Il divorzio compie 50 anni

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Nei secoli, le religioni hanno sancito l’indissolubilità del matrimonio, ad eccezione di alcuni casi, in cui l’uomo, era libero di ripudiare la moglie per i più svariati motivi.

C’è una sola religione che non dà peso alla sacralità del matrimonio ed è il buddismo, poiché mette al centro la persona e la sua felicità.

Il divorzio è stata una liberalizzazione sotto i punti di vista, ha dato la possibilità alle coppie di scegliere se restare insieme o dividere le proprie vite.

Ha dato la possibilità a chi viveva in separazione, di rifarsi una vita o comunque, riconquistare quella parte di legittima libertà.

È vero, il divorzio proprio in questo mese compie 50 anni, ma se c’è la possibilità di togliersi un cappotto pesante indossato in piena estate, sotto altri aspetti, la strada è ancora lunga.

Quando ci fu il referendum, il 12 e il 13 maggio del 1974, ero ancora una bambina ma ricordo le battute ironiche fatte dagli anziani che si erano amati/sopportati tutta la vita.

Al referendum fortunatamente vinse il “No”.

Ma quante donne che hanno chiesto il divorzio sono state additate?

Quante donne hanno portato la “A” di adultera sul petto?

Anche in questo, la colpa è sempre della donna. In realtà lo scioglimento del matrimonio era già previsto e quello del ’74, fu un referendum abrogativo, promosso dalla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani. Lo scioglimento del matrimonio era entrato in vigore il 1 dicembre 1970 con la legge 898.

Le prime donne a chiedere il divorzio furono Luisa e Tina.

Quando Luisa Benassi, ottenne il divorzio, aveva 25 anni, un figlio di 7 e un marito violento. Viveva in un piccolo centro del modenese, a Castelvetro e l’impatto sociale fu così forte da costringerla a lasciare il suo paese per tornarci 20 anni dopo.

La legge è stata regolamentata in varie discipline, la tutela dei minori ad esempio o la divisione dei beni, eventuale mantenimento.

All’inizio, con la separazione consensuale, i coniugi ottenevano l’autorizzazione dal giudice a vivere separati e dopo aver atteso cinque lunghi anni riflessivi, potevano divorziare.

Poi i cinque anni, divennero tre, per arrivare ai sei mesi di oggi.

Qualcuno sosteneva che il divorzio avrebbe decretato la fine della famiglia, in realtà l’ha solo cambiata e molti figli, nascono al di fuori del matrimonio e non devono più portare il marchio di figli NN, e sono equiparati in tutto e per tutto ai figli nati all’interno del matrimonio.

Al momento, quasi una coppia su due, decide di divorziare.

Non è il dovere che deve tenere unita la coppia ma l’amore e, se questo non c’è più, è giusto avere la libertà di aprire le ali e scegliere quello che è meglio per sé e per gli altri.

Decidere di amare di nuovo o addirittura, non amare più.

 

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