Gustav Klimt (parte quarta)

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Gustav Klimt (parte terza)

GUSTAV KLIMT (quarta parte)

“Giuditta I”

Olio su tela 84×42 cm.

Vienna, ‘Österreichische Galerie Belvedere.

La trama del dipinto ha un preciso riferimento biblico dell’Antico Testamento: Giuditta, celebre eroina della Bibbia, è una nobile vedova ebrea che riuscì a salvare la sua città di Betulla dall’assedio degli Assiri seducendo il loro generale assiro Oloferne.

Una volta entrata nella tenda di Oloferne, la donna lo fece ubriacare promettendogli una notte d’amore per poi decapitarlo mentre dormiva con la sua stessa spada, salvando il popolo ebraico dall’assedio straniero.

Nel dipinto, infatti, vediamo Giuditta proprio mentre tiene nelle mani la testa dell’avversario.

Nel volto della donna si riconoscono le sembianze di Adele Bloch Bauer (nella foto) grande musa e nobildonna della borghesia viennese, che Klimt ritrarrà nel 1907 (ne ho parlato nella parte precedente).

“GIUDITTA I”

La storia di Giuditta è sempre stata amatissima dagli artisti di ogni epoca, che vedevano nel gesto dell’eroina biblica la grande vittoria su questo o quel nemico.

Ma a differenza dei dipinti di Caravaggio, Michelangelo, Donatello, Giorgione e di Artemisia Gentileschi, la posa di Giuditta è estremamente sensuale, con la veste semitrasparente che si apre sul seno della donna, scoprendolo e mostrandolo all’osservatore.

Il corpo della eroina si staglia su uno sfondo che, nella parte alta del dipinto, sembra fondersi con le preziose spalline dell’abito leggero.

Il viso di Giuditta, di straordinaria bellezza, con i capelli folti e scuri, ha gli occhi semichiusi.

L’incarnato pallido risalta la bocca, dischiusa in un gemito di appagamento in un sorriso beffardo.

Giuditta ha al collo un pesante e largo gioiello in stile liberty, chiaro riferimento di Klimt alla decapitazione, e con le dita lunghe ed affusolate come fossero artigli, accarezza subdolamente la testa seminascosta del generale che tiene sottobraccio.

Da notare l’espressione altezzosa della donna di crudele trionfo, con le labbra semiaperte e gli occhi in uno sguardo carico di disprezzo.

Nonostante la drammaticità del momento, Klimt usa colori tenui e delicati, in un’atmosfera decadente contrastata solo dalla luce dell’oro e delle pietre preziose che circondano la figura.

Sullo sfondo, privo di profondità, si intravvede un paesaggio stilizzato con alberi e colline, richiamo dell’arte bizantina e del mosaico, tanto cara a Klimt dopo il suo viaggio di studio a Ravenna.

CONCLUDENDO:

Una certa dose di eroticita’ non manca mai nelle opere di Gustav Klimt.

Il taglio verticale del dipinto, oltre al suo sguardo sensuale, esalta la monumentalità della figura che sembra scrutare lo spettatore dall’alto in basso.

Bruno Verganiepoca

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