“a tu per tu con…” Jole de Pinto

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Jole de Pinto: poeta, saggista, storiografa 

Jole de Pinto nasce a Molfetta, dove tuttora risiede.

Poeta? Sì! Saggista? Sì! Storiografa? Sì!

Ma soprattutto donna di straordinaria intelligenza e di rara umanità, con un fardello di 50 anni ed oltre di impegno nell’agorà della cultura e dell’intellighenzia della Puglia, che l’ha vista protagonista di successi nazionali ed internazionali, grazie anche alla sua testarda ricerca della perfezione, della bellezza e dell’incanto.

Un cammino di vita, il suo, caratterizzato sin dalla piccola età da tenacia, ardore ed onestà, simboli di una famiglia piena di valori.

A 5 anni, si legge in una splendida biografia scritta da Fulvia Altomare,   impara a leggere da sola la favola “Pinocchio” di Collodi, a 6 anni conosce alla perfezione “Piccole donne”, il più famoso romanzo di Louisa May Alcott.

Da adolescente, i suoi interessi spaziano dai romanzieri russi Tolstoj e Cechov ai grandi della letteratura americana come Steinbeck, Faulkner, Arthur Miller, ai poeti simbolisti francesi Rimbaud e Mallarmè, ai classici italiani Leopardi, Cardarelli e Montale.

Ama il mare, la montagna, la musica e, per essa, il pianoforte.

Frequenta l’Oratorio Salesiano con il Cardinale Angelo Amato e la casa del Maestro Riccardo Muti in via Annunziata a Molfetta, in quanto compagna di classe al Liceo di suo fratello Mario.

Giovanissima si laurea con lode in Lettere Classiche, con una tesi sulla poesia latina di Francesco Petrarca “Le Epistole Metriche”, relatore il prof. Mario  Sansone.

Incomincia subito a insegnare latino e greco nei Licei del Nord Barese e al primo anno di insegnamento illustra a Bernalda, alla presenza del Provveditore agli Studi di Matera e di altri esperti, gli assunti pedagogici del nuovo ordinamento della “Scuola Media Unica” subentrato il primo ottobre 1963 al vecchio.

Nel 1973 pubblica studi e articoli su metodi sperimentali di insegnamento del latino e greco, lavori di filologia dal greco al dialetto pugliese con le articolate connessioni etimologiche con l’italiano, il francese e l’inglese.

Questi studi, che ponevano l’accento sulla rivoluzionaria convinzione che l’oggetto principale dell’insegnamento è la personalità dell’alunno nella complessità delle sue sfaccettature e nell’evoluzione della sua età, vengono molto apprezzati e presentati, per un quindicennio, in vari convegni.

Dai primi anni ’80 incomincia a tenere conferenze su vari argomenti e ad occuparsi di critica pubblicando articoli su letteratura contemporanea, testi teatrali, opere e mostre d’arte e a collaborare  con giornali culturali e d’attualità sia pugliesi che nazionali.

Nel 1988 pubblica il suo primo libro di poesia “L’ora di dentro” con prefazione di Daniele Giancane.

Un volume che, tra i tanti premi, si aggiudica, nel 1989 a Parma il “Premio   Internazionale E. Montale” la cui giuria era composta da: G. Bassani, G. Caproni, M. Forti, M. Luzi, G. Macchia, G. Pampaloni e M.L. Spaziani (Presidente), letterati che la poetessa conoscerà e frequenterà.

Nel 1990 nasce la sua silloge di poesia “Lusinghe di Nonamore“, con prefazione di Roberto Pazzi, annoverato fra i Grandi della nostra letteratura.

Una silloge che consegue ancora un riconoscimento dal “Premio Montale” nel 1990 con A. Bertolucci al posto dello scomparso G. Caproni.

Inoltre il libro consegue il 3° posto del “Premio Internazionale Casentino” di Poppi (Arezzo); il 1° Premio Speciale dalla giuria di “Val di Magra-Aulla”(Massa Carrara); il 3° Premio assoluto “C.I.L. – Milano”.

Infine il 1° Premio “Città della Spezia” e il lusinghiero 1° Premio “San Pellegrino Terme”.

Nei primi anni ’90, dopo trent’anni di insegnamento, lascia la scuola per intraprendere studi storici sulle figure femminili della Puglia dell’Ottocento e del Novecento che hanno lasciato il segno nella storia, nella società, nella cultura e nell’arte.

Parte di questi studi è pubblicata sul periodico pugliese “Il Rosone” di Foggia e premiata nel  1992 a  Brescia, Premio  “Fondazione Civiltà Bresciana”,  e  a Ripatransone  nelle  Marche, Premio “Donna   Bianca   de   Tharolis”.

Nel 1993 partecipa con questa ricerca al Congresso Internazionale “History of women’s emancipation“, tenutosi nell’arco di sette giorni a Lugano.

Nel 1994 si aggiudica il premio “Calabria – Riviera dei Cedri” con la seguente motivazione: “Una preziosa nota storica di fatti e documenti che, con perfetta cronologia, disegna le figure di importanti protagoniste della storia risorgimentale attraverso donne vere e vive”.

Negli anni seguenti questi studi vengono presentati in convegni e tavole rotonde a Bari, Lecce, Foggia, Caserta e Latina, e presso le Università di Bologna e Napoli.

Sempre nel 1994, conduce anche come opinionista programmi di cultura e attualità per un’emittente televisiva pugliese e pubblica la terza raccolta di liriche “Mare nostrum”, ispirata in toto dall’incanto della visione del mare molfettese.

Mare nostrum” viene premiato a Pietrasanta, Lucca, nell’ambito del prestigioso “Premio Carducci”.

Alcune poesie di questo libro vengono musicate in esclusiva dal Maestro Aldo Gigante, che le trasforma in composizioni dagli arrangiamenti suggestivi mentre l’artista Pina Pisani, ispirandosi ai temi della silloge, crea un’evocativa installazione artistica che prende lo stesso nome del volume.

La de Pinto viene annoverata tra i “Poeti Scelti” del “Centro Montale” di Roma da Maria Luisa Spaziani, con la quale avvia un rapporto di amicizia e stima che va avanti per quasi un ventennio.

Nel 1996 dà alle stampe il suo primo saggio dal titolo “L’arte di una didattica”, in cui raccoglie le sue esperienze di didattica di tipo socratico e le sue sperimentazioni filologiche svolte durante gli anni d’insegnamento.

Il libro rientra tra i volumi consigliati dal Ministero della Pubblica Istruzione e viene richiesto da dirigenti di Istituti e Licei del nord e del sud Italia…ma de Pinto è soprattutto un poeta e non smette di comporre versi…

Nasce così nel 1998 “Dicheterliebe – Amor di poeta” premiato all’importante “Premio del Carroccio di Milano e al Premio dei  “Conti Contini Bonacossi”, in una villa medicea presso  Firenze.

Tale libro, che ha avuto molte ristampe, a tutt’oggi risulta il più apprezzato dai suoi lettori di tutta Italia.

La stessa autrice sente queste liriche molto più vicine alla sua essenza di donna e poeta, liriche che, per la loro pronuncia melodica, vengono richieste da una nota casa discografica ligure come testi per brani musicali.

A marzo dello stesso anno rappresenta l’Italia all’edizione dell’importante Congresso Internazionale “Donne del Mediterraneo“, dal titolo “The women’s role in cultural life of the Mediterranean“, svolto sull’isola di Rodi in Grecia.

Una esperienza per la nostra Jole “molto avvincente sia dal punto di vista culturale che umano“.

Nel 1999 prende corpo il saggio dal titolo “Petrarca, poeta del limbo e della labilità nelle Epistole Metriche”, un estratto aggiornato della sua tesi di laurea.

Ma il chiodo fisso è la poesia… un impegno che non si arresta e così pubblica altri due volumi: “L’ora degli altri“, prefazione di Maria Marcone, altra amica ed estimatrice della poetessa, e “Spiccioli di poesia“, prefazione di Vittore Fiore, ammiratore entusiasta della poetessa, a cui dedica la poesia “Sguardo di Jole“.

Questi due volumi conseguono il “Premio Vailate” di Cremona e ancora “Casentino” e  “del Carroccio” e  suscitano parecchio interesse della critica nazionale, tanto da essere presentati più volte da nord a sud dell’Italia.

A tutt’oggi Jole de Pinto è l’unica fra i poeti pugliesi contemporanei ad essersi aggiudicata i più importanti riconoscimenti nazionali di poesia.

Per il suo variegato impegno culturale, viene insignita di onorificenze   dalla Provincia di Bari e dai Sindaci di Molfetta.

Per la saggistica, de Pinto dà il via a una cronaca della sua vita nella trilogia “Una Bambina” del 2006, “La bambina cresce” del 2008,  “E la vita continua” del 2011, in cui narra le sue vicende autobiografiche come donna, mamma, docente e letterata.

Segue una miscellanea critica dal   titolo “Trascolora l’ora”, che   raccoglie   le sue principali esperienze e articoli apparsi negli anni su varie riviste pugliesi e nazionali.

A distanza di 10 anni dall’ultima silloge di liriche, nel 2014 dà alle stampe “Un fiero gabbiano” e nel 2017 un opuscolo di poesie “1986 – Prove d’autore“, che raccoglie delle sue liriche inedite.

Nel 2016 torna alla saggistica con “Parole controluce”, un epistolario con autografi dei massimi autori italiani degli ultimi 50 anni che hanno studiato e scritto di lei, quali i classici Caproni, Ginzburg,  Bufalino, Anceschi, Prisco,  Spaziani, Luzi, Squarotti;  gli attuali come Alberoni, Ramat, Cucchi, Ruffilli, Pontiggia, Sgarbi, Veneziani in uno ai pugliesi Marniti, De Matteis, Campione, Lagrasta, E. Panunzio, D. Claudio e A.   Gramegna.

Nel 2017 pubblica “Dicono di lei “, una interessante raccolta giornalistica di critici che negli anni hanno redatto articoli sul suo conto e sulle sue opere.

E la de Pinto, instancabile, diventa storiografa e aggiorna, senza il minimo aiuto di internet, i suoi studi storici sulle donne pugliesi, consultando libri e fonti più recenti di autori italiani e stranieri.

Nel 2019, con gli applausi della critica, viene alla luce “Donne di Puglia dell’Ottocento“, in cui vengono passate in rassegna le figure femminili che hanno reso grande la Puglia oltre che nella storia, anche nella società, nella cultura e nell’arte.

In altri termini una narrazione storica di eventi e di micro e macro eventi di donne comuni o eccellenti, tra cui patriote e brigantesse ma anche letterate ed artiste, nella difficile battaglia per l’affermazione in campo sociale.

Nel 2022 eccola di nuovo con la poesia di “Nata cigno”, una raccolta di un centinaio di liriche scritte negli ultimi anni, con prefazione   di   R. Pazzi ed edita da Cacucci, Bari.

Un volume che, per la critica, rappresenta “il culmine dell’originalità e   della maturità stilistica della poetessa”, per l’autrice l’ennesimo successo letterario, tanto che si è già alla quarta ristampa.

Attualmente si sta dedicando all’arte della scrittura di nuove poesie e all’aggiornamento dei suoi studi storici sulle figure femminili del Novecento della Puglia nell’ambito storico – sociale e culturale – artistico.

Ho letto, ho sintetizzato, ho scritto seduto sulla scalinata del Liceo Classico Leonardo da Vinci di Molfetta nell’attesa di Jole de Pinto e anche, come in una sorta di flashback, per riesplorare, alla luce del presente, le emozioni e i momenti vissuti su quei gradini, in quei corridoi, in quelle aule, in quella palestra di educazione fisica… ecco, sono al tempo della frequenza del Liceo Classico!

Che tempi!

Un “buon pomeriggio” pronunciato da una voce elegante, cordiale e sicura interrompe il mio flashback… alzo lo sguardo..sì, è lei!

È Jole de Pinto che, puntualissima, mi raggiunge per raccontare il suo viaggio e immergersi nel vortice delle domande del mio “a tu per tu con…

Fiore –  Le sue prime liriche hanno un modello ideale?

de Pinto – Quando ho cominciato a scrivere poesie, avevo come modello Eugenio Montale, oltretutto Nobel per la letteratura. Mi riconoscevo nel suo correlativo oggettivo, ossia nel dono che Roberto Pazzi negli anni ’90 mi attribuiva: l’evocazione analogica delle cose legate ai sentimenti.

Fiore – Ho letto che per lei “la poesia è una scienza e non solo una branca letteraria e umanistica, vale a dire una forma di conoscenza e ricerca ontologica e insieme ingegneria linguistica del proprio cervello”. Mi vuole tradurre questa sua affermazione?

de Pinto – Tra i tanti doni che la poesia mi ha regalato, c’è la capacità di trovare e ritrovare me stessa, in tutte le sfaccettature del mio animo “pensoso”, di conoscere gli altri e la vita che scorre fuori di me. Ecco perché parlo di ricerca dell’essere: del di fuori e del di dentro di me.

Fiore – Nelle sue liriche veleggia una rete di malinconia che non vede l’ora di essere tirata a riva e godere delle gioie della vita. Mi sbaglio?

de Pinto – Fondamentalmente sono malinconica, ma come scriveva Daniele Giancane nel mio primo libro, ho dentro una forza misteriosa che mi fa reagire: esco fuori dal mio “di dentro”, mi abbarbico alla vita in tutte le sue espressioni, in tutte le sue meraviglie. Ed è così che la gioia di vivere prende il sopravvento.

Fiore – Secondo lei la forza della poesia, visto che la nostra è una società veloce, sempre più virtuale e sempre meno rispettosa dell’altro, quanto può modificare gli attuali atteggiamenti e modelli culturali ed in che misura?

de Pinto – Sono pessimista in questo senso: non credo nella forza della poesia, non credo che la poesia possa mai cambiare la società nell’abisso in cui è caduta. La poesia rimane luce per quegli spiriti eletti che sono sempre meno. Il mondo si può salvare soltanto tornando indietro.

Fiore – Quando e in quale occasione ha avvertito la necessità di tramutare in versi gli impeti del suo animo?

de Pinto – Non c’è stato un momento preciso. Improvvisamente dopo i 40 anni iniziarono a fluirmi versi, di giorno e di notte, in casa o fuori nei luoghi. Anche quattro o cinque poesie al giorno. Giravo sempre con un’agenda e una penna. Il tutto, si deve aggiungere, con un linguaggio che Francesco Bellino definì “aristocratico, prezioso”, che col passare degli anni ho alleggerito, ma che allora era retaggio dei miei studi e letture importanti.

Fiore – Quando ha incominciato a sentirsi una poetessa?

de Pinto – Non mi sono mai sentita una poetessa, perché non mi sono mai atteggiata tale. Però sono severa in materia di poesia e non gradisco lo svilimento odierno. Se proprio mi devo definire preferisco poeta, perché la poesia non ha sesso.

Fiore – Una provocazione: alcuni poeti indossano la maschera della sensibilità ma nella vita sono portatori di realtà non in linea con il loro messaggio poetico. Cosa ne pensa?

de Pinto – Forse essi non sono poeti ma versificatori. Il vero poeta è un tutt’uno con quello che scrive. Se non c’è congruenza, armonia, affinità… non c’è vera poesia!

Fiore – Come nasce il suo primo libro di poesia “L’ora di dentro”?

de Pinto – Fino ai quarant’anni ero tutto protesa all’esterno di me, verso la famiglia, gli altri, la scuola, gli alunni, ecc. Con l’avvento della poesia ho cominciato a guardare me stessa, ad ascoltare i millimetrici movimenti della mia anima. Ricordo che quando leggevo i miei primi versi a Vittore Fiore per telefono, lui mi diceva “Mentre leggi io vedo la luce”. Ed è così che è nato “L’ora di dentro”.

Fiore – Le origini della sua silloge di poesia “Lusinghe di Nonamore“…

de Pinto – Dai vari corteggiamenti che mi lusingavano ma che non incoraggiavo.

Fiore – Nelle sue risposte alle due domande precedenti c’è tutta la sua filosofia poetica… ovvero che “la poesia deve nascere da una necessità, da un’urgenza originaria che si arresta solo nei versi, convogliando l’afflato in un linguaggio corretto, il meno possibile discorsivo ma autentico, in cui potersi ritrovare“. Corretto?

de Pinto – È verissimo. Per me la poesia tramuta in versi un bisogno vitale,  senza alcun processo cognitivo.  Inoltre, il nostro linguaggio poetico ci deve rassomigliare, il registro comunicativo deve essere solo nostro. Quello che una volta si chiamava “lo stile”.

Fiore – Mi vuol parlare del suo “Dicheterliebe – Amor di poeta”?

de Pinto – Ho superato un esame di tedesco all’Università. Ne volevo lasciare una traccia nei miei libri, ispirandomi ai “lieder” tedeschi. È il mio libro a cui sono più affezionata e che ha avuto maggior numero di ristampe. Ho riflettuto molto prima di pubblicarlo, perché racchiude liriche che svelano il mio essere.

Fiore – Come e perché ci si appassiona alla poesia?

de Pinto – Non credo che debba esserci un motivo. Improvvisamente ci accorgiamo che apparteniamo ad essa. Presso i Greci e i Latini, la poesia era l’arte per eccellenza e prima che dai poeti, era cantata dagli aedi di corte in corte. Auspico sempre che per tutti, poeti e lettori, rappresenti sempre e solo il Sublime.

Fiore – Sembra che il silenzio sia il grembo idoneo per la nascita della poesia… è d’accordo?

de Pinto – In passato anche tra il frastuono mi scaturiva la poesia. Ora ho bisogno di meditazione.

Fiore – Scrivere è vivere tantissime vite e viverle per intero. Lei quante vite ha vissuto sinora?

de Pinto – Ho perso il conto!  (sorride, N.d.R.) Più volte ho cambiato me stessa e la mia vita. Ogni volta era una vita che finiva ed una nuova che ricominciava. Ho sempre ritenuto che mettersi in discussione sia il meglio che la nostra esistenza possa offrire. Nonché l’unico modo per imparare a vivere davvero.

Fiore – Nelle vite che ha vissuto ha conteggiato anche quelle delle due sillogi  “L’ora degli altri” e “Spiccioli di poesia“? In sintesi può accennare i temi di questi due libri?

de Pinto –  In “L’ora degli altri”, in risposta a “L’ora di dentro”, tratto della grande storia e delle piccole storie. Cioè passo dagli avvenimenti importanti che vivevamo (ad esempio, la protesta di Tienanmen o l’accordo tra Rabin e Arafat, tanto per essere in tema) a trattare dei miei figli adolescenti, dei miei genitori centenari o degli animali di casa. “Spiccioli di poesia” porta questo titolo riduttivo perché volevo porre termine alla poesia, avendo tanta saggistica da parte da trattare. E invece ho scoperto negli anni seguenti, che la mia poesia non demorde.

Fiore – Ognuno di noi ha un deserto interiore ma anche delle oasi. Il suo deserto e le sue oasi…

de Pinto – Sono così piena dentro che non conosco deserto. Le mie oasi le trovo tutte nella natura, talvolta nella musica o nell’arte, e, nella pratica, cucinare due volte al giorno e fare sport.

Fiore – Un fiero gabbiano” e  “1986 – Prove d’autore“: temi e sentimenti di queste due raccolte… 

de Pinto – “Un fiero gabbiano” fu una sfida con me stessa: con la maturità volevo agguantare in volo la fierezza di ciò che sono. Prendendo consapevolezza di ciò che fuori non appare. In “Prove d’autore” vi sono i miei primissimi versi che, giudicando troppo letterari, infarciti di troppa cultura, non avevo voluto pubblicare precedentemente.

Fiore – Il suo rapporto con la Puglia e quanto la Puglia ha influenzato la sua cultura e le sue fatiche letterarie…

de Pinto – Come poeta mi sento un’apolide. Ma nel concreto, ho origini sveve e la Puglia è la mia regione di appartenenza. Mi ritrovo nella sua natura variegata. Ma soprattutto nella sua storia e nella sua arte, lascito delle tante popolazioni differenti che si sono avvicendate nei secoli. Non solo Dauni, Peucezi e Messapi, ma anche Greci, Romani, Saraceni, poi Goti, Bizantini, Longobardi, infine Normanni e Svevi. Si pensi a che miscuglio di sangue scorre nelle nostre vene pugliesi, che rappresenta un unicum nel panorama della nostra Italia. Questo (e tanto altro) si riscontra nel mio saggio storico “Donne di Puglia dell’Ottocento”. Ed è in via di definizione un secondo volume, questa volta sulle protagoniste del Novecento. Ho ripreso ad aggiornare questi studi a partire dal primo lockdown e si sta rivelando un saggio molto vario ed articolato, per le tante pugliesi che sto trovando, circa un centinaio…Quasi un’enciclopedia! (sorride, N.d.R.)

Fiore –  Ed eccoci alla sua nuova silloge poetica, “Nata cigno”, di cui una copia è giunta tra le mani di Papa Francesco.

de Pinto –  “Nata cigno” è stata una sorpresa per me. Sta avendo una risonanza nazionale che un mio libro non aveva da quasi un ventennio. Ricevo mail e lettere di gradimento da lettori di Sud e Nord Italia.

Fiore –  “Nata cigno”, oggi più che mai, è di una attualità molto stringente visto quanto successo in Israele. Attualità stringente che risuona nella prefazione di Roberto Pozzi  quando scrive che il dramma della nostra società dimora nella “mancata adeguazione della vita al sogno, nel bilancio della dolorosa differenza fra quel che siamo diventati e quel che avremmo dovuto essere” o nelle parole Ugo Colla quando afferma: “Ha ancora senso parlare di salvezza intesa come intervento di Dio nella storia?”. A lei la parola… l’ascolto, l’ascoltiamo noi di ScrepMagazine con tutti i nostri lettori. Grazie…

de Pinto – Purtroppo dalla Storia non abbiamo imparato nulla: millenni di guerre, lotte per pace e giustizia, affermazioni di democrazie e libertà, battaglie contro odi razziali e  religiosi, emancipazioni femminili… e invece ci ritroviamo, ancora ora, l’aggressione all’Ucraina, l’assalto ad Israele, l’imperversare del Male in ogni sua forma. Le nostre coscienze insorgono dinnanzi all’Orrido. Per questo penso che Dio si sia dimenticato dell’Umanità… infatti in una poesia di “Nata cigno” scrivo che “Dio latita”.

Fiore – Due sue liriche di “Nata Cigno” per i nostri lettori…

de Pinto –  Poesia arcana / il suo mistero / non denuda / lo scrutinio di te / dipana / ma il segreto nel regno dell’occulto / inselva. / In latenza / cova / un giorno anni / il reale mordendo / vagheggiando il sogno: / d’un tratto / ti abborda ti sorprende / fluidi rumoreggiando / dentro / ragnatele lapidando/ fuori. / Spesso senza autocoscienza / rampolla / e alla fine ti arrendi / sei sua.

Bianco cigno / nata / in tanti / a chiuderti le ali / si industriarono / a impantanarti il lago / perché i voli / stelle non intercettassero / perché parvenze / di brutto anatroccolo / tu giostrassi. / Ma nostalgia di ninfee / sempre t’avvinse: / la libertà del canto / sbriciolò i muri / depistando il vento / senza toccare / più terra / fino a vedere il cielo / dentro di te

Fiore – Grazie per il tempo dedicatomi e per avermi dato la possibilità di riassaporare il tempo trascorso tra questi muri…

de Pinto – Grazie a te Vincenzo per essermi venuto a trovare, per il denso scambio culturale e per avermi dato la possibilità di rinverdire i reciproci ricordi liceali. Inoltre un caro saluto ai tantissimi lettori di ScrepMagazine.

“a tu per tu con…” Jole de Pinto

a cura di Vincenzo Fiore

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“a tu per tu con…” Mauro Liggi, uno e trino

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

1 COMMENT

  1. Delle splendide note bio-bibliografiche e un’altrettanto splendida intervista a tutto tondo di Vincenzo Fiore alla gentilissima Jole de Pinto! Una vita dedicata alla cultura e alla poesia! Congratulazioni vivissime! Ad maiora!

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