Buon compleanno Albertone

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Il 15 giugno Alberto Sordi, il più amato fra gli attori della commedia italiana, compie 100 anni.

Usiamo il presente perché per un attore-simbolo come lui non si può parlare al passato.

Dal  grande Fellini a Monicelli, da Ettore Scola, Vittorio De sica o Risi, lo avevano diretto i più grandi registi , i più eterogenei artisti, che avevano saputo cogliere dell’immenso “Albertone” (come veniva chiamato dai più) le diverse anime che l’attore possedeva: l’ironia, la satira, la comicità più diretta e popolare, la commedia amara e il dramma.

La carriera di Alberto Sordi è costellata da una quantità notevole di pellicole (quasi tutte di grande successo) che abbracciano ogni tipo di genere cinematografico e ogni volta con risultati notevoli.

Definire Alberto Sordi con un solo film è in effetti impossibile, tanti sono i personaggi iconici da lui magistralmente rappresentati, concessi, regalati in anni di Cinema in “evoluzione” continua.

Da un “Americano a Roma“ del 1954 , mitologica apparizione dell’essere italiano perfettamente incarnato nel suo affondare completamente in una forchettata di maccheroni al sugo, a una “Una vita difficile“ ( 1961) di Dino Risi; dalla “Grande guerra”(1959), con Vittorio Gasman, poetica e sublime pellicola in cui Sordi esprime una drammaticità intensa, alla commedia amara “Il vedovo”; da “Il vigile”, con il mitico personaggio del vigile romano Otello a “I vitelloni” del 1954, (diretto da Fellini) , che gli fruttò il suo primo Nastro d’argento, fino al Guido Tersilli del “Medico della mutua”, un personaggio storico e indimenticabile, l’intenso “Un borghese piccolo piccolo “ di Scola o In viaggio con papà con l’amico Carlo Verdone. Da menzionare anche i film con Monica Vitti “Amore mio aiutami” (1969), “Polvere di stelle” (1973) e “Io so che tu sai che io so” (1982). Una coppia davvero eccezionale quella formata con la Vitti. 

Ecco: il talento istrionico di Sordi era talmente grande da poter racchiudere tutti questi personaggi insieme senza che nessuno scavalcasse l’altro.

Capace di diverse commoventi interpretazioni, ma anche di indossare i panni buffi del clown che si mette al servizio di una risata genuina e spontanea ; come dimenticare il personaggio dello zoppo invaghito di un’attrice americana nel film “Brevi amori a Palma di Majorca”, un filmettino leggero e di per sé insignificante se si considera il resto del cast e le altre storie che interessano svariati personaggi.

La forza di Sordi stava proprio in questo: rendere unico e riconoscibile una sua “attitudine interpretativa”, talmente potente da elevare una pellicola fondamentalmente piuttosto mediocre.

Saper raccontare ”pregi e difetti dell’italiano medio“ è sempre stata la definizione celebrativa di Sordi. Ma a mio avviso, la sua forza stava in ben altro: non solo raccontare o rappresentare l’italiano medio; Sordi lo vestiva, indossava un abito, che fosse del Marchese del Grillo o del tassinaro o del medico indolente e rubacuori, sapeva trasmettere l’idea di quel ruolo alla prima inquadratura, senza bisogno di battute.

La sua mimica facciale incredibile, (come dimenticarlo nello struggente “Bello onesto emigrato Australia…”), il suo destreggiarsi fisicamente in posture o movenze particolari (si pensi al saltellio convulso di Guido Tersilli a Villa Felice) erano parte di un ensemble recitativo unico e ancora oggi ineguagliato e indimenticabile.

Sandra Orlando

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