“Per un vero scrittore ogni libro dovrebbe essere un nuovo inizio nel quale cercare ancora una volta qualcosa che è impossibile raggiungere. Egli dovrebbe sempre cercare cose che non sono mai state fatte.”

Un artista tutt’altro che convenzionale: potrebbe essere definito così il grande scrittore americano che molto lega la sua popolarità ad un inesauribile irrequietezza nella vita e nelle opere.

Viaggiare, fermarsi, ripartire ancora: da Milano al Caffè Nova, a Venezia e al suo Harry’s Bar; dai vicoli parigini alla Londra della libreria Shakespeare and Company; da Pamplona al Cafè Iruna fino alle corride.

Hemingway è a Cuba sulla sua barca a pescare, è in Africa per un Safari avventuroso e poi è di nuovo a casa sua in Florida o alla Finca Vigìa in Avana.

Molti i luoghi dell’anima dello scrittore, molti i posti immortalati e resi eterni nelle pagine dei suoi romanzi.  La vita e il suo alter ego nel mito sono inesorabilmente legati e concessi ad uno spazio narrativo che ci trasporta in quei paesi lontani e in quei racconti che tanta popolarità hanno dato allo scrittore.

Luoghi raccontati con uno stile non certo banale e documentaristico ma intriso di un’unicità nel raccontare che lo rende immediatamente riconoscibile; traspare dalle parole il suo carattere vulcanico e la sua personalità chiassosa, ma anche e soprattutto una scrittura “musicale” cadenzata da un ritmo che  sperimenta ogni volta su se stesso nuove dinamiche. Stili mai banali, dove la sua inimitabile impronta gioca a discorrere di temi che molto ruotano attorno ad un filo conduttore sempre presente: l’Amore.

Non solo l’amore per i sentimenti ma l’amore per le “parole”, per la verità raccontata senza abbellimenti, senza girarci intorno, senza celare la necessaria rappresentazione  del “brutto”,  spiacevole o indegno  che sono parte di noi.

La gran cosa è vedere, udire e imparare e capire; e scrivere quando si sa qualcosa; non prima; e non troppo dopo…“.

E’ proprio questo il motivo per cui Hemingway rappresenta la svolta nella letteratura del Novecento; la rottura col passato, il Nuovo che avanza, “la via nuova” citando Fitzgerald suo grande ammiratore.

Protagonisti che non sono eroi, ma soldati, ladri, prostitute; individui ai margini della società che pochi avevano  avuto il coraggio di rendere protagonisti dei loro romanzi, raccontati con uno stile naturalistico ricco di simboli ma non prolisso : essenziale.

L’essenzialità di Hemingway è dappertutto: nei luoghi raccontati senza orpelli, nei personaggi che si muovono e parlano come persone reali,  nei dialoghi importanti o meno importanti, ricchi anche di banalità quotidiane, di imprecazioni, lontani da abbellimenti estetici e dotati di freschezza e fluidità.

Nonostante le critiche del tempo Hemingway restò sempre coerente con queste sue scelte di stile, con la sua ansia narrativa del vero, con la sua voglia di sperimentare lontano dalle leggi del mercato pur restando classico ;  dal racconto dell’ Italia della Prima guerra Mondiale alla Parigi degli anni venti, dalla Spagna della guerra Civile all’Africa della caccia o  al Michigan la sua natura incontaminata il genio della  sua scrittura  seppe coniugare il tradizionalismo del grande scrittore con l’impronta dell’innovatore trasformando indifferentemente momenti storici, piccole azioni quotidiane o brevi attimi di vita in grandi capolavori.

Sandra Orlando 

Addio anno nefasto?

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