Sono seduta in una sala d’attesa.
L’atmosfera che si crea è tipicamente colloquiale; si parla del tempo, degli acciacchi di salute e del Covid ovviamente.
Si condividono esperienze e sembra quasi possano pesare di meno per alcuni quando li si racconta agli altri.
Poi, c’è anche questa donna che si avvicina silenziosamente alla conversazione, la prende alla lontana, parte da una settimana storta, iniziata con una giornata storta e conclusa quasi con un giovedì già nero.
“Perchè il buongiorno si vede dal mattino”,
enfatizza con un’alzata sopraccigliare che la dice lunga sul prosieguo degli eventi.
Allora fai cenno di sì con la testa ma senza mostrare troppa curiosità sul suo racconto e continui a sfogliare distrattamente la rivista che tamburelli in mano.
Tanto lo sai già dove vuole andare a parare con quell’aria truce e mesta dipinta sul volto, i capelli arricciati fra le dita e l’espressione quasi colpevole.
Stiamo parlando di uomini, ti dici tra te e te, capisci che quella donna fa parte di quella categoria di persone che sentono l’urgenza del racconto personale al primo che gli capita sotto tiro, appena ne hanno l’occasione.
“Gli imprevisti sono terrificanti…”,
sentenzia dopo un po’ la “donna accigliata”,
“come treni all’improvviso… e dopo anni di matrimonio, figli, stabilità, succede qualcosa che spariglia le carte…”.
La guardi in faccia e capisci che sta confessando un tradimento, ti dici che no, non è possibile che te lo sta raccontando al 5° piano di un ospedale, in una sala d’attesa pallida dei neon ingialliti, col rumore del distributore di bibite in sottofondo.
E invece la donna continua a raccontare con la stessa enfasi iniziale, di questo fatale incontro e della fine impronunciabile di un amore così forte e longevo da sembrare indistruttibile.
Storie che si ascoltano ormai quotidianamente e racconti che terminano tutti con la stessa autoriflessione:
”E ora? Ora cosa faccio?”.
Allora non ti stupisci più che te lo hanno raccontato solo dopo dieci minuti condivisi a chiacchierare dell’ultimo disastro climatico, ma ti fa riflettere la frequenza con cui ti capita di ascoltare vicende simili.
Relazioni solide, ben costruite, apparentemente incrollabili che, da un giorno all’altro, subiscono e cedono all’attacco di un incontro improvviso che tutto mette in discussione.
Lo psicologo Umberto Longoni, nel trattato “ Istruzioni per amori imprevisti,” parla proprio di questo atteggiamento assunto oggi dinanzi ad una crisi di coppia.
Mentre un tempo ci si adagiava o semplicemente si accettavano i momenti di stasi, di quiescenza o di routine vissuti in una convivenza o in un matrimonio, oggi si tende a gettarsi nell’incognita accettando il rischio del fuoco di paglia.
Questo accade naturalmente quando crediamo che vada tutto bene nella nostra relazione ma, in fondo, c’è un tarlo che rode la parte più nascosta di noi, che ci dice che stiamo mentendo a noi stessi e che abbiamo bisogno di altro.
Longoni parla soprattutto di donne che hanno sopito e soffocato gran parte della loro femminilità e che ri-innamorandosi lasciano emergere il loro Iato sopito, dimenticato, relegato.
Ma cosa fa fallire quello che sembrava essere giusto?
Perché improvvisamente sembra non andare più bene qualcosa che ai nostri occhi ci era apparso come giusto e fatto per noi?
In realtà non credo personalmente ci sia una risposta sola a questo tipo di domanda: c’è chi si fa prendere dalla chimica per poi scoprire che il vaso è vuoto e non basta un bel sorriso e una manciata di appuntamenti galanti; ma c’è anche chi punta tutto sulla personalità, sull’affinità caratteriale accontentandosi di una placida passione fisica che reputa meno importante.
Secondo le statistiche, la maggior parte dei matrimoni di lunga durata si basa soprattutto sulla “quiescenza” sensoriale: si diventa come grandi amici, si mantiene un ragionevole desiderio fisico e si raggiunge un equilibrio su cui si poggia solidamente la relazione.
Ecco che in questa fase può sopraggiungere allora l’inconveniente dell’incontro improvviso che mette tutto in discussione.
Naturalmente sono solo dati statistici e può accadere esattamente il contrario, cioè che si possa vivere insieme basandosi su una forte attrazione fisica e sentirsi trascurati “nell’anima”, empaticamente, finchè non si incontra una persona davvero affine a noi e si compie il salto nel buio ricominciando tutto da capo.
“Segui il tuo cuore”… è in fondo questa una delle risposte che mi verrebbe allora da dare alla signora coi capelli arricciati in mano che sorseggia ora il terzo caffè espresso della macchinetta,
“non credo ci sia altro da fare quando accadono cose del genere…”.
Capire forse prima di tutto se a dover cambiare strada è un’illusione a volerlo, se si è solo innamorati di un’ “idea” dell’amore puramente illusoria e non realistica, se si vuole solo una fuga da se stessi o se semplicemente non abbiamo mai davvero amato il nostro partner.
Non rispondo naturalmente, guardo la signora che sorridendo si alza sistemandosi la maglia e allontanandosi in corridoio salutandomi e penso che in fondo la sua risposta lei la conosca già.
Sandra Orlando
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