Addossato al muro esterno di una casetta in mattoni rossi che affacciava direttamente su una strada non larga ma alquanto frequentata, soprattutto da frotte di scolari vocianti, per la presenza nei paraggi di un imponente istituto di scuole elementari, vegetava un cespuglio di rose dal colore della porpora.

Esisteva lì praticamente da sempre, nessuno degli abitanti della stessa casetta in mattoni rossi si ricordava chi l’avesse piantato, se il nonno o qualcun altro prima ancora.

Nè se lo chiedevano quelli che passavano frettolosamente là davanti, non senza però aver lanciato un’occhiata di ammirazione ai giovani boccioli che quasi miracolosamente a ogni primavera sembrava rispuntassero sempre più belli.

Infatti quell’anno la fioritura si presentava ancora più ricca e particolarmente viva nei colori.

Quando i primi venti tiepidi della nuova stagione invitarono i giovani boccioli ad aprirsi, iniziò tra loro una specie di competizione perchè ciascuna di quelle che si sarebbe trasformata in una rosa profumata, pareva lottasse per emergere sulle altre.

Soltanto una non ebbe forza sufficiente per sollevarsi tanto da conquistare pienamente il proprio posto al sole.

Così in basso nessuno l’avrebbe notata, pensava, nonostante la incredibile bellezza delle sue foglie vellutate, e ciò era per essa motivo di continuo tormento.

Finchè un giorno un pettirosso andò casualmente a posarsi proprio su quel cespuglio e, sentendo i lamenti della piccola rosa, le domandò : “Perchè piangi? ”- “Nessuno mi guarda perchè sono così piccola e bassa, la mia grazia non viene apprezzata ”disse la rosa.

Ti sbagli ” – ribattè il pettirosso – “l’aquila, o anche il falco, sono molto più grandi e volano ben più alti di me, eppure la gente è attratta dal mio canto melodioso, anche se non riesce a vedermi bene. Ciascuno di noi possiede qualcosa che lo rende particolare, anzi unico. Tu sei unica per lo speciale splendore e morbidezza dei tuoi petali che ti distinguono dalle tue sorelle“.

A quelle parole la piccola rosa si convinse che il suo avvilimento non aveva più ragione di essere e, quasi con una punta di orgoglio, si aprì per quanto più poteva ai raggi del sole.

P.S. Quella fu la rosa che io colsi…

 

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