Gli Infedeli

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di Stefano Mordini con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastrandrea  2020

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Uscito direttamente in streaming sulla piattaforma Netflix, Gli infedeli lascia un po’ con l’amaro in bocca.

Ispirato ad un genere classico della commedia all’italiana, il così detto filone dei film ad episodi in stile anni 60, la pellicola di Stefano Mordini contiene potenzialità ma anche molti limiti.

Gli infedeli trama

Il film narra 5 storie per raccontare le vicende sentimentali di 5 diversi personaggi maschili nell’Italia consunta dalla mancanza di empatia.

Tra mogli, amanti, fidanzate, segreti, bugie e inganni, si delinea il profilo dell’uomo medio italiano alle prese con relazioni sbagliate o basate sul nulla. C’è un uomo ossessionato dalle donne che cerca disperatamente un’avventura durante un viaggio di lavoro; c’è un marito apparentemente devoto che frequenta uno strano locale notturno per voyeur; c’è poi l’aitante compagno di una ragazza ricca ed “emotivamente delicata” (Laura Chiatti) che insegue in auto per Roma il presunto traditore e c’è una coppia (Mastrandrea e Valentina Cervi) alle prese con le incoffessate relazioni extraconiugali.

Considerazioni

Stefano Mordini firma in realtà un remake di un Film francese già non brillante (del 2012) diretto da sette registi. La richiesta, fatta soprattutto ad un pubblico femminile, è quella di interagire con storie di uomini fedigrafi e traditori per natura o per casualità.

Operazione riuscita però forse solo nel caso dell’ episodio con protagonista Scamarcio e Laura Chiatti, centrato su un ipotetico disturbo allucinatorio della malcapitata fidanzata ingannata.

Per il resto il film si presenta con storie che mancano di grande attrattiva e convincono solo a metà nell’interpretazione degli attori. Peccato anche per la storia dipanata dalla Cervi e Mastrandrea:  se sviluppata con più coraggio e spinta avrebbe potuto travalicare il sentiero del luogo comune e inerpicarsi in una riflessione sulla necessità nel matrimonio di restare a volte nel dubbio e nel sospetto.

Gli Infedeli e la Commedia all’italiana

Il punto di partenza della commedia di Mordini volevano essere dunque le commedie all’italiana anni 60 e 70,  alla I mostri per intenderci.

Ma qui non c’è Dino Risi con la sua satira amara e non ci sono storie ispirate alla realtà che abbiano lo stesso respiro. Inoltre, nonostante la coppia Scamarcio e Mastrandrea avesse già lavorato insieme con ottimi risultati in Euforia di Valeria Golino, qui non riesce a replicare la stessa intensità e resta impantanata in due assoli slegati.

Aldilà della  carica machiettistica da mascalzone di Scamarcio, riuscita in un paio di momenti volutamente trash, la recitazione del cast in generale è molto forzata e soprattutto Valerio Mastrandrea non risulta credibile nei panni del traditore fedifrago.

Il film cerca inoltre di suscitare simpatia nei confronti di un malcostume nostrano davvero insopportabile e la farcitura di luoghi comuni e clichè di alcune situazioni non produce il paradosso che voleva. Inoltre ne fuoriesce un ritratto femminile davvero patetico e deludente.

In chiusura poi finale da urlo, con una cena a tre ( anche Massimiliano Gallo a tavola), tra fedigrafi tronfi e “sondaggi” improbabili, che tenta di ripercorrere, senza successo, la Cruauté  della commedia alla francese. Ma noi siamo italiani e ne usciamo davvero male.

Mentre Pasolini, Monicelli e i grandi del tempo evidenziavano vizi e virtù producendo un processo di immedesimazione, qui si crea dunque l’effetto contrario.

Beati allora i tempi in cui sorridevamo mentre Alberto Sordi e la gentil consorte si sedevano intontiti in un cinema a guardare esterrefatti “La cavalcata”. C’era ancora un certo comune senso del pudore.

Sandra Orlando

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