Halloween sì, Halloween no

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È questo il momento giusto per parlare di quello che è, non una festa ma divertimento, una goliardata.

Non ha niente a che vedere col demonio, né un momento dedicato al Signore.

Molte religioni riconoscono la presenza del demonio.

Nel Buddismo ci sono i demoni che impediscono il raggiungimento della buddità o nel cristianesimo, il demonio impedisce il raggiungimento della santità in poche parole, in tutti credo religiosi c’è un demone che si contrappone al bene.

Quando io leggo, essendo molto social, questa negazione, questa convinzione che la zucca a forma di teschio è un’invenzione americana, devo per forza dissentire, non è affatto così. Io vivo in una città del Sud dove negli anni ’40, i giovani avevano ancora la voglia di divertirsi nonostante la fame e la guerra e si inventavano, andando per orti a rubare le zucche.

Ricordo i racconti di mio padre (classe 1928).

Da bambina lo ascoltavo estasiata mentre sorridendo, raccontava. Lui era bravissimo ad intagliare le zucche e il pensiero di quei racconti, ancora oggi, mi strappa un sorriso. P

erché lo scopo della zucca era sì di far credere che in un luogo o un punto preciso ci fosse un fantasma o uno spirito maligno ma era creata per spaventare chi in quelle sere, aveva avuto l’infelice idea di bere un po’ troppo.

Le persone dedite all’alcool uscendo dalle osterie, completamente ubriache, di questi periodi non avevano vita facile. Si imbattevano spesso in queste zucche intagliate, posizionate volutamente nei punti più oscuri, con all’interno una candela accesa.

Le zone periferiche non erano molto illuminate, c’era molto buio, magari vento, non c’erano auto di passaggio, tutto era silenzio. Provate ad immaginare la scena, quei poveri uomini ubriachi fradici che si imbattevano in quei teschi (u cocculu i mortu), provate ad immaginare lo spavento!

Vi racconto un episodio che ovviamente ho ascoltato dalla voce di mio padre, quando Halloween non era neanche nei nostri pensieri.

C’erano in giro, in quegli anni, orde di ragazzini affamati che andavano per orti alla ricerca disperata di cibo. Sempre. In ogni stagione ma a fine ottobre, oltre a cibarsi, rubavano le zucche.

Zio Saverio, uno dei fratelli di mio padre, rubò una zucca dall’orto dei padri cappuccini.

La mia città era piccola, quindi un paese dove si conoscevano tutti, così, il monaco risalì rapidamente al giovane ladro. Mia nonna, quasi immediatamente vide arrivare a casa un monaco che rivendicava la proprietà dell’ortaggio trafugato.

Continuava a ripetere la stessa frase: “Non è per la zucca ma è la qualità della semenza!

Mia nonna che non le mandava a dire, lo rimandò poco elegantemente da dove era venuto e lui, mentre correva via, scuotendo la testa, continuava con la stessa frase: “Non è per la zucca ma è la qualità della semenza!

Nell’immediato dopoguerra per poter vivere dignitosamente, molti furono costretti ad emigrare, al Nord ma anche nelle Americhe e gli esuli portarono con sé le proprie tradizioni, le processioni, la pizza e l’arte di intagliare le zucche.

Gli americani capirono di poterne fare un business, creando ciò che oggi si crede che sia opera del demonio. In realtà, mio caro lettore, si tratta di uno scherzo, di puro divertimento, in memoria di quei poveri beoni che avevano avuto l’ardire di alzare il gomito proprio durante i giorni dedicati ai defunti.

Ancora oggi, in alcune zone, si rispetta la tradizione del dolcetto che i bambini al risveglio, trovano nelle scarpe o i bimbi che chiedendo “i beneditti morti”, suonano alle porte con una calza in mano da riempire con vari dolcetti, caramelle e magari qualche monetina.

Cosa c’è di demoniaco in tutto questo? Niente! Solo divertimento per i più piccoli!

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Il lutto

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