Ed oggi eccoci con Michela Rossi che, con il cuore pulsante del Nostalgico Ricordo, ci accompagna sulla strada delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni facendoci immergere con grande lucidità nella Natura, sua complice di vita, e nei suoi ricordi con immagini delicate e una voce che vibra sotto le parole.

Michela Rossi nasce a Gemona del Friuli nel 1975 e sin da piccola ama la scrittura e la lettura.
Passa alle prime esperienze sul campo con il Progetto Pavees, nato per la tutela della ricchezza storica, culturale e naturale del Friuli-Venezia Giulia e per la promozione della tradizione artistica e rurale della Carnia pedemontana, scrivendo articoli per sottolineare l’importanza del Progetto.
Fiore – Leggo che nel tempo hai dato vita a due fiabe… me ne vuoi parlare?
Rossi – Per prima cosa desidero ringraziarti per questa intervista. Le fiabe risalgono al lontano 1996, uno degli anni del Progetto Pavees.
Ai tempi ero una ventenne con studi appena ultimati e, in attesa di lavoro, dedicai molto tempo a questo magnifico progetto, spinta dall’ex sindaco di Bordano Enore Picco, suo ideatore.
Puoi immaginare l’entusiasmo di una ragazza che si trova di punto in bianco a scrivere e a seguire passo dopo passo un’iniziativa così importante.
Le fiabe furono uno dei progetti di contorno a cui volli partecipare anche come concorrente, ed erano composte da una parte scritta e da una parte disegnata, essendo rivolte a dei bimbi.
Fu molto bello creare le frasi e poi vederle accompagnare da immagini ispirate al mio scritto.
Fiore – Qual è l’episodio della tua vita da cui è nato “Nostalgico Ricordo”?
Rossi – Non c’è un episodio in particolare e, questo titolo, risale ancora a quel lontano periodo. Alcune delle poesie della silloge sono state scritte nella mia adolescenza. Erano poco più che bigliettini strappati e incollati su diari, che a un certo punto con l’arrivo del mio primo PC ho raggruppato in un file intitolato “Nostalgico Ricordo”. Col senno di poi posso dire che nessun altro titolo avrebbe colto meglio l’essenza di questa silloge.
Fiore – Le pagine del tuo libro mi hanno colpito per la scorrevolezza e l’eleganza della lettura, per l’ispirazione alle leggi naturali del quotidiano in continuo divenire da cui traspira una affascinante sequenza di sempre nuove emozioni e ricordi che mi hanno imbrigliato dal primo verso sino all’ultima parola consegnandomi “nuova linfa” per riflettere sul viaggio della vita. Complimenti davvero…
Rossi – Ti ringrazio. Credo che la semplicità rappresenti le mie poesie. Quello che io spero è che riescano a dare emozioni, che riescano a far scendere qualche lacrima.
Quando le persone che hanno letto la silloge mi hanno scritto per dirmi che le ho fatte piangere o che le ho trasportate nel luogo descritto, mi sono sentita davvero felice.
Perché era proprio quello che cercavo. Io non uso parole ricercate, voglio che chiunque si trovi a leggere una mia poesia venga catapultato nella natura che ho voluto dipingere o nel sentimento che ho provato.
Voglio citare uno dei commenti che più mi ha colpita: “Non sono poesie le tue ma quadri. Ci si casca dentro e si sta pure bene”.
Ecco questo commento mi ha fatto capire di aver centrato il mio obiettivo.
Molte persone mi hanno mandato la foto della poesia che hanno preferito: meraviglioso ed emozionante che le scelte siano cadute su poesie sempre diverse. Questo è stato molto interessante perché nonostante io abbia le mie preferite e le ritenga superiori ad altre, vedo che ogni persona veste il proprio sentire e si calza addosso le parole che toccano la sua emotività in quel momento.
Fiore – La lettura del tuo libro con la sua emotività, con la sua immaginativa espresse con un magico linguaggio ci immette nel groviglio affascinante di luci ed ombre, di ansie e nostalgie, di sogni e visioni, che con i suoi simboli, con il costante pensiero sulla condizione umana ci immerge nel grande mistero del tuo vorticoso, e immenso universo, reale e fantastico insieme. Concordi?
Rossi – Direi proprio di sì. La realtà si mescola spesso con la fantasia: credo infatti che sia necessario avere i piedi ben saldi a terra ma che all’occorrenza si possano spiegare le ali per avere una nuova prospettiva. Sono una sognatrice e a volte allargo la mia visione oltre il razionale.
Fiore – Cos’altro aggiungere? Il mio grazie ad Adelia Rossi, mia carissima amica di Bordano, per avermi dato la possibilità di scoprire te e l’incanto delle tue parole che fanno esplodere bagliori illuminati che ardono di misteriosa complessità, addensate nello spazio delle pagine con sapiente, consapevole e meditata esplorazione.
Ad maiora semper!
Rossi – Mi aggiungo al tuo ringraziamento ad Adelia Rossi… forse se non fosse stato per lei, le mie poesie sarebbero rimaste nel cassetto.
Ai tempi del Covid l’ho contattata per fargliele leggere e avere una sua opinione.
Il suo entusiasmo e il suo apprezzamento mi hanno spinta a riprendere in mano la penna.
Nell’ultimo anno ho deciso di ributtarmi nel viaggio poetico: ho compiuto cinquant’anni ed è giunto il momento di aprire quel cassetto e farne uscire il contenuto, che a tal proposito non è racchiuso tutto in questa prima silloge.
Una nuova raccolta di poesie è già pressoché pronta e un altro progetto più importante, legato ai ricordi di vita degli anni della guerra e del terremoto riguardanti la mia terra vedrà la luce entro l’anno.
Per questo devo ringraziare la mia editrice Stefania Pittino della Versi Edizioni.
Fiore – Dedicheresti una poesia ai lettori di ScrepMagazine?
Rossi – Assolutamente sì… dedico la poesia “Nonno” nata proprio un paio di giorni fa e scritta in omaggio a mio nonno paterno che non ho mai conosciuto e che visto il periodo storico che stiamo vivendo, è purtroppo tristemente attuale.
Nonno
Freme il cuore
per quell’amore che non ha potuto assaporare.
Per le fiabe che la tua voce
non mi ha potuto raccontare,
per l’odore di te che non conosco
per il dolore che ha forgiato la vita di mio padre.
Freme il cuore
immaginandoti ragazzo
in balia di una guerra non tua
attanagliato dal freddo, dal dolore, dalla paura e dalla fame.
E freme la mia anima immaginando
il tuo ultimo pensiero
prima di chiudere gli occhi per sempre
in una terra lontana
che ancora, ingiustamente ti trattiene.
Vincenzo Fiore







