto sul sostituto di Dybala, quante lacrime per il suo addio e quello del nostro imperatore Chiellini, per assicurare che il livello di qualità resti inalterato: non sarà facile e non basterà il ritorno di Chiesa.

Angela Amendola

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