GIOVANNI SEGANTINI (parte prima)
“Ritorno dal bosco” – Giovanni Segantini – 1890, olio su tela
dimensioni 64 x 95 cm. “Segantini Museum”, Saint Moritz (Svizzera)

Segantini nasce il 15 gennaio 1858 ad Arco di Trento in una famiglia di modeste condizioni economiche.

A sette anni rimane orfano della mamma, così il papà decide di inviarlo a Milano dalla sorellastra, Irene.

Ma estraneo alla grande città e lontano dagli affetti cari non riesce ad ambientarsi.

Fatica a stringere legami e inizia a vagabondare per Milano.

Nel 1870 viene arrestato per furto e spedito in riformatorio per tre anni..

Uscito dal riformatorio si trasferisce a Borgo Valsugana affidato alle cure di un altro fratellastro.

Un anno dopo sceglie di ritornare a Milano dove si mantiene lavorando in una bottega.

Il resto del suo tempo lo dedica agli studi pittorici.

Segantini a 16 anni ha già sviluppato una sua concezione artistica che verrà affinata nei tre anni di corsi serali all’Accademia di belle arti di Brera.

Tra i suoi maestri spicca Camillo Longoni con cui inizierà una stretta fase di collaborazione artistica.

L’unione e l’amicizia tra i due termina nel 1883 quando Segantini sceglie di proseguire da solo, alla ricerca di una propria tecnica espressiva.

Segantini finalmente libero di esprimersi, fa nascere i primi capolavori.

I quadri del pittore ritraggono momenti di vita contadina, istanti quotidiani contornati da scenari imponenti.

Qui compaiono per la prima volta le adorate montagne, quasi a simboleggiare l’infinito che si apre oltre la scena.

A 28 anni decide di trasferirsi nel cantone dei Grigioni, in Svizzera.

Per Segantini è un momento importante: si discosta sempre più da una visione naturalistica in favore della corrente divisionista. Un fenomeno artistico nato in Italia, sul finire dell’Ottocento.

Con il trasferimento, nel 1894, nel piccolo paese di Maloja (Engadina) alla ricerca della solitudine necessaria per una profonda ricerca interiore e mistica, le opere di Segantini si arricchiscono dei paesaggi alpini del territorio.

Trae ispirazione passeggiando in “plein air”, ricercando in continuazione nuovi angoli prospettici.

L’Engadina è il luogo a cui il suo nome rimarrà legato per sempre perché è qui che nasce l’opera più bella e maestosa realizzata dal maestro: Trittico delle Alpi.

Lavora all’opera per tre anni, dal 1897 al 1899, e il risultato sono tre quadri che ritraggono lo scenario montano di Soglio, il crepuscolo dello Schafberg, e il passo del Maloja.

Muore per un attacco di peritonite pochi mesi dopo avere terminato l’opera. È il 28 settembre 1899 e tutto accade mentre sta dipingendo sul monte Schafberg.

Il suo corpo viene tumulato nel cimitero di Maloja, il borgo che l’ha ospitato negli ultimi anni della sua breve esistenza, dove ancora oggi si trova.

“RITORNO DAL BOSCO”

Segantini dipinge un paesaggio innevato con una donna che trascina la sua slitta verso il villaggio.

Procede nella neve lungo una via tracciata in precedenza.

Lo si evince dai solchi prodotti da ripetuti passaggi.

La donna indossa un ampio cappotto scuro e una cuffia bianca sul capo.

Sulla slitta inoltre sono raccolti dei rami e la parte di un grosso tronco.

In lontananza il villaggio è appena visibile perché i tetti sono coperti dall’abbondante neve.

Spicca, in alto, un campanile dalla guglia molto appuntita che sembra toccare il cielo.

La linea di montagne che si intravede sul fondo riflette la debole luce del sole che sta tramontando.

CONCLUDENDO:

La scena è avvolta da un’atmosfera poetica, tersa e cristallina.
Riguardando il quadro par di sentire il rumore dei pattini …l’odore delle candele proveniente dalle case….l’odore di humus della legna…

Bruno Verganim

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